In questo ultimo e singolare capolavoro di un Verdi ormai ottantenne, Falstaff, tutto si fonda sull’equilibrio e sull’omogeneità del cast: non esistono veri protagonismi individuali, fatta forse eccezione per il personaggio del titolo. È dunque fondamentale disporre di un gruppo di interpreti che siano al tempo stesso cantanti e attori, capaci di lavorare come un insieme coeso, senza che nessuno cerchi di imporsi sugli altri.
È proprio questa scelta di chiarezza e di valorizzazione paritaria dei ruoli che caratterizza la regia di Laurent Pelly, autore anche dei costumi. La sua messa in scena, elegante e perfettamente leggibile, si muove nel solco della tradizione, concedendosi un’unica, sottile libertà: ambientare l’azione del libretto shakespeariano di Boito in un’Inghilterra degli anni Sessanta, evocata con ironia e oggi piacevolmente rétro.
All’inizio dell’opera ci troviamo in un piccolo pub, dove appare un Falstaff (Luca Salsi) visibilmente sovrappeso e trasandato, con abiti logori, barba incolta e capelli unti, in compagnia dei fidati Bardolfo (Enrico Casari) e Pistola (Piotr Micinski). Bardolfo è delineato come un tipo nervoso e provocatorio, quasi un giovane punk, mentre Pistola assume i tratti di un personaggio ambiguo, a metà tra un motociclista poco raccomandabile e un buttafuori. Il Dottor Cajus (Gregory Bonfatti), invece, incarna perfettamente lo stereotipo dell’impiegato britannico degli anni Sessanta, con tanto di baffi che richiamano curiosamente quelli di John Cleese.
Il cambio di scena ci conduce poi nella confortevole e borghese casa di Ford (Ernesto Petti), un ambiente completamente diverso. L’ingegnosa labirintica scenografia è composta da una piattaforma centrale circondata da scale che sembrano non portare da nessuna parte se non a livelli intermedi. Anche i costumi delle donne conservano un gusto spiccatamente vintage: Alice Ford (Maria Agresta), raffinata e femminile, è avvolta in tonalità rosate, mentre Meg Page (Caterina Piva) sfoggia un elegante abito color lilla, che accompagna la ricchezza del suo timbro vocale. Mrs Quickly (Anita Rachvelishvili), invece, è tratteggiata come una figura autoritaria e rigorosa.
In questo mondo un po’ rigido e ingessato, la giovane coppia formata da Nannetta (Désirée Giove) e Fenton (Francesco Demuro) introduce una ventata di freschezza e spontaneità. Lei è delicata e luminosa, lui canta con slancio lirico e giovanile. A incarnare al meglio l’ipocrisia e il perbenismo di questa borghesia chiusa su sé stessa è però il personaggio di Ford, ritratto come un uomo più scandalizzato dalla mancanza di buone maniere di Falstaff che non dalla gelosia nei confronti della moglie.
Da ultimo, va riconosciuta la qualità dell’esecuzione orchestrale, guidata da una direzione energica, partecipe e raffinata del M° Marco Armiliato, capace di esaltare la vivacità e la sottigliezza della scrittura verdiana.
Ph. Luciano Romano
Cast:
Direttore | Marco Armiliato
Regia | Laurent Pelly
Scene | Barbara de Limburg
Costumi | Laurent Pelly
Luci | Joël Adam
Interpreti
Sir John Falstaff | Luca Salsi
Ford | Ernesto Petti
Fenton | Francesco Demuro
Dott. Cajus | Gregory Bonfatti
Bardolfo | Enrico Casari
Pistola | Piotr Micinski
Mrs. Alice Ford | Maria Agresta
Nannetta | Désirée Giove #
Mrs. Quickly | Anita Rachvelishvili
Mrs. Meg Page | Caterina Piva
Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo
Maestro del Coro | Fabrizio Cassi
Produzione Teatro Real Madrid in coproduzione con La Monnaie/De Munt, Opéra National de Bordeaux e Tokyo Nikikai Opera Foundation
P.S. Il Teatro di San Carlo esprime vicinanza e solidarietà al Teatro Sannazaro.





