di Antonino Muscaglione
'Pagine' è la mostra personale
di Emanuele Gregolin a cura di Pengpeng Wang che ha sede all'interno degli
spazi di Casa CAMA, Fondazione Il Vittoriale degli Italiani. Un luogo
fantastico che, scavando nella memoria, da studente del liceo avrei voluto
visitare da subito, a seguito della lezione su D'Annunzio della mia prof. di
italiano, la professoressa Pascale. Ci sono stato anni dopo e l'ho trovato
straordinario, ancora intriso di quella storia straordinaria di un
intellettuale istrionico, pieno di ombre e controverso come Gabriele
D'Annunzio.
Oggi l'occasione per tornarci
me la dà Emanuele Gregolin, artista che utilizza giornali, materiali a stampa e
immagini della quotidianità come base per intervenire attraverso pittura,
copertura, collage e tracce di scrittura manuale, trasformando fogli appartenenti
al tempo effimero della cronaca in oggetti artistici dotati di una nuova
profondità temporale, sono qui e penso non ci sia posto migliore dove possa
aver luogo questa mostra: un luogo - il Vittoriale - fatto di tessuti, luci
soffuse, essenze, ambienti che si intrecciano, un paesaggio straordinario ma
che rimane estraneo alle sensazioni che dà il percorso all'interno della casa.
Nelle opere di Gregolin il giornale non è più soltanto un mezzo di diffusione dell’informazione ma diventa una materia storica riattivata. Titoli di cronaca, discorsi politici, eventi sociali e frammenti iconografici vengono parzialmente occultati, coperti o ricomposti sulla superficie pittorica, ponendo il significato del testo in una condizione sospesa. In questo modo l’artista indebolisce la presunta certezza del linguaggio giornalistico, trasformandolo in parte integrante di un sistema di segni visivi. Tale strategia conferisce alle opere una struttura simile a una archeologia delle immagini: ogni strato di colore e di carta si comporta come un deposito temporale che, mentre nasconde il passato, lascia intravedere la storia attraverso fenditure e lacune. Ecco perché trovo che il posto in cui ha luogo la mostra sia perfetto, perché è come se le intenzioni dell'artista fossero in linea con l'atmosfera che trasmette il Vittoriale.
Il metodo creativo di Gregolin presenta una marcata tendenza alla delinearizzazione del racconto. Le pagine di giornale, originariamente ancorate a una temporalità precisa, perdono sotto il suo intervento una logica narrativa univoca per trasformarsi in uno spazio visivo aperto. In questo spazio, immagini, parole e simboli costruiscono una rete complessa di relazioni: notizie politiche, commenti culturali, immagini della storia dell’arte e persino pubblicità quotidiane entrano in collisione attraverso processi di copertura e riscrittura. La sovrapposizione di questi molteplici contesti produce una struttura prossima a quella di un archivio visivo in forma di collage.
Le opere di Gregolin si
fondano su una relazione dialettica tra occultamento e rivelazione: strati di
colore densi coprono parti del testo e delle immagini, ma allo stesso tempo
lasciano aperture e margini attraverso cui l’informazione originaria continua a
emergere. In questo modo l’artista crea una tensione visiva costante: lo
spettatore percepisce sia ciò che è stato nascosto sia ciò che non può essere
completamente ricostruito. L’opera non tenta quindi di restaurare il
significato originario della notizia, ma sottolinea piuttosto l’incompletezza
della memoria e la frammentarietà della storia. Attraverso la rielaborazione
delle pagine di giornale, Gregolin restituisce a questi fogli, destinati a
essere rapidamente dimenticati, una nuova dimensione temporale. L’arte diventa
così una sorta di meccanismo di rallentamento, che invita lo spettatore a
confrontarsi nuovamente con narrazioni pubbliche già abbandonate dal tempo.
Questa mostra può dunque essere interpretata come una forma di scrittura visiva
in continuo divenire. Ogni pagina registra la realtà ma allo stesso tempo la
ricostruisce. Conserva tracce della storia e, attraverso la pittura, riapre
nuove possibilità di significato. Ciò che l’artista realizza su queste “pagine”
non è una semplice interpretazione della cronaca, ma un gesto più radicale:
trasformare il tempo stesso in immagine visibile. La mostra è visitabile dal
lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 20.00, la biglietteria chiude alle 19.00.



