È scomparsa Maria Rita Parsi. Aveva invitato più volte i Governi a una politica per i diritti dell'infanzia

Fattitaliani

 

foto da Facebook

di Pierfranco Bruni 

«La politica, lontana ormai non solo dalle ideologie, ma anche dagli ideali, è rinchiusa in spazi di azione programmatica che, di fatto, non riescono a modificare sostanzialmente la condizione di marginalità (se non di vera emarginazione) dei giovani rispetto al mondo della formazione e del lavoro».

Scriveva Maria Rita Parsi nel suo libro Maladolescenza. Quello che i figli non dicono. Aveva ben compreso le difficoltà e l'allontanamento dei giovani dalla politica.

Una problematica che la Parsi aveva affrontato in più occasioni, ponendo l'accento soprattutto sulle lacerazioni di quelle generazioni degli anni Novanta del Novecento.

Maria Rita Parsi non c'è più. È scomparsa nel giorno della Candelora del 2026. Una donna che ha dedicato tutta la sua vita e i suoi studi ai ragazzi: dai bambini agli adolescenti. I giovani per lei erano una risorsa notevole in una società che ha come modello il cambiamento repentino e la transizione dei saperi.

Era nata nel 1947. Tra psicologia, pedagogia e psicoterapia ha sempre posto al centro la consapevolezza che l'educazione è un cercare di “tirar fuori” la complessità delle difficoltà non solo tra adulti e ragazzi, ma anche tra ragazzi stessi, territori e comparazioni di vita e di linguaggi esistenziali.

È stata un'amica cara con la quale abbiamo condiviso il tempo della comprensione, o meglio il capire l'altro. Il suo percorso psico-pedagogico si basava su alcuni riferimenti di fondo che partiva dalla “salute psicologica”.

Infatti sosteneva che «la salute psicologica non è un lusso, ma un diritto fondamentale della persona. Viviamo in un tempo in cui l’umanità appare iperconnessa eppure drammaticamente sola. Un tempo in cui il dolore psichico viene spesso anestetizzato, spettacolarizzato o ridotto a etichetta». Sua la «metodologia operativa, applicabile in ambito psicologico, socio-pedagogico e psicoterapeutico denominata psicoanimazione».

Tenere impegnati i ragazzi era il dato prioritario per il quale ha impiegato il suo essere partecipe in un rapporto tra tradizione e confronto con le innovazioni che il quotidiano presenta. Un percorso nei modelli comportamentali che caratterizzano la modernità.

Su questo tema ha scritto diversi libri di psicologia, di racconti per l'infanzia, testi teatrali e poesia. Uno dei suoi ultimi libri ha un titolo molto suggestivo: L'empatismo. Il rapporto tra genitori e figli, diceva spesso, deve passare attraverso la conoscenza: «Ogni bambino è un mondo unico, i genitori devono imparare a conoscerlo davvero».

Un presupposto fondamentale che innova la psico-pedagogia in termini propriamente culturali e pone di fronte i bambini in crescita e la maturità della famiglia. Infatti la Parsi non smetteva di sostenere che «I genitori non devono essere amici, ma guide e modelli di vita».

Guide e modelli. Non dimenticando mai che «...l’educazione comincia con l’ascolto e il rispetto reciproco». Non esistono bambini difficili ma figli non ascoltati. Una problematica che ha aperto prospettive diverse proprio nel campo della neuropsicologia.

Maria Rita Parsi ha rivestito diversi incarichi nel campo delle sue ricerche e ha svolto numerose consulenze in campo educativo. Resta profondamente vero che: «I ragazzi hanno bisogno di “maestri di vita vissuta” che li accompagnino lungo il percorso di maturazione, di guide disponibili e presenti che li sostengano e li incoraggino».

Tra il dolore e il piacere ha intrecciato i suoi studi e la sua vita come in un suo libro di grande emozione dal titolo La principessa degli specchi del 2020 o come il libro di poesia Per rivederti ancora del 2021. Una metafora o un presagio. Per rivederla ancora soltanto per un breve saluto.

Il suo insegnamento aveva i riflettori puntati sulla famiglia e la scuola e non si stancava di ripetere che occorre una “buona politica” per far fronte alle tante difficoltà di una società che consuma tutto. Amava spesso ripetere che «...o ci prendiamo cura di famiglia e della scuola o non c’è futuro».

Un vero invito rivolto alla politica e alle istituzioni per svolgere una seria progettualità per i diritti dell'infanzia.

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