E’ “Se i tuoi occhi non mi vedono” il singolo con cui Leonor con
cui ha vinto l’edizione 2025 del contest New York Canta esibendosi
dal vivo a Brooklyn. “Ho scelto di scrivere e interpretare questo brano perché
narra un pezzo della mia vita. La non-storia d’amore descritta l’ho vissuta in
prima persona ormai tre anni fa ma ancora è un ricordo indelebile
- afferma Leonor - infatti ho la pelle d’oca ogni volta che canto
questo pezzo che in questi anni non ha mai smesso di emozionarmi perché è
qualcosa di vero e so che può far emozionare anche gli altri. Questo è stato il
primo pezzo che ho scritto in assoluto e non potrei esserci più affezionata”
Intervista a cura di Domenico Carriero.
Leonor, parliamo di “Se i tuoi occhi non mi vedono” che già ti ha
dato parecchie soddisfazioni….
Pensa che questo pezzo è stato scritto ormai tanti anni fa, quando io avevo quindici anni e l'ho tenuto nel cassetto per tutto questo tempo. Ho deciso di tirarlo fuori a settembre, quando ho deciso di iscrivermi a questo festival internazionale della musica italiana in America, che si chiama New York Canta. Zero aspettative, solo la voglia di provare, di mettermi in gioco, e con questo pezzo sono riuscita a vincere il festival nella finale che si è tenuta a Brooklyn lo scorso ottobre. E’ stata la prima volta che ho lasciato i confini nazionali per portare la mia musica all'estero, quindi la prima volta proprio dall'altra parte del mondo.
Hai definito questo brano come una non-storia d'amore. Cosa intendevi?
Questa canzone è autobiografica ed è ispirata a un momento particolare della mia vita, dove appunto ero più piccola di adesso, e ho vissuto un sentimento che per me era totalmente nuovo, ossia la prima delusione d'amore. Io ero innamorata persa di questo ragazzo, i cui occhi, a cui mi riferisco nella canzone, non mi vedono, nel senso che questo sentimento non è corrisposto, e ho sofferto talmente tanto per questo evento che non sapevo come gestirla, non sapevo come sfogarmi, e quindi ho deciso di incanalare quelle sensazioni scrivendo musica al pianoforte, e devo dire che la stesura è stata molto veloce.
Pensi che questo brano possa essere lenitivo anche ad altre persone?
Mi piace pensare di sì, anche perché l'evento autobiografico che mi ha portato a scriverlo penso sia abbastanza comune, e quindi mi piace anche che la gente si possa immedesimare nelle mie parole. Quello che per me conta di più quando mi esibisco è trasmettere la sincerità di quell'emozione che ho vissuto per davvero e mi ha toccato, sperando che potesse toccare anche le altre persone.
E direi che così è stato in realtà, perché sia da parte della giuria, che mi ha dato dei pareri molto positivi, sia anche da parte del pubblico di Brooklyn, che è stato, direi, entusiasta, direi che l'obiettivo l'ho centrato.
Anche il pianoforte è protagonista del brano e del video…
Io prima di essere cantante sono pianista classica. Studio pianoforte classico da tutta la vita. Il canto è arrivato dopo e nel momento in cui è arrivato non ha sostituito il pianoforte ma lo ha affiancato. Infatti, quando mi esibisco in giro faccio tanto piano e voce. Io ho iniziato da piccolina col piano bar e tuttora faccio concerti dove canto e mi accompagno con lo strumento. Il pianoforte, che è molto presente nel brano, non è stato inserito pensando di dare solennità al pezzo: è stato veramente molto naturale.
Sei giovanissima ma il tuo curriculum è abbastanza ricco di
esperienze: tanti festival, premi, tv. Quanto sono state importanti per te
tutte queste esperienze per formarti da un punto di vista artistico?
Diciamo che a me è sempre piaciuto anche un po' confrontarmi con artisti che magari cantano generi diversi dal mio, più grandi di me, con più esperienza e quale modo migliore per farlo se non attraverso i concorsi. Quindi ogni volta che ho avuto l'occasione ho sempre tentato, sono stata eliminata, ci sono state volte in cui non ho vinto ma sono stati decisamente formativi e io mi ero iscritta a questo festival a New York con lo stesso spirito, con i piedi per terra, pensando “va come va”. E di sicuro se non avessi fatto la gavetta che ho fatto e che in realtà sto anche continuando a fare, non sarebbe neanche stato così semplice riuscire a veicolare il messaggio del brano su un palco importante come quello di Brooklyn. Non sarebbe stato facile non farsi prendere dall'ansia. Direi che il percorso che c'è alle spalle sia stato fondamentale.
Tu collabori artisticamente con un gigante della musica italiana che è
Gatto Panceri, che ha scritto i testi di alcuni tuoi singoli e tu sei stata
anche corista in suoi singoli. Come ti sta arricchendo questa collaborazione
artistica?
Lavorare con lui è stata forse la prima vera occasione per toccare con
mano il mestiere dell'artista. Siamo stati in studio a incidere pezzi insieme
tante volte, sia i suoi sia i miei, perché, come giustamente ricordato, lui è autore
di alcuni miei pezzi, quindi mi ha seguita in studio di registrazione. Sono
stata ore e ore con lui a registrare. E’ stato un po' un mentor.

