Intervista a Nadia Roberti, insegnante di danze popolari

Fattitaliani

 


di Laura Gorini

I balli popolari sono inclusivi, non hanno precetti riguardo la fisicità, l'età, il ceto sociale o l'etnia

Ama le danze popolari e, dopo un percorso di appassionata ballerina in tale ambito, ha deciso di insegnarle tramite sui corsi che organizza perlopiù in territorio bresciano dove vive. Nadia Roberti ci racconta, senza filtri, che cosa siano realmente le danze popolari e quali siano le loro indiscusse e speciali prerogative, dimostrando un'ottima competenza oltre che un profondo trasporto per ciò che insegna da tanti anni.

Nadia, ogni anno organizzi svariati corsi di danze popolari. Quale credi sia il motivo del loro successo nonché il loro indiscusso x factor?

Mi fa molto piacere che i corsi di danze popolari abbiano continue adesioni, non solo quelli da me tenuti ma anche da colleghi e colleghe di ballo, poiché l'intento è di divulgare questa attività che fonda le sue radici nelle tradizioni e nella cultura popolare. Penso che siano appunto queste caratteristiche a far sì che i corsisti mantengano o aderiscano agli incontri settimanali dei corsi di ballo polare: non è mera disciplina o esercizio fisico, ma una conoscenza delle musiche e dei passi di danza di provenienza da tutto il mondo, con una forte componente di inclusività e di divertimento.

Solitamente quando si sente parlare di danza viene messo in luce il cliché dell'eccessiva magrezza di molte ballerine e molti ballerini. In questo caso non è richiesta una fisicità particolare?

Poiché si parla di un'espressione che proviene dal popolo, una forma di comunicazione divulgata con il ballo dalle generazioni passate e, perché no, in continua evoluzione anche attualmente, non è possibile che venga contaminata da canoni estetici! I balli popolari sono inclusivi, non hanno precetti riguardo la fisicità, l'età, il ceto sociale o l'etnia, anzi! Abbiamo avuto esperienze di danza coinvolgendo bambini, anziani, disabili, detenuti, uomini e donne di varie provenienze, etc...

Quanto conta, però, essere degli sportivi?

Non conta essere sportivi. Una buona forma fisica è salutare, banalmente, e magari la danza in generale aiuta a mantenerla o a raggiungerla!

Osservando alcune tue lezioni si nota che molti passi si ripetono ma anche che alcune coreografie possono essere complesse. Vale dunque la pena tenere allenata la memoria?

E' veramente un buon allenamento alla memoria ripetere i passi, sempre che siano eseguiti a tempo di musica! Le coreografie complesse sono un'invenzione recente, che assemblano i passi tradizionali con passaggi accattivanti per spettacolarizzare i balli stessi. Queste ultime comportano un buon esercizio mnemonico.

A proposito di memoria, le danze popolari non sono forse anche un mezzo per far riaffiorare alla mente ricordi del passato e, nel contempo, anche di culture che sovente vengono dimenticate in angoli polverosi?

La provenienza della maggior parte delle danze popolari è la tradizione dei popoli del passato. Esse raccontano di mestieri dismessi, di preghiere per il buon raccolto, per un beneaugurante matrimonio, di incontri con l'anima gemella, di rimpianto per una perdita, di dolore, di sconfitta e di vittoria. Sono sentimenti ed emozioni universali e immortali per l'essere umano, che trovavano sfogo nella rappresentazione dei balli e che perdurano tutt'ora.

A te capita mai, riascoltando alcune danze per preparare i tuoi corsi, di decidere di organizzare un viaggio per vedere dal vivo quei paesaggi e quei luoghi  che le hanno ispirate?

Adoro viaggiare e conoscere, perciò parecchi dei mie viaggi sono stati e sono improntanti proprio alla conoscenza sul campo delle danze popolari o comunque da dove esse traggono ispirazione! Nel corso di quest'anno, 2026, il gruppo Girovagando di Carpenedolo (Bs), di cui faccio parte, festeggia i 30 anni di attività con concerti a ballo e un viaggio: la nostra meta sarà un'unione di ballo e svago!

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