Digaonthemic si racconta: il viaggio creativo dietro "Cantautorap"

Con "Cantautorap", Digaonthemic firma un progetto che supera le tradizionali etichette di genere, costruendo un percorso musicale in cui rap, scrittura d'autore e ricerca espressiva convivono in modo naturale. Un disco nato dall'esigenza di raccontare senza filtri, mettendo al centro le parole, le immagini e le emozioni prima ancora delle produzioni musicali.

In questa intervista rilasciata a Fattitaliani, l'artista approfondisce il proprio metodo di scrittura, il rapporto tra istinto e revisione, l'importanza della narrazione e il desiderio di trasformare esperienze personali in riflessioni capaci di parlare a tutti. Un confronto che offre uno sguardo autentico sul percorso creativo che ha dato vita a "Cantautorap", rivelando una visione della musica come spazio di libertà, ricerca e identità.

Dalla scelta di scrivere l'intero album prima ancora delle strumentali fino al valore del silenzio nel processo creativo, Digaonthemic racconta la filosofia che anima il suo lavoro e il significato di una scrittura che punta a lasciare un segno. Ecco cosa ci ha raccontato.

La tua scrittura privilegia il racconto rispetto all'effetto immediato. Quanto tempo dedichi alla ricerca della parola giusta prima di considerare concluso un testo?

Ci tengo molto alla scrittura, mi piace renderla quasi cinematografica, per creare un immaginario nell'ascoltare davvero d'impatto, ricerco le parole in base anche al loro suono, perché non è importante cosa dici, ma come lo dici.

Nel rap contemporaneo il beat spesso determina la direzione del brano. Tu hai scelto il processo inverso. È un modo per proteggere la tua identità artistica?

Esattamente, volevo essere libero di fare per la prima volta ciò che sentivo senza alcuna influenza esterna, ho scritto tutto il disco prima delle strumentali, come fosse già scritto dentro di me.

Quando scrivi, lasci spazio all'istinto oppure tendi a rileggere e riscrivere più volte ogni barra fino a trovare il giusto equilibrio?

Direi entrambe le cose, dipende dalla canzone a cui sto lavorando, molte volte è meglio lasciarsi andare, altre bisogna essere dei chirurghi che operano a cuore aperto.

Molti tuoi testi sembrano partire da episodi personali per arrivare a riflessioni più universali. È un processo naturale oppure nasce da una precisa scelta narrativa?

Direi che è naturale, mi piace guardare la vita da più prospettive diverse, credo che l'artista sia un imbuto e che la vita gli passi attraverso trasformandosi in musica.

Esiste un argomento che ancora oggi fai fatica ad affrontare in musica perché troppo personale o difficile da trasformare in una canzone?

Non ho mai raccontato affondo ciò che ho realmente passato, magari un giorno lo racconterò, credo che le cose debbano uscire in maniera naturale.

Quanto conta il silenzio nel tuo processo creativo? Hai bisogno di prendere le distanze da ciò che hai scritto prima di capire se funziona davvero?

No, la vivo molto bene la scrittura, alle volte una canzone la scrivo in una ventina di minuti, altre in un paio di sere, lascio che tutto vada come deve andare senza mai forzarla.

Se dovessi descrivere il tuo modo di scrivere con tre parole, quali sceglieresti e perché?

Umano, melodico, tagliente.

 

Fattitaliani

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