A cura di Antonino Muscaglione per Fattitaliani
(video) "COLORO"
è il primo singolo estratto dal
progetto discografico "2100",
è così che Andrea Area apre una nuova fase del proprio percorso artistico. Dopo
anni di esperienze come rapper, producer e autore, il musicista siciliano
sceglie di dare vita a un concept album che guarda al futuro per interrogarsi
sul presente, affrontando temi che riguardano da vicino la società
contemporanea: il rapporto con la tecnologia, l'omologazione, la perdita
dell'autenticità e la necessità di recuperare un'identità sempre più
consapevole.
"COLORO" è il punto di partenza di un
percorso narrativo più ampio che si sviluppa anche attraverso i social e una
serie di contenuti dedicati a persone che, con il proprio lavoro e la propria
creatività, contribuiscono a rendere il mondo un luogo più vivo e autentico.
Nel corso di questa intervista emerge il ritratto di
un artista che oggi privilegia la ricerca di un'identità sonora e di un
messaggio autentico rispetto alla semplice ricerca del consenso. Andrea Area è
convinto che la musica possa ancora rappresentare uno strumento capace di
stimolare domande e invitare a guardare la realtà con occhi diversi.
Ciao Andrea, perché
hai scelto proprio "COLORO"
come primo singolo del progetto 2100?
«Ciao Antonino, "Coloro" fa parte di un
progetto al quale sto lavorando da tempo e che spero possa vedere la luce nel
2027. Curiosamente è stato l'ultimo brano che abbiamo scritto, ma ci è sembrato
subito quello più adatto per presentare il concept dell'album. In studio,
confrontandomi con Enrico, che sta producendo gran parte dei beat del disco, è
nata l'idea di raccontare come negli ultimi anni il mondo stia perdendo i suoi
colori. Non parlo dell'aspetto visivo, ma di quello umano: ci stiamo spegnendo,
diventiamo sempre più apatici e distanti gli uni dagli altri. Credo che la
tecnologia, se usata nel modo sbagliato, abbia contribuito a questo
cambiamento.
Da questa riflessione è nato anche un progetto
parallelo al singolo. Attraverso una serie di reel raccontiamo persone che, con
il loro lavoro, contribuiscono a rendere il mondo più "colorato":
artigiani, artisti di strada, tatuatori, writer e creativi. Nel primo episodio
abbiamo incontrato un ragazzo che gestisce un negozio di abbigliamento vintage
degli anni Ottanta e Novanta, alcuni dei cui capi sono stati utilizzati anche
per i contenuti dedicati al brano. È un modo per trasformare il messaggio della
canzone in qualcosa di concreto.»
Qual è il
significato del titolo "COLORO"?
«Il titolo racchiude un doppio significato. Da una
parte c'è il verbo "coloro", cioè l'azione di restituire colore e
vita; dall'altra il pronome "coloro", riferito a chi,
metaforicamente, quei colori li ha fatti scomparire. È un'immagine che
rappresenta la freddezza e il distacco che percepisco nella società di oggi.
Non demonizzo la tecnologia, anzi ne sono un
appassionato e credo che rappresenti una straordinaria opportunità. Il problema
nasce quando non siamo capaci di utilizzarla nel modo giusto. Abbiamo strumenti
che potrebbero aiutarci a crescere e a comunicare meglio, ma troppo spesso
finiscono per allontanarci gli uni dagli altri.»
Quanto è stata
importante la collaborazione con Enrico nella costruzione del nuovo album?
«Per molti anni ho prodotto la mia musica
completamente da solo, ma lavorare in solitudine significa inevitabilmente
rimanere entro i confini del proprio linguaggio musicale. Sentivo il bisogno di
confrontarmi con qualcuno e di ampliare il mio modo di lavorare.
Enrico collabora con me da un paio d'anni nel nostro
studio di Palermo, insieme anche a Gioele. Abbiamo iniziato quasi per gioco,
pubblicando alcuni reel senza un progetto preciso, semplicemente per capire
come funzionasse il nostro affiatamento artistico. Quando ci siamo resi conto
che il risultato era convincente, abbiamo deciso di costruire insieme questo
disco.
Le produzioni dell'album non sono esclusivamente di Enrico:
alcune portano la mia firma e altre quella di Gioele. Tuttavia la
collaborazione con Enrico è predominante e ha contribuito a creare un'identità
sonora omogenea, elemento fondamentale per un concept album come 2100.»
Che ricordo
conservi dell'esperienza con Radio 105?
«Lavorare con Paolino e Martin di Radio 105 è
stata un'esperienza che ricordo con grande entusiasmo. Avevo già avuto la
fortuna di collaborare con artisti importanti, come Vacca, ma sentire la mia
voce all'interno di un network nazionale è stato qualcosa di speciale.
Dal punto di vista della visibilità non è stato un
traguardo definitivo, ma mi ha dato una grande motivazione per continuare a
credere nel mio percorso. Ho iniziato realizzando alcuni jingle per un
programma serale, poi è arrivata la sigla di una nuova trasmissione e
successivamente una seconda collaborazione. Il fatto che abbiano continuato a
coinvolgermi mi ha confermato che il lavoro svolto era stato apprezzato.»
Come nasce il nome
d'arte Andrea Area?
«Il nome Area deriva semplicemente da Andrea: ho
eliminato la "N" e la "D". Ho iniziato a fare musica nel
2006 e, con il passare degli anni, grazie alle collaborazioni e alla maggiore
esposizione, mi sono reso conto che cercando soltanto "Area" sui
motori di ricerca era difficile essere identificato. Per questo ho deciso di
affiancare il mio nome al progetto artistico, diventando Andrea Area.»
Con quale spirito
affronti oggi questo nuovo capitolo della tua carriera?
«Oggi vivo la musica con un approccio diverso rispetto
al passato. Ho imparato a non farmi condizionare dalle aspettative e a
concentrarmi soprattutto sul piacere di creare qualcosa che sento davvero mio.
Se arriveranno risultati importanti ne sarò felice ma non sono più il mio unico
obiettivo.
Per il momento non abbiamo previsto un videoclip
ufficiale. Stiamo valutando diverse soluzioni perché il modo di promuovere la
musica è cambiato profondamente. Oggi i reel e i contenuti brevi riescono a
catturare l'attenzione molto più di un videoclip tradizionale pubblicato su
YouTube. Per questo abbiamo scelto di investire soprattutto su quel tipo di
comunicazione, che riteniamo più efficace per accompagnare il progetto 2100.»


