Il pop distopico ma ottimista di Pete Jersey: «Racconto la paura di cadere di una generazione sospesa nel vuoto»

Fotografare le fragilità della società contemporanea e le incertezze di una generazione che spesso si rifugia nella propria comfort zone, ma farlo con un'energia travolgente e un ottimismo contagioso. Pete Jersey, giovanissimo talento classe 2003, torna a far parlare di sé con il nuovo singolo "Come due acrobati", una traccia pop dal respiro internazionale che unisce un sound analogico d'altri tempi alle produzioni più moderne.

In questa intervista per Fatti Italiani, l'artista ci porta alla scoperta del suo mondo e del videoclip del brano, che tra le mura dello Juvenia Sport Center omaggia esplicitamente l'immaginario cult di Flashdance e il genio di Giorgio Moroder. Dallo studio dei primi strumenti da bambino alla voglia di collaborare con un maestro della chitarra come Alex Britti, Pete Jersey ci racconta come la musica sia diventata il suo unico mezzo per dare voce ai temi caldi della sua generazione, anticipando i prossimi passi dell'ambizioso progetto discografico "Storie D'Annate".

Il tuo nuovo singolo “Come due acrobati” fotografa la fragilità delle relazioni odierne e la tendenza a cercare sempre una comfort zone. Com'è nato questo pezzo a livello autobiografico e cosa rappresenta per te?

Le sensazioni percepite dal brano sono universali così come personali, in quanto figlio di una generazione intera che vive nel timore di cadere. Il brano per me rappresenta la società odierna, spesso definita distopica, in una chiave che però è allegra e ottimista. È anche il modo in cui spesso percepisco la vita: un mondo difficile, in cui un sentiero illuminato può guidarti verso la ricerca di risposte e felicità.

Il videoclip del brano ha una forte estetica anni '80 e cita esplicitamente il look di Flashdance. Come è nata l'idea e com'è stato lavorare con i registi Alessandro Pezza e Mirko Melchiorre per ricreare quell'atmosfera allo Juvenia Sport Center?

Se l'estetica sonora contiene caratteristiche come quelle di Giorgio Moroder, anche il videoclip aveva bisogno dello stile inconfondibile di Flashdance, degli anni 80 e dell'immenso carisma di quella danza da accostare a un brano così energetico. Con le ballerine "Sara Tramacere", "Ilaria Bianco" e "Federica Rizzo", abbiamo svolto la performance in perfetta sintonia, grazie alla presenza dell'esperta Francesca Marafioti e grazie alla struttura Juvenia Sport Center, che ci ha permesso di trasformare la sala nel mio set.

Nel comunicato si leggono influenze importanti, da Giorgio Moroder a Calvin Harris e Post Malone. Come riesci a far dialogare il sound analogico del passato con le produzioni pop contemporanee?

Grazie alla totale conoscenza musicale del produttore e direttore artistico, Marco Iacobini, abbiamo unito l'impronta del passato a quella moderna. È una pratica non sconosciuta nelle produzioni internazionali ; permette loro di raggiungere i livelli più alti della musica pop contemporanea ed anche noi non facciamo altro che stabilire un livello musicale compatibile con tutto il mondo, con tematiche, sonorità e sfumature raccontate esclusivamente a modo mio.

Sei giovanissimo, classe 2003, ma hai iniziato presto studiando chitarra, pianoforte e poi il canto. Quando hai capito che la musica doveva diventare il tuo percorso di vita e non solo una passione?

L'ho capito quando ho iniziato a percepire direttamente che la società che mi circonda era talmente colma di tematiche sensibili da creare un vero e proprio immaginario, di cui sento di far parte e che sento di dover comunicare al mondo.

La tua musica parla alla tua generazione ma piace molto anche a un pubblico più adulto. Se potessi scegliere un artista della scena attuale con cui collaborare, chi sceglieresti e perché?

Sceglierei Alex Britti, che con la sua chitarra sa parlare benissimo sia alla mia generazione che a qualsiasi altra. Nei miei brani è sempre presente questo strumento, sarebbe un onore riservargli un posto di rilievo in uno di essi. Dimostrerebbe anche come due elementi di generazione diversa possano essere perfetti complici di fronte a tematiche che non hanno età.

Nel giro di un mese hai pubblicato “Via” e “Come due acrobati”, due tasselli importanti. Come si svilupperà adesso il racconto del tuo progetto Storie D’annate?

Il racconto resterà fedele alle tematiche affrontate nei brani precedenti, visto che  "Storie D'Annate"  riguarda un immaginario collettivo a cui voglio riuscire a dar forma entro la quantità di brani che faranno parte di questo primo album.

Fattitaliani

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