Intervista a Oriana Papini, artista e arteterapeuta dal cuore grande e sensibile

Fattitaliani


di Laura Gorini

Per me l’arte non è soltanto il risultato finale, ma il percorso che porta a quell’opera

Ama profondamente l'arte che ha studiato con vivo interesse e infinito amore ma anche condividere ciò che di bello essa sa donarci, in tutte le sue innumerevoli sfumature, Oriana Papini. Artista profonda e poetica, è anche un'accorta arteterapeuta. L'abbiamo incontrata di recente durante la mostra “ Io e il mio personaggio”, tenutasi presso la splendida cornice del Palazzo Gonzaga di Volta Mantovana (MN) che lei ha coordinato e organizzato con i ragazzi della Cooperativa La Quercia.

Oriana, quale è stato il percorso che ti ha portato a diventare arteterapeuta?Il mio percorso nasce prima di tutto dall’arte. Ho sempre sentito la pittura come un linguaggio capace di dire ciò che a volte le parole non riescono a raccontare. Nel tempo ho capito che l’arte non era soltanto espressione estetica, ma anche uno strumento profondo di ascolto e trasformazione. Da lì è nato il desiderio di unire la mia esperienza artistica a quella umana, avvicinandomi all’arteterapia e comprendendo quanto il processo creativo possa aiutare le persone a entrare in contatto con sé stesse, con le proprie emozioni e con le proprie fragilità.


E che cosa significa nel concreto svolgere questa mansione?

Nel concreto significa creare uno spazio protetto, privo di giudizio, in cui la persona possa esprimersi liberamente attraverso il linguaggio visivo. Non conta saper disegnare bene: ciò che conta è il processo creativo. Attraverso colori, forme e materiali emergono emozioni, vissuti e parti profonde della persona che spesso faticano a trovare voce. L’arteterapia aiuta a dare forma al caos interiore, trasformando impulsi ed emozioni in immagini e gesti creativi.

Come è cambiato nel corso del tempo il tuo modo di approcciarti con l’Arte e, in particolare, con la Pittura?”

All’inizio vivevo la pittura soprattutto come espressione personale. Col tempo ho iniziato a guardarla in modo più profondo: non solo come qualcosa da mostrare, ma come un luogo di trasformazione interiore. In sintesi, per me l’arte non è soltanto il risultato finale, ma il percorso che porta a quell’opera. Anche un segno imperfetto può farlo. 

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