In un Paese che invecchia e convive sempre più con cronicità e fragilità, le infezioni non sono più solo un evento acuto da trattare.
Possono infatti peggiorare l’andamento di malattie cardiovascolari, respiratorie, metaboliche, neurologiche ed epatiche. Per questo la prevenzione infettivologica, dagli screening ai vaccini dell’adulto e del paziente fragile, entra sempre di più nel cuore della pratica clinica e della sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. È questo il messaggio emerso dall’incontro “Per la salute degli italiani ci vogliono cervello, cuore e fegato. Come prevenire e trattare cronicità e acuzie”, secondo appuntamento della quinta edizione de “La Sanità che Vorrei”, organizzato da Aristea International, promosso dalla Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, in collaborazione con altre società scientifiche - in questa occasione AIP, AISF, SIGOT, SIMG, SIMSPe, SIP, SIPaD, SIU - associazioni, istituzioni.
PREVENIRE LE INFEZIONI PER PROTEGGERE LE CRONICITÀ - Ad aprire i lavori, moderati dal giornalista scientifico Daniel Della Seta, sono stati il Prof. Massimo Andreoni, membro del Consiglio Superiore di Sanità, il Prof. Claudio Mastroianni, Professore Ordinario di Malattie Infettive al Policlinico Umberto I di Roma, e la Prof.ssa Cristina Mussini, Presidente SIMIT. I saluti istituzionali sono stati affidati al Prof. Francesco Saverio Mennini, Capo del Dipartimento della Programmazione, dei Dispositivi Medici, del Farmaco e delle Politiche in favore del Servizio Sanitario Nazionale del Ministero della Salute.
“Le infezioni non sono più soltanto un evento acuto da trattare: oggi sappiamo che possono aggravare le grandi cronicità dell’età adulta e anziana, destabilizzare il paziente fragile e aumentare il rischio di ricoveri, eventi cardiovascolari e peggioramento funzionale – sottolinea il Prof. Massimo Andreoni – È per questo che la prevenzione infettivologica, a partire dai vaccini e dagli screening, va considerata sempre più come uno strumento di protezione degli organi vitali e di sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Questa tendenza è confermata dalla letteratura scientifica: uno studio pubblicato su JAMA Cardiology ha mostrato che, negli adulti over 65, gli accessi per influenza-like illness erano associati e predittivi della mortalità cardiovascolare stagionale. Un recente clinical consensus statement della European Society of Cardiology afferma inoltre che la vaccinazione dovrebbe essere considerata un “pilastro fondativo” della prevenzione cardiovascolare, accanto alle altre misure già consolidate”.
LE POLITICHE SANITARIE E I MODELLI REGIONALI - La tavola rotonda istituzionale ha coinvolto i senatori della 5a Commissione (Programmazione economica e Bilancio) Elisa Pirro e Raoul Russo, la senatrice della 10a Commissione (Sanità) Elena Murelli, e l’on. Simona Loizzo (XII Commissione, Affari Sociali), con un focus su prevenzione, vaccinazioni e stili di vita per proteggere gli organi vitali e adattare il SSN a una popolazione più anziana e più fragile. Il tema dell’attuazione regionale è stato affrontato con l’esperienza di Francesco Giuseppe Foschi in Emilia-Romagna.
EPATITE C, L’ULTIMO MIGLIO DIPENDE DALLE REGIONI - Uno dei focus della mattinata ha riguardato il fegato. Nella sessione con la Prof.ssa Loreta Kondili (ISS), il Prof. Sergio Babudieri (SIMSPe), Claudio Leonardi (SIPaD), il Prof. Umberto Vespasiani Gentilucci (AISF) e Massimiliano Conforti (EpaC ETS), è emerso come l’Italia abbia oggi un’opportunità concreta di eliminare l’epatite C, grazie ai farmaci antivirali ad azione diretta che consentono di eradicare il virus in poche settimane. Resta il nodo del sommerso e della capacità dei territori di tradurre in azioni concrete i fondi già stanziati per screening e linkage to care destinati a persone nate tra il 1969 e il 1989 e a popolazioni ad alta prevalenza, tra cui detenuti e utenti dei servizi per le dipendenze. Il “sommerso” resta però ancora ampio: la differenza la farà la capacità delle Regioni di organizzare in modo efficiente screening, test rapidi e percorsi di presa in carico.
VACCINI DELL’ADULTO: RSV E HERPES ZOSTER NUOVA FRONTIERA DELLA PREVENZIONE CONTRO EVENTI CARDIOVASCOLARI, ICTUS, DEMENZE – Altro grande capitolo riguarda la vaccinazione dell’adulto e del paziente fragile, in particolare contro Virus Respiratorio Sinciziale (RSV) e Herpes Zoster (HZ), che rappresentano una leva di equità, sostenibilità e prevenzione delle complicanze.
In uno studio sugli adulti over 60 ricoverati con RSV, la sopravvivenza a un anno risultava significativamente peggiore nei pazienti con scompenso cardiaco di base e peggiore ancora nei soggetti con scompenso cardiaco esacerbato dall’infezione. Un’altra analisi mostra che, tra i pazienti ad alto rischio con RSV, il 4,2% moriva durante il ricovero e il 13,4% entro 30 giorni dalla diagnosi. Uno studio nazionale danese su 17.494 adulti ≥45 anni con RSV confermato in laboratorio ha stimato, a 365 giorni, un aumento assoluto del rischio di major adverse cardiovascular events di 2,37 punti percentuali rispetto ai non infetti; tra i ricoverati, il differenziale saliva a 3,34 punti percentuali per i MACE e a 6,61 punti percentuali per qualsiasi evento cardiovascolare.
Anche per l’Herpes Zoster il ragionamento si sta allargando oltre la singola patologia infettiva. Una storia di zoster si associa, nelle analisi aggregate, a un aumento del rischio di ictus del 38% tra 5 e 8 anni, del 28% tra 9 e 12 anni e del 19% oltre i 13 anni; per la malattia coronarica l’aumento riportato è del 13% tra 1 e 4 anni, del 16% tra 5 e 8 anni e del 25% tra 9 e 12 anni. Inoltre, uno studio pubblicato su Nature nel 2025 ha mostrato che la vaccinazione anti-zoster ha ridotto la probabilità di una nuova diagnosi di demenza in 7 anni di 3,5 punti percentuali, pari a una riduzione relativa del 20%, con un effetto più marcato nelle donne.
IL POLMONE FRAGILE E L’HYPOXIA DAY - Sul fronte respiratorio, il Prof. Filippo Luca Fimognari (SIGOT) ha richiamato l’attenzione sull’insufficienza respiratoria nell’adulto-anziano come snodo clinico ancora sottovalutato, soprattutto nel paziente fragile. In questo senso si inserisce lo studio multicentrico Hypoxia Day, promosso da SIGOT e avviato all’inizio del 2026, che ha coinvolto circa 40 reparti ospedalieri e oltre 700 pazienti over 55 per misurare la reale prevalenza dell’ipossiemia, identificarne le cause e valutarne l’impatto su mortalità ospedaliera, durata della degenza e prognosi a 90 giorni. Il tema sarà al centro anche del 40° Congresso nazionale SIGOT. Con la moderazione del giornalista scientifico Alessandro Malpelo, sono intervenuti anche il Prof. Alain J. Gelibter (Policlinico Umberto I) e il Prof. Ermanno Puxeddu (SIP/IRS), con un focus su infezioni respiratorie, infiammazione cronica e rischio oncologico nel polmone fragile, mentre Andrea Zanché (SIMG) ha sottolineato il ruolo strategico del Medico di Medicina Generale nel prendere in carico questo tipo di fragilità. Il Prof. Diego De Leo (AIP) ha affrontato il tema del sistema nervoso e della gestione complessa della demenza senile.
UN PAZIENTE DA LEGGERE IN MODO INTEGRATO - La parte conclusiva della tavola scientifica ha riunito il Prof. Claudio Ferri (Università dell’Aquila) e il Prof. Paolo Marchetti (IDI-IRCCS) attorno al tema del paziente fragile, cardiopatico e oncologico, tra immunosoppressione, infezioni, infiammazione sistemica e prevenzione vaccinale nella pratica clinica, mentre il Prof. Tommaso Cai (SIU) ha richiamato l’attenzione sulle infezioni urinarie. Il messaggio condiviso è che il nuovo paziente complesso non può più essere letto “per organi separati”: le infezioni entrano nella traiettoria clinica delle cronicità, e proprio per questo la medicina dell’adulto fragile richiede oggi diagnosi precoce, prevenzione, appropriatezza terapeutica e integrazione multidisciplinare.
“In una popolazione sempre più anziana e complessa, il compito del clinico non è solo curare l’infezione, ma impedirne l’effetto domino sulle altre patologie – conclude il Prof. Claudio Mastroianni – Serve una medicina integrata, capace di leggere insieme fragilità, immunosoppressione, cronicità e rischio infettivo, e di trasformare la prevenzione in un elemento strutturale della pratica clinica”.


