Bimbi deceduti al Monaldi, a Storie Italiane le mamme di Domenico e Pamela

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Bimbi deceduti al Monaldi, a Storie Italiane le mamme di Domenico e Pamela: “Una ferita che non si cura, ma dobbiamo combattere fino all’ultimo come hanno fatto i nostri figli perché non capiti più a nessun bambino”

 

Sono intervenute ieri mattina in diretta in collegamento a Storie Italiane su Rai1, condotto da Eleonora Daniele, le mamme di Domenico Caliendo e di Pamela Dimitrova, due piccoli deceduti all’ospedale Monaldi di Napoli.

Pamela morta nell'agosto del 2024 a soli due anni, e dopo 17 mesi di ricovero, diversamente da Domenico non ha avuto il trapianto: era in attesa di un organo compatibile attaccata al berlin heart, una macchina che le consentiva di rimanere in vita. Ma sulla bambina sono state riscontrate diverse infezioni contratte con il macchinario, addirittura positiva all’escherichia coli, un batterio oro-fecale presente su una delle cannule del cuore artificiale.

“Ho conosciuto Pamela e la sua mamma, siamo stati insieme un mese in reparto. È una grande donna e una grande mamma”, ha spiegato Patrizia. “Io ho rifiutato per ben due volte il berlin heart a Domenico, forse ho avuto la fortuna di avere la forza di rifiutarlo, e così sono riuscita a riportarmelo a casa per ben due anni. E quello che mi fa più male è che quella sera doveva essere la salvezza della sua vita, invece non è andata così, questo da mamma fa molto male”.

“Come famiglia dobbiamo trovare insieme la giustizia, e non ci fermiamo per niente, dobbiamo combattere”, ha detto Rumyana, la mamma di Pamela. “Come hanno combattuto i nostri figli, fino alla fine. É stato brutto quello che abbiamo passato, non si dimenticherà mai, non c'è cura per quella ferita però non lasciamo le cose così. E so che neanche Patrizia lascerà che capiti ad altri bambini e ad altre famiglie, in quell’ospedale e in mano a quei medici. A loro che sono stati accanto ai nostri figli vorrei chiedere: se fossero stati figli loro avrebbero fatto questo? Sanno il dolore di una mamma? Il dolore me lo porto per sempre.”

“Io sono pronta”, ha ribattuto mamma Patrizia, “lo farò fino al mio ultimo respiro, perché non succeda più a nessun bambino. Non mi posso e non mi voglio fermare. Potrei stare a casa a piangere, ma come mi fermo un secondo mi sale un dolore dal petto e iniziano a scendere le lacrime ed è Domenico che mi dice che non mi devo fermare. Devo fare qualcosa per lui e fare in modo che non si dimentichi, e lo devo anche a me stessa che devo andare avanti per altri due figli. Per questo voglio creare la fondazione a nome suo, per aiutare i bambini che hanno bisogno di un trapianto, o che sono vittime di malasanità. E anche fare il possibile per fermare gli sciacalli che usano il suo nome e la sua foto per truffare con delle false raccolte fondi, perché stanno mangiando sul dolore e sulla morte di un bambino, e questo non lo posso accettare”.

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