Lara Dei: Identità, desiderio e canzoni. Il nuovo album raccontato brano per brano per "L'intervista canzonata" di Fattitaliani

Fattitaliani

 


C’è un momento, nella vita di chi fa arte, in cui una domanda apparentemente semplice diventa una presa di posizione. Nell'intervista "canzonata" concessa a Fattitaliani, brano dopo brano dell'album "Lara Dei Chi?", Lara Dei attraversa le sue “città interiori”, racconta il doppio volto dell’identità, il bisogno di appartenenza, la vulnerabilità e il desiderio. Ne emerge un percorso sincero, fatto di musica vissuta come necessità vitale più che come mestiere, dove ogni canzone è una tappa di crescita, resistenza e consapevolezza.

Nel brano d’apertura, “La musica non è un lavoro”, trasformi una domanda scomoda in un manifesto identitario: quando ti sei resa conto per la prima volta che la musica, per te, era molto più di un “semplice lavoro”?

Per me è sempre stato chiaro che la musica fosse molto di più di un semplice passatempo. Fin da piccola immaginavo la mia vita in funzione della musica, tra tour, scrittura di canzoni e strumenti musicali da avere sempre intorno come amici. Ma ricordo un momento in particolare: ero a casa di un mio fidanzato del liceo e sua madre mi consigliò di vivere la musica come un hobby, qualcosa che può accompagnarti, certo, ma solo in una piccola parte della vita. Quelle parole mi colpirono come una pugnalata al petto, perché non mi sentii compresa. Fu lì che capii quanto per me la musica fosse importante e quanto volessi che anche gli altri se ne accorgessero e la rispettassero.

In “Milano-Paris” il titolo suggerisce una distanza geografica ma anche emotiva: quali sono le due “città interiori” che senti di attraversare nella tua vita e nella tua carriera?

Avere un nome d’arte ti porta spesso a sentirti sdoppiata. Da una parte c’è Lara: sempre solare, cool, affabile, che vive a Roma. Dall’altra c’è Ilaria: spesso seria, silenziosa e riflessiva, che porta nel cuore il suo territorio e la storia della sua città. Due personalità che abitano due città interiori diverse, che ho imparato a conoscere e a far convivere dopo tanto lavoro.

In “Animali” parli del bisogno di riconoscersi tra simili: quali “animali” ti circondano oggi, artisticamente e umanamente, e in che modo ti proteggono o ti mettono in discussione?

Il mondo della musica non è un ambiente facile ed è difficile, tra colleghi, riuscire a costruire vere amicizie. Eppure, in tutti questi anni sono stata molto fortunata: ho incontrato anime affini, della “stessa specie”, che mi hanno sostenuta nei momenti difficili e con cui posso confidarmi senza paura di essere giudicata. Questo brano, ad esempio, l’ho scritto e cantato insieme ad Avincola. Lui ha sempre creduto in me e mi ha sempre spronata nel mio lavoro. Gli devo molto.

“Quella canzone che fa” sembra la colonna sonora segreta di due amanti: c’è una canzone reale – di un altro artista – che per te è stata davvero “quella canzone”, capace di cambiare una relazione o un momento di vita?

Sono molti i brani che hanno avuto un ruolo così importante, ma se ne dovessi scegliere uno direi Fiori rosa, fiori di pesco di Lucio Battisti. Quel brano ha creato una spaccatura all’interno della mia carriera e mi ha dato il coraggio di credere nella mia musica.


In “Infezione” il linguaggio è fortissimo: che cosa “contamina” di più, nella tua esperienza, l’anima di un’artista giovane oggi – i social, le aspettative altrui o i propri auto-sabotaggi?

Credo che l’arte sia un po’ la somma delle esperienze che viviamo e del modo in cui affrontiamo la vita. Personalmente cerco di non lasciarmi influenzare troppo dai social o dal giudizio degli altri: mi ritaglio sempre dei momenti per me stessa, in cui provo ad ascoltarmi e a capire dove sto andando e cosa voglio davvero dalla mia musica.

In “Ex” affronti il tema delle relazioni che cambiano forma: quando capisci che una persona è passata dalla categoria “amore” a quella di “storia da raccontare”?

In realtà vivo le relazioni in modo molto singolare: non c’è mai una chiusura definitiva. Si può avere una semplice amicizia, continuare a stare nella vita dell’altro senza amore ma con la voglia di esserci, se ce n’è bisogno. Quindi, per me, nel momento stesso in cui provo un sentimento, quello diventa già una storia da raccontare.

“Come le star” mette a nudo i sorrisi di facciata: qual è la posa da “star” che senti di dover combattere più spesso dentro di te, e qual è invece il tuo modo concreto di restare autentica?

Cerco sempre di rimanere fedele a me stessa, anche se ovviamente non è facile. La posa da “star” si presenta soprattutto quando non posso dire, con totale onestà, quello che penso in alcuni contesti. In altri, invece, cerco sempre di essere autentica e non una sovrastruttura, anche per arrivare alle persone in modo diretto attraverso la mia musica.

In “Dimmi per favore” giochi con una filastrocca erotica e ironica: quanto è stato liberatorio parlare di desiderio e corpo con questa leggerezza, e com’è cambiato il tuo rapporto con la sensualità nella scrittura?

Dimmi per favore è una canzone che ho scritto per dichiararmi a un ragazzo. È stato bellissimo parlare di desiderio con semplicità e ironia. Per me è importante vivere la sessualità in modo spensierato, merito anche della mia famiglia, che non mi ha mai fatto percepire questa sfera della vita come un tabù.


In “Dove vanno a finire” sembra che tu cerchi un luogo per i sentimenti non detti: dove vanno, secondo te, le canzoni che non pubblichi e le parole che non hai ancora il coraggio di cantare?

Credo che i non detti vengano sempre fuori, prima o poi. Siamo contenitori di emozioni che vengono elaborate e assimilate, e quando ci si sente pronti si lasciano andare. Ognuno con i propri mezzi: nel mio caso, tramite la scrittura. Penso che tutte le cose non dette restino in un piccolo angolo dentro di noi e, al momento opportuno, si trasformino in qualcosa di nuovo e bello.

L’album si chiude con “Nel buio”, dove la vulnerabilità diventa forza: qual è oggi il tuo “buio” creativo, e cosa ti fa accendere la luce quando pensi di non farcela?

Il sentimento che mi ha sempre nutrito di più è la tristezza: è quando sto male che riesco a scrivere con maggiore sincerità e a lasciarmi andare. Non è semplice ammetterlo, perché sembra che il mio umore determini la nascita o meno delle canzoni, ma ci sto lavorando. Attualmente, ad esempio, sto attraversando un periodo molto felice eppure stanno nascendo nuove canzoni. Quando penso di non farcela, però, mi affido ai miei amici e alla mia famiglia: mi ricordano quali sono le cose davvero importanti della vita. In questo mestiere, affetti così sono fondamentali: ti salvano da te stessa e dalla pressione che arriva da fuori


Uscito il 23 gennaio Lara Dei Chi?, (Oyà) il primo album di inediti di Lara Dei: un debutto che si presenta come un viaggio identitario e un atto di coraggio dove l’artista sceglie di mettersi al centro della propria storia e di cercare, senza compromessi, il proprio posto nel mondo. Il disco, realizzato con il sostegno del MiC e di SIAE, nell’ambito del programma “Per Chi Crea”sarà disponibile su tutte le piattaforme digitali.

 

«Se la musica non è un lavoro, chiedo scusa a mamma e papà per aver sognato troppo in grande», afferma con ironia e lucidità Lara, racchiudendo l’essenza del progetto capace di trasformare dubbi, fragilità e desideri in materia viva, sincera, condivisa. A partire dai quattro singoli già pubblicati — “Ex”, “Milano Paris”, “Infezione” e “Dove vanno a finire” — l’artista guida l’ascoltatore in un percorso emotivo profondo, intrecciando una scrittura diretta e personale con atmosfere sonore avvolgenti e incalzanti.

Il disco, prodotto insieme a Carlo Di Francesco con musiche firmate Stefano Crialesi, raccoglie dieci tracce che brano dopo brano restituiscono attraverso uno sguardo intimo e spiazzante l’ultimo anno di vita della cantautrice tra relazioni che mutano forma, ricerca di autenticità e necessità di raccontarsi senza filtri. Si apre con “La musica non è un lavoro”, brano-manifesto nato da una domanda ricorrente sulla sua identità artistica e che diventa l’occasione per rivendicare il diritto di esprimersi, nonostante giudizi, ostacoli e aspettative. “Animali”, scritto a quattro mani con Avincola, esplora il bisogno di riconoscersi tra simili; “Quella canzone che fa” evoca la colonna sonora segreta di due amanti; “Come le star” mette a nudo i sorrisi forzati e le perfezioni di facciata che servono solo a sentirsi meno soli; “Dimmi per favore” gioca con una filastrocca erotica e ironica, dove la sessualità è vissuta con leggerezza e consapevolezza; a chiudere l’album è  “Nel buio”, un’immersione spirituale, un momento sospeso in cui la vulnerabilità diventa forza.

Inoltre, sarà disponibile su Youtube a partire da venerdì il videoclip ufficiale di “La musica non è un lavoro”: un racconto, ideato e realizzato da Folloz, tra passato e presente dove Lara ricorda le sue origini, cercando la risposta alla domanda sulla sua identità. Link: https://youtu.be/WzUVl101dxE)

 

Tracklist: 1. La musica non è un lavoro; 2. Milano-Paris; 3. Animali; 4. Quella canzone che fa; 5. Infezione; 6. Ex; 7. Come le star; 8. Dimmi per favore; 9. Dove vanno a finire; 10. Nel buio.

 

 

Lara Dei, cantautrice abruzzese, dopo aver aperto i concerti di Mr. Rain, Giulia Mei, Enrico Ruggeri e Giorgio Canali, è tra i protagonisti de Il Giubileo dei Giovani in piazza San Pietro davanti a più di 60.000 persone. Il CEI la sceglie come voce del jingle dell’evento “Musica e Parole al Cuore della Democrazia”, dove interpreta “La libertà” di Giorgio Gaber in Piazza dell’Unità, condividendo il palco con artisti come Riccardo Cocciante, Tiromancino e Roberto Vecchioni. Vince il contest “Note di Periferia” di Open Stage, il Dinamica Contest, che le permette di esibirsi nei circuiti Sofar in tutta Italia, e il premio per la Composizione di Canzoni tenuto da Grazia Di Michele. Partecipa al Rino Gaetano Day e frequenta per due anni il corso per parolieri tenuto dall’autore Giuseppe Anastasi,  entrando poi a far parte della rosa dei 35 candidati selezionati per la sezione Canzone di Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini, diretta da Tosca. Firma un contratto discografico con l’etichetta Oyà, con il supporto di Carlo Di Francesco (produttore di Fiorella Mannoia) e Paolo d’Alessandro (manager di Caparezza), con cui pubblica i primi singoli “Ex”, “Milano Paris”, “Infezione” e “Dove vanno a finire” disponibili su tutte le piattaforme, che anticipano l’uscita del suo primo album “Lara Dei Chi?”.

 

https://www.instagram.com/laradei_chi/

https://www.facebook.com/ilaria.deamicis.3

Fattitaliani

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