“con le mani nella neve” di Paola Migliaccio (Eretica
Edizioni, 2025 pp.80 € 15.00) raggira lo spazio bianco del gelo interiore e
scalda il cuore della poetessa, custode dei ricordi e degli affetti.
Paola
Migliaccio evoca immagini di autenticità, racchiuse nell'essenzialità dei
versi, attraversa la fragilità umana nel rigido e pungente scenario delle
parole e nell'intenso e appassionato passaggio delle esperienze. L'energia
coraggiosa e consapevole di ogni sentimento produce nell'autrice una
riflessione sul fondamento del presente, ancorato alla risorsa emotiva del
passato e disponibile alle occasioni di crescita personale e di maturità
sensibile. La poesia di Paola Migliaccio viaggia intorno alla presenza costante
della speranza, intesa come un'ancora di salvezza per l'anima, nella volontà di
guardare oltre le difficoltà della vita e intraprendere nuovi cammini di
resilienza e di fiducia. I versi incontrano anche l'espressione di una poesia
carnale, viscerale, in cui la forma elegiaca profonda e accorata estrae il
solco confidenziale nelle sincere sensazioni, trasformano il vissuto in
testimonianze essenziali e vibranti, disegnano il raggio impalpabile del corpo
e della vicinanza in una trama che è residenza riflessa del cuore. La poesia di
Paola Migliaccio è un richiamo sapiente dell'anima, ospita il carattere
spirituale delle ferite, stabilisce le sue radici all'interno di una spinta
vitale collegata al recupero delle proprie motivazioni e al soccorso della
gratitudine e della cura, si lega necessariamente ai luoghi solidi e tangibili
della propria conoscenza. Paola Migliaccio esplora l'inquietudine senza filtri,
in maniera impulsiva e diretta, la manifesta negli abissi silenziosi nella
memoria fisica e trascendente, nella concretezza corporea dei legami, radicati
nella misteriosa e affascinante ricerca del proprio posto nel mondo. Prolunga
oltre l'assenza e la perdita ogni risorsa cognitiva delle domande esistenziali
abbracciando la capacità artistica di dare un senso alla vita e alle sue
infinite possibilità, mantenendo la dimensione introspettiva delle risposte.
“con le mani nella neve” è una rivelazione letteraria in cui il significato
originario della poesia trova la sua intonata identità nella pagina scritta,
densa di istintiva e dirompente avidità. Il libro sigilla l'estenuante
passaggio dell'eternità, racchiusa in un battito vertiginoso di desiderio di
vita, suscita nel lettore la reazione approfondita di un coinvolgimento
ammantato dalla sospensione del tempo, traduce l'emozione in pensiero presentando
una visione meditativa e terapeutica dell'ispirazione poetica e di tutto il suo
indelebile e incendiario respiro. Paola Migliaccio sente l'urgenza di
descriversi attraverso un linguaggio visivo per esplorare la bellezza e il
dolore della materia impalpabile, difende il candore di ogni preghiera di
salvezza oltre il riverbero di ogni vuoto, entra in contatto diretto con
l'elemento naturale incontaminato, ritratto per metafora, nella neve, simbolo
di un fenomeno incantato che avvolge l'indagine cosciente della propria
finitezza, attutita dalla capacità di comprensione e dall'opportunità di
rivolgere l'attenzione verso il proprio mondo e di spiegarlo poeticamente. Il
messaggio sensoriale del libro assorbe la consistenza fisica, invita a
esaminare, scomporre l'animo umano, a guardare dentro di noi per scoprire da
ciò che si è perso il segreto ritrovato di ogni carezza, di ogni volo sopra la
vulnerabilità, di ogni ricamo d'ali su ogni zona d'ombra.
Rita
Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/
TESTI
Ti ho compreso
solo nel silenzio.
Senza parole,
abbiamo respirato
stelle gemelle.
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Mi sono data al mondo
mentre mi accarezzavi il volto
sotto un ciliegio in fiore.
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Ho senso di polvere
confinata in pelle cristallo
Parole squalo bucano
fitti argini di coscienza
Muto forma, trasfiguro
il sangue in mare di luce.
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Ho incontrato la poesia
come s'incontra Dio - nei vuoti d'aria -
tra le squame dei pesci orfani d'acqua
nel silenzio che squarcia il pensiero,
nel mio sfiorire, mentre inchino la testa,
per pudore - che morire non si può
non per vanità - solo per amore.
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Sospendeva persino il fiato dei lupi
la sua risata - un ronzio negazionista,
s'attaccava alle finestre e alla mia camicia
gocciolava parole come un uragano,
gli donavo boccioli per farlo piccolo,
- piccolo come me.
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Ho raccolto ghiande vuote,
da riempire con sogni color cielo,
mani di madre prestate dal bosco
sul mio volto convalescente,
stella caduta in una notte inventata.
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Resta solo - lo scalpello
a scaldare il cuore del tronco
si attenua la durezza - poco
sotto i baci del vento
Sono le tue parole a insistere
esplode il verde della linfa
- riposa la tempesta.
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