Donald Trump ha festeggiato il primo Capodanno della sua seconda presidenza ostentando una sicurezza da fare invidia ad altri autocrati come lui, che lo ha spinto ad ordinare un drammatico attacco al Venezuela che, anche se definito dal tycoon un successo, moltiplica i rischi perché lascia irrisolte pesanti incognite sul futuro del Paese sud-americano e della politica estera di Washington.
Trump ha dichiarato,
anzi, che saranno gli Usa, o meglio un gruppo di funzionari americani, che
gestiranno la politica del Venezuela,
a tempo indeterminato, fino ad una transizione ordinata, senza chiarire cosa si
aspetti da Caracas.
Ma né la piaggeria,
né il rivendicare “il coraggio e la potenza dei soldati americani“, come ha
fatto il Segretario della Difesa, possono nascondere il calo di consensi del tycoon negli ultimi sondaggi e la
necessità di rilanciare una popolarità in caduta libera.
I sondaggi non hanno
certamente lo stesso effetto delle urne e Trump ci ha abituato alle riscosse e
ad una leadership aggressiva, fondata
sulla polarizzazione dell’elettorato; tuttavia sono importanti, perché
all’orizzonte ci sono le elezioni di mezzo-termine che, rinnovando il
Congresso, possono consolidare o rimettere in discussione le sue ambizioni
politiche.
Parliamo di sondaggi
veri non ritoccati, che bocciano il Presidente in doppia cifra percentuale,
evidenziando uno scivolone di oltre dieci punti dall’insediamento alla Casa
Bianca, penalizzando i punti fermi della sua agenda Maga e America First, dal
protezionismo, all’immigrazione, alle guerre.
Il mandato di Trump
era per una profonda rivoluzione, dai dazi alla deregulation, dalla cultura no-vax fino alla concentrazione dei
poteri nella persona del Presidente, costruito in parte sull’immagine di un
uomo che non conosceva e non aveva conosciuto mai sconfitte.
Ora quell’immagine si
è appannata agli occhi di un Paese irrequieto e palesemente in preda ad un
malessere sociale ed economico, che stenta a risolversi.
A fronte di
un’espansione dell’economia, solo auspicata ma non ottenuta finora, c’è chi
parla apertamente di recessione, perché mentre c’è chi guadagna miliardi di
business, continuando ad arricchirsi, altri guadagnano meno o non guadagnano
nulla.
La disoccupazione è
al 4,6%, la più alta dal 2021, con picchi nella popolazione di colore e tra i
laureati, in barba alle promesse fatte in campagna elettorale; il che spiega
l’erosione dei consensi e il timore di chi pensa che Trump trascuri il disagio di tanti per perseguire obiettivi di
grandezza, com’è nella sua natura di tycoon.
Angela Casilli


