Nel 2015, ad Ancona, una ragazza peruviana è con ogni probabilità vittima di uno stupro di gruppo; con una sentenza che suscitò molto scalpore, le giudici della Corte d’Appello chiamate ad emettere una sentenza sul fatto decisero di assolvere gli imputati con motivazioni quantomeno discutibili.
Secondo le giudici, la ragazza risultava “troppo mascolina” per essere attraente e causa di violenza sessuale. La Corte di Cassazione, fortunatamente, ha ribaltato il giudizio condannando i ragazzi autori dello stupro; eppure rimane nella memoria il precedente indelebile di un giudizio emesso per ragioni che fanno riferimento all’estetica della vittima, in un singolare rovesciamento in cui pare che la vittima stessa sia in pratica l’imputato, come fosse colpevole del proprio aspetto.Lo spettacolo si muove da questa vicenda ripercorrendone i
contenuti essenziali e affidando a quattro giovani donne il racconto,
immaginato e teatralizzato, del caso giudiziario; Vichingo, questo il
soprannome con cui, nella realtà, era
chiamata dai ragazzi la vittima, diviene qui una Wonder Woman contemporanea in
lotta per ristabilire una verità che viene continuamente negata, dove ogni
incontro, dai poliziotti di quartiere alle giudici stesse, finisce per
rafforzare l’idea di una comunità in cui non c’è spazio né per la pietà né
tantomeno per la giustizia stessa. Un flusso di parole senza interruzioni che
corre, palpita e a volte quasi s’arresta come il cuore della ragazza,
sottoposta a continui interrogatori, richieste, spiegazioni che la violenza
subita non può rendere coerenti, logiche e senza contraddizioni. Eppure, come
la Wonder Woman disegnata e creata da William Marston, l’eroina di questo
racconto teatrale non si darà mai per vinta, forte della propria volontà
interiore, qui metaforicamente simboleggiata dal lazo della verità, l’arma che
costringe chiunque ne venga avvolto a non mentire. Lo stesso Marston che, oltre
ad aver creato il fumetto della super-eroina figlia delle Amazzoni, è
conosciuto per aver brevettato la cosiddetta “macchina della verità”; lo sforzo
di una vita tesa a individuare le storture della società cercando di risolvere,
se non di rimuovere, quel confine spesso troppo arbitrario tra verità e
menzogna. Antonio Latella e Federico Bellini
WONDER WOMAN – note di drammaturgia
Ispirato a un fatto di cronaca realmente accaduto, “Wonder
Woman” ripercorre la vicenda di una ragazza peruviana vittima di uno stupro di
gruppo e di una sentenza dove gli imputati vennero assolti in secondo grado di
giudizio, grazie a criteri assai discutibili quali l’estetica della giovane
donna. La scrittura del testo si muove provando a ricostruire con
l’immaginazione non solo il fatto in sé, quanto i continui ostacoli affrontati
dalla ragazza per provare ad affermare la propria verità; un flusso di parole,
spesso senza punteggiatura, che pare assecondare il ritmo, il battito cardiaco
e il susseguirsi dei pensieri della giovane, sottoposta a interrogatori o
richieste che sembrano non tener conto del trauma subito e del dolore provato.
L’intera vicenda contribuisce a creare una sorta di eroina contemporanea, una
Wonder Woman che, come nel fumetto creato da William Marston, sembra essere
parte di quelle Amazzoni costrette a combattere contro gli uomini oppressori
guidati da Ercole. Una donna guerriera dei nostri tempi che non esita a
denunciare i propri assalitori e a farsi carico della fatica e della sofferenza
che provoca ogni tentativo di far emergere l’autenticità dei fatti, come ben
sapeva William Marston stesso, a cui si deve, oltre all’invenzione di Wonder
Woman, la creazione della cosiddetta macchina della verità. Seguendo queste linee guida, il testo diviene
quasi un nastro di registrazione che di continuo si arresta e si riavvolge per
tornare al punto di partenza, accettando e raccogliendo in sé anche le
contraddizioni che caratterizzano quasi ogni deposizione, in un contesto anche
sociale dove la ricerca della verità, più che promossa, pare piuttosto
scoraggiata o strumentalizzata. In questo modo, il testo prova a mettere su un
ideale banco degli imputati non soltanto gli autori stessi del crimine qui
citato, quanto un’intera comunità, media inclusi, che non riesce ad evitare di
muoversi tra due estremi, l’omertà o la spettacolarizzazione del dolore.
WONDER WOMAN
di Antonio Latella e Federico Bellini
regia Antonio Latella
con Maria Chiara Arrighini, Giulia Heathfield Di Renzi, Chiara Ferrara, Beatrice Verzotti
Costumi Simona D’amico
Musiche e suono Franco Visioli
Movimenti Francesco Manetti e Isacco Venturini
produzione TPE – Teatro Piemonte Europa in collaborazione con Stabilemobile
Durata 80 minuti - guarda il trailer https://youtu.be/ow-q0Xp8-Ek O
Info:
06 5881021 – 06 5898031
promozioneteatrovascello@gmail.com
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