di Laura Gorini
“L’Abito e l’Anima–Il filo invisibile” mi ha permesso di aprirmi maggiormente, di svelarmi, di parlare di me per come sono davvero
“L’Abito e
l’Anima–Il filo invisibile” è la nuova produzione della società Imagine the
Stars in collaborazione con Ugo Autuori,
My Organics Concept Store di Beatrice Leotta, Values On srl e Armonia Film srl.
Con questo
progetto la società inaugura la sezione produttiva dedicata ai documentari a
carattere culturale e sociale.
Il film, tra
l'altro, vede il debutto come autrice di
documentari della produttrice Monica Bartolucci, che firma la scrittura del
progetto. Inoltre sancisce il ritorno
alla collaborazione con il regista Walter Garibaldi, autore della sua opera
prima "Nonna ci produce un film" prodotta proprio dalla società.
Ambientato nella
suggestiva Villa Domi di Napoli, il documentario indaga il rapporto profondo
tra immagine esteriore e identità interiore, interrogandosi su quanto l’abito
possa concretamente e raccontare raccontare chi siamo, dunque svelare la nostra
anima.
Dona voce a
stilisti, modelle, professionisti dell’immagine e a protagonisti di storie
personali molto intense.
Guidati da Reyson
Grumelli e Tanya La Gatta, gli incontri diventano un viaggio tra stoffa e
spirito, tra superficie ed essenza, rivelando come l’abito non sia soltanto ciò
che indossiamo, ma anche il linguaggio con cui proviamo a mostrare, o talvolta
a proteggere, la nostra anima.
Tra le voci e le testimonianze raccolte figurano Loris Danesi, Beatrice Leotta, Carmelita Luciani, Giulia Ragazzini, Glenda Moretti, Sarvari Ferraris, Emi Marchionni, Marcelo Fuentes, Alessia Ceripa, Nicole Bartolucci, Aurora Marilyn Staltieri, Tiziano Floreani ed Emanuela Corsello. Ed è con quest'ultima che abbiamo scambiato quattro chiacchierare pochi giorni prima della presentazione della pellicola che avverrà il prossimo 25 Marzo al Cinema Azzurro Scipioni di Roma.
Emanuela, sei tra i protagonisti de L'abito e l'Anima con un tuo importante intervento insieme a colleghi, amici e grandi professionisti. Come hai vissuto questa esperienza? Che cosa ti ha lasciato a livello umano?
Indubbiamente è stata un'esperienza molto diversa rispetto a quelle vissute in passato. Nel corso del tempo ho fatto molte interviste ma questa, lo ammetto, è stata molto particolare perché il mio percorso professionale è nato, effettivamente, nella Moda. E questa intervista racconta, come si evince fin dal titolo dell'opera, il rapporto che vige tra l'abito e l'anima, dunque tra ciò che indossiamo e ciò che abbiamo interiormente e di come l'abito, per l'appunto, può far risaltare o, nel caso opposto, nascondere. Per me è stata un'esperienza decisamente molto ma molto interessante raccontare questo punto di vista dell'ambito della Moda che fino ad ora non avevo mai trattato. Difatti ho sempre più parlato di questo settore come manager di modelle, rappresentandole nella mia carriera anche se ora mi occupo di Cinema. Tuttavia per tanti anni nelle varie interviste che ho rilasciato in passato, ho parlato del mio rapporto con le modelle e i modelli ma mai, lo ribadisco, del rapporto che avevo io stessa, come donna e professionista, con la Moda e, soprattutto, del mio modo di vedere l'abito. E, di riflesso, del mio stile che rappresenta la mia interiorità. Dunque questo progetto mi ha permesso di aprirmi maggiormente, di svelarmi, di parlare di me per come sono davvero. E ciò, lo ribadisco nuovamente, l'ho fatto raramente nelle altre interviste. Inoltre vorrei aggiungere una cosa..
Prego...
Ci terrei a dire che ho anche avuto modo di conoscere tante persone con le quali mi sono trovata benissimo pure a livello umano. Con loro ho condiviso tanti bei momenti e svariati concetti che abbiamo in comune, nonché il modo in cui vediamo la nostra interiorità in rapporto a quella che è oggi l'esteriorità che in questo momento storico che stiamo vivendo nel mondo in generale è decisamente molto più accentuata rispetto a quella che è la parte intima di noi stessi.
Dicevi
che non ti occupi più di Moda ma di Cinema. Tuttavia, come credi che sia
cambiata nel corso del tempo? Credi che sia peggiorata?
Mi sono occupata di moda per quindici anni. Ora ho fatto un cambio, facendo un passaggio netto verso il mondo cinematografico, dunque non rappresento più modelle/i ma attori. Sicuramente il mio rapporto con la Moda è sempre stato importantissimo. Anzi, oserei definirlo fondamentale. La qualità non posso dire che si sia abbassata, quello no. Però dico che sicuramente siano cambiate molte cose, come gli stili,nonché i modi di interpretare la Moda. Del resto, lo stile si evolve e può avere delle trasformazioni. Nascono nuovi stilisti, nuovi stili, nuovi concetti di Moda. Tuttavia la problematica Covid non ha aiutato la Moda a sopravvivere in una certa maniera.
Quali
sono ancora oggi le caratteristiche che vengono richieste a un modello e a una
modella?
A
livello di caratteristiche che vengono richieste sia a un modello che a una
modella sono delle misure ben precise. Quelle non cambiano, sono sempre le
stesse, dunque anche quelle con le quali
ho avuto a che fare pure io anni fa quando ho, come ho già accennato, iniziato
il mio percorso lavorativo, proprio nella Moda. E anche ora che non me ne
occupo più, so che è così.
Parlo, ad esempio, di misure di fianchi molto ristrette, di una grande magrezza, di un'altezza ben precisa per quanto concerne sia gli uomini sia le donne. E tutto ciò richiede molti sacrifici. In sostanza si chiede a un modello e a una modella di pensare sempre alla propria fisicità e di mantenerla in maniera impeccabile dal momento che loro, dal punto di vista lavorativo, vivono di quello. Insomma, per loro conta al massimo l'immagine. E questo porta, di riflesso, molte critiche nel mondo della Moda. Del resto, nonostante si cerchi spesso di dire “basta con questa magrezza esagerata” o “ portiamo avanti anche i concetti di inclusione”, però, alla fine si vanno sempre a ricercare i canoni di bellezza standard ai quali ho accennato poco fa, pure in maniera anche fin troppo forte, puntando a canoni di magrezza, a mio avviso, eccessivamente esagerati.
Quando
le critiche possono essere costruttive?
Le
critiche possono essere costruttive, in linea generale, se possono portare
all'evoluzione una persona. Ergo se sono da vedersi come un mezzo di favore per
diventare più bravo e forte, magari nel proprio ambito lavorativo, ben vengano.
Le altre non servono dal momento che sono distruttive e possono fare davvero
molto male sia dal punto di vista fisico che psicologico.


