Gloria Donati: leggere è una conversazione con noi stessi e l’autore. Intervista alla scrittrice, book blogger e critico letterario

 


di Andrea Giostra

Ciao Gloria, benvenuta e grazie per aver accettato il nostro invito. Come ti vuoi presentare ai nostri lettori che volessero sapere di te quale book blogger, scrittrice e critico letterario?

Ciao, grazie mille a te, per la tua disponibilità. Come voglio presentarmi? Nel più classico dei modi, piacere, Gloria ho 33 anni e sono una sognatrice.

Ci racconti come nasce il tuo Blog divenuto oramai un punto di riferimento per molti appassionati di scrittura e di libri? Quando lo hai creato, quale l’idea che lo ha concepito, quali gli obiettivi che ti sei posta, quali i destinatari che hai immaginato, quali i risultati ottenuti, quali successi e quali i fallimenti che hai vissuto? Insomma, raccontaci di questa tua avventura editoriale e social?

Allora, la storia è tanto complessa quanto semplice. Uscivo da una relazione orribile, dove lui mi aveva manipolata in ogni modo possibile, avevo smesso di scrivere, di cantare, di vivere perché tutto ruotava intorno a lui. Come spesso accade però dai momenti brutti possiamo rinascere. Dopo due anni di mental coaching con il mio insostituibile coach Leonardo, ho avuto la forza per iniziare da capo, ma partendo dall’amore per me stessa, così nei tre mesi in cui sono stata in casa perché obbligata dall’artrite, ho ripreso a scrivere fino a maturare l’idea di apire un mio canale, perché Leonardo mi diceva sempre: “con tutto ciò che tu hai passato, di cose da dire ne hai molte”. Ed è così, ma se ti devo dire la verità questa è la prima volta che svelo il perché tutto ha avuto inizio. Non ho mai detto a nessuno il come e il perché. Instagram è diventato il punto di rivincita prima, e poi il sogno per poter parlare di libri, e poi, quando uscirà, del mio. Un sogno per poter parlare con altre persone, e sentire le loro storie, come spesso accade, belle o brutte che siano.

Ho la pecca di credere di poter aiutare anche attraverso un social in cui si parla di libri e spesso è così, le persone grazie alla rubrica motivazionale del venerdì parlano, si aprono e per me è stupendo ascoltarle e poterle aiutare nel mio piccolo.

Fallimenti? Le sconfitte non sono fallimenti, svelo un'altra cosa, sono stata un anno quasi senza camminare e tre mesi in seguito. In quell’anno ero distrutta mentalmente perché non riuscivo a terminare la triennale in scienze dei beni culturali, alla fine però ho scoperto una cosa, ciò che conta non è quante volte si cade, ma tutte le volte in cui ci si rialza. I miei successi più grandi non sono i follower che ottengo, o Casa Sanremo, no, il successo più grande è quello che ti dicevo prima, poter parlare con le persone e, quando posso aiutare gli autori che come me all’inizio di questo viaggio si muovono su fili sottilissimi.

I social sono un mare immenso e sempre in cambiamento, alle volte è divertente altre, scoraggiante. Cosa posso dirti? I social sono un potente mezzo e chi come me li usa dovrebbe avere la coscienza di pubblicare cose sane e che non possano ferire, né istigare, o far vedere cose pericolose. Bisogna comprendere che i social sono incontro di idee e persone ognuna con le proprie storie alle spalle.

Chi è invece Gloria Donna al di là della sua passione per la scrittura, per i libri, per la critica letteraria e la lettura? Cosa puoi raccontarci della tua quotidianità?

La mia quotidianità è fatta come quella di tutti, sveglia presto, lavoro, casa, famiglia. Cucinare, spicciare, poi ci metti Instagram con la creazione dei suoi contenuti e video, le letture e il fatto che ho voluto reiscrivermi all’università perché sai, quando fai triennale e magistrale, poi ci prendi gusto, si finché non arriva il periodo degli esami! Così mi sono detta segnati a scienze dell’educazione ed ecco qua! Ogni sessione d’esame è un inferno.

Poi ci sono gli amici, e alle volte ho dei sensi di colpa così grandi nei loro confronti perché tra gli eventi dei libri e tutto il resto spesso non riesco a dedicare loro il tempo che vorrei, ma come si dice, pochi ma buoni, mi sostengono sempre standomi accanto. Come mia sorella gemella e il mio compagno.

Qual è il tuo percorso accademico, formativo, professionale ed esperienziale che hai seguito e che ti ha portato a fare quello che fai oggi nel vestire i panni di book blogger, scrittrice e critico letterario?

Allora, come ti dicevo ho una magistrale in arte e ora una triennale in scienze dell’educazione. A breve prenderò degli esami singoli per critica letteraria. Non ti nascondo che vorrei anche iscrivermi alla triennale in storia e storia della religione, ma vediamo il tempo.

Come nasce la tua passione per scrittura e per i libri? Chi sono stati i tuoi maestri e quali gli autori che da questo punto di vista ti hanno segnato e insegnato a svolgere bene la tua attività?

La passione della lettura deriva da mio padre, per la scrittura da mia madre. Fin da piccola ho partecipato a concorsi nazionali e locali di poesia, saggistica e racconti brevi, insomma, sono cresciuta tra righe e pagine.

Ci parli del tuo primo libro, “Senza libertà le ali di fuoco”? Come nasce, qual è l’ispirazione che l’ha generato, quale il messaggio che vuoi che arrivi al lettore, quali i destinatari che hai immaginato, quale le storia che ci racconti senza ovviamente fare spoiler?

Allora, io ve lo dico, ma non ridete, senza libertà nasce perché ero obbligato a frequentare la lezione di arte contemporanea (Arte che essendo io antichista non riesco ad apprezzare come si dovrebbe, lo ammetto è un mio limite). Comunque, ero lì che mi annoiavo e così è nato lui, il libro in cui ho riversato, ora lo so, molto del dolore che stavo provando in quegli anni di manipolazioni e violenze psicologiche. I destinatari di questo fantasy, dispotico e un po' fantascientifico, sono adolescenti e adulti. Il messaggio all’interno di Senza libertà è uno ed uno soltanto: possiamo scegliere chi essere: se gli artisti della nostra vita o meri spettatori.

È una storia forte, non lo nego, con violenza e amore, ma è anche una lotta interiore e psicologica. Sono due anni che sto lavorando a questo libro e spero che quando nel 2026 uscirà le persone gli dedichino l’attenzione che merita, perché i personaggi di Senza libertà non sono finti, ma siamo tutti noi.

Ci parli delle altre tue pubblicazioni? Quali sono, di cosa parlano, quando sono stati pubblicati, quali i messaggi che hai voluto lanciare? Insomma, raccontaci dei tuoi scritti liberamente per incuriosire i nostri lettori.

Ho pubblicato pochi libri in realtà: Il regno di Ehiart, avevo appena dieciotto anni, ma ad oggi il libro non è più in commercio, attende di essere ripubblicato. Poi pubblicai delle fiabe per bambini, anche questi sono in un cassetto ad oggi perché meritano l’attenzione di una Gloria più matura anche nella scrittura. Infine, arriva lui, Senza libertà, un libro che spero uscirà nel 2026.

C’è qualcuno che vuoi ringraziare che ti ha aiutato a realizzare i tuoi libri? Se sì, chi sono queste persone e perché le ringrazi pubblicamente?

Certo che sì. La mia odierna editor Letizia De Luca, mia sorella Samanta, i miei amici, e me stessa.

«… mi sono trovato più volte a riflettere sul concetto di bellezza, e mi sono accorto che potrei benissimo (…) ripetere in proposito quanto rispondeva Agostino alla domanda su cosa fosse il tempo: “Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so.”» (Umberto Eco, “La bellezza”, GEDI gruppo editoriale ed., 2021, pp. 5-6). Per te cos’è la bellezza? La bellezza letteraria e della scrittura in particolare, la bellezza nell’arte, nella cultura, nella conoscenza … Prova a definire la bellezza dal tuo punto di vista. Come si fa a riconoscere la bellezza secondo te?

Cosa è la bellezza per me? Un bocciolo di fiore. Dirai: “cosa? un bocciolo? perché?”, perché siamo tutti dei boccioli bellissimi, ma pieni di paure. Un bocciolo prima di fiorire teme il confronto con gli altri, non si sente mai abbastanza bello o intelligente, quando fiorisce ha ancora quel timore, e sai perché? Perché quando parliamo di bellezza, la società e la mente ci riportano sempre allo stereotipo del bello: il fisico, il viso, gli occhi. Ma per me la bellezza è nell’anima, nel cuore. Quando un fiore sboccia, poco dopo appassisce, così la bellezza, la quale è eterea e volatile. Ma chi siamo dentro, quello resterà per sempre impresso nel cuore di chi ci ha conosciuto.

Quando ero bullizzata alle medie perché cicciottella e con gli occhiali, avrei voluto tanto che qualcuno mi dicesse: Gloria, tu sei bella così perché sei un fiore del Signore e come fiore sarai sempre bello.

Siamo tutti belli, perché siamo figli del dono della vita.

«Appartengo a quella categoria di persone che ritiene che ogni azione debba essere portata a termine. Non mi sono mai chiesto se dovevo affrontare o no un certo problema, ma solo come affrontarlo.» (Giovanni Falcone, “Cose di cosa nostra”, VII ed., Rizzoli libri spa, Milano, 2016, p. 25 | I edizione 1991). Tu a quale categoria di persone appartieni, volendo rimanere nelle parole di Giovanni Falcone? Sei una persona che punta un obiettivo e cerca in tutti i modi di raggiungerlo con determinazione e impegno, oppure pensi che conti molto il fato e la fortuna per avere successo nella vita e nelle cose che si fanno, al di là dei talenti posseduti e dell’impegno e della disciplina che mettiamo in quello che facciamo?

Io sono una di quelle persone che ha sempre lottato per ottenere ogni cosa, punto un obbiettivo e cerco di raggiungerlo in ogni modo a meno che, questo non ferisca chi mi è accanto. Però credo anche che oltre l’impegno e la caparbietà un po' di fortuna non guasti.

«La lettura di buoni libri è una conversazione con i migliori uomini dei secoli passati che ne sono stati gli autori, anzi come una conversazione meditata, nella quale essi ci rivelano i loro pensieri migliori» (René Descartes in “Il discorso del metodo”, Leida, 1637). Qualche secolo dopo Marcel Proust dice invece che: «La lettura, al contrario della conversazione, consiste, per ciascuno di noi, nel ricevere un pensiero nella solitudine, continuando cioè a godere dei poteri intellettuali che abbiamo quando siamo soli con noi stessi e che invece la conversazione vanifica, a poter essere stimolati, a lavorare su noi stessi nel pieno possesso delle nostre facoltà spirituali. (…) Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza quel libro, non avrebbe forse visto in sé stesso.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905 | In italiano, Marcel Proust, “Del piacere di leggere”, Passigli ed., Firenze-Antella, 1998, p.30). Tu cosa ne pensi in proposito? Cos’è oggi leggere un libro? È davvero una conversazione con chi lo ha scritto, come dice Cartesio, oppure è “ricevere un pensiero nella solitudine”, ovvero, “leggere sé stessi” come dice Proust? Dicci il tuo pensiero…

Si, leggere è una conversazione con noi stessi e l’autore. Perché ammettiamolo, ogni autore lascia qualcosa di sé dentro ad ogni personaggio. E quando si va a leggere un libro, un personaggio ci rispecchia quasi sempre. È questo il bello della lettura e della scrittura sono entrambi terapeutici.

«Non mi preoccupo di cosa sia o meno una poesia, di cosa sia un romanzo. Li scrivo e basta… i casi sono due: o funzionano o non funzionano. Non sono preoccupato con: “Questa è una poesia, questo è un romanzo, questa è una scarpa, questo è un guanto”. Lo butto giù e questo è quanto. Io la penso così.» (Ben Pleasants, The Free Press Symposium: Conversations with Charles Bukowski, “Los Angeles Free Press”, October 31-November 6, 1975, pp. 14-16.) Secondo te perché un romanzo, un libro, una raccolta di poesie abbia successo è più importante la storia (quello che si narra) o come è scritta (il linguaggio utilizzato più o meno originale, armonico, musicale, accattivante per chi legge), volendo rimanere nel concetto di Bukowski?

Secondo me, importa molto la storia, perché può essere scritta nei migliori dei modi, ma se la storia non sa coinvolgere, far emozionare, e immergerti nel libro, sarà difficile che il lettore prosegua nella lettura.

«Io vivo in una specie di fornace di affetti, amori, desideri, invenzioni, creazioni, attività e sogni. Non posso descrivere la mia vita in base ai fatti perché l’estasi non risiede nei fatti, in quello che succede o in quello che faccio, ma in ciò che viene suscitato in me e in ciò che viene creato grazie a tutto questo… Quello che voglio dire è che vivo una realtà al tempo stesso fisica e metafisica…» (Anaïs Nin, “Fuoco” in “Diari d’amore” terzo volume, 1986). Cosa pensi di queste parole della grandissima scrittrice Anaïs Nin? E quanto l’amore e i sentimenti così poderosi sono importanti per te e incidono nella tua scrittura, nella tua arte e nel tuo lavoro?

Questa domanda non è semplice, comunque proverò a rispondere al mio meglio, i sentimenti per me sono importantissimi, la forza motrice della vita e quindi anche della scrittura. Infatti spesso scrivo con la musica, ma solo quella che riesce a farmi emozionare, poiché senza emozioni non solo la vita sarebbe sterile, ma anche un libro.

 

«In una società in cui le parole sono usate anzitutto nel loro valore emotivo, gli uomini non sono liberi. Sono schiavi spesso per opera del demagogo che sa usare con astuzia i valori connotativi delle parole … altre volte si è schiavi per una sorta di occulto patto sociale per cui certi valori, che è scomodo sottoporre a critica, sono protetti da parole magiche, che istintivamente connotano “positività”. Allora tutte le parole che connotativamente vi si oppongono appaiono alonate di terribile e ampia “negatività”. Quando una società è prigioniera di questi tabù linguistici, chi cerchi di muovervisi criticamente è soggetto a esperienze tremende, prigioniero della maglia di parole da cui sarà soffocato, personaggio kafkiano che infine non riuscirà più a comprendere quali sia il potere che lo sovrasta.» (Umberto Eco, “Sotto il nome di plagio”, Bompiani ed., Milano, 1969). Cosa ne pensi di questa lucida analisi di Umberto Eco che fece nel lontano 1969, e oggi quanto mai attuale? Qual è, secondo te, oggi il valore della parola e quali i rischi terribili nell’usarla criticamente contro il cosiddetto mainstream?

Riporti qui ciò che tempo fa scrissi a dei miei colleghi: Le parole sono la cosa più bella e potente che abbiamo, perché una volta dette non smettono mai di vivere nella nostra mente. Tornano, quando meno ce lo aspettiamo e lasciano il segno indelebile del loro passaggio nella nostra anima. Le parole sono armi cariche di amore o dolore, ma sanno conquistare i terreni anche più aridi gettando piccoli semi.

 

Conoscerai sicuramente l'interessantissima e al contempo “strana” sintonia intellettuale tra Italo Calvino e Umberto Eco rispetto a quello che Eco definisce un “problema narrativo”, ossia il “ruolo del lettore” che alla fine degli anni '70 li portò a scrivere, l'uno inconsapevole dell'altro, due libri bellissimi che hanno fatto e fanno la storia della letteratura internazionale, o se vogliamo, la storia della “narrazione come arte primaria e ancestrale dell'Uomo”. Umberto Eco scriveva “Lector in fabula”, pubblicato in Italia dall'Editore Bompiani nel 1979, tradotto contemporaneamente nella versione inglese col titolo di “The Role of the Reader”, pubblicato nel 1979 dall'Editore Indiana University Press; Italo Calvino, in contemporanea, pubblicava uno dei libri più belli che abbia mai scritto, “Se una notte d'inverno un viaggiatore”, edito da Einaudi nello stesso periodo, il 1979. In entrambi i bellissimi libri il fulcro della narrazione è la figura del “lettore”, la sua capacità di esplorazione, i vari ruoli che assume nella lettura del libro, come il lettore può essere o non essere in grado di interpretare quanto è scritto, e quindi di capire quello che lo scrittore ha tracciato col suo narrare, di come il lettore è in grado di comprendere il codice narrativo dello scrittore. In fondo il problema che Eco e Calvino si ponevano alla fine degli anni '70 non era altro che l'“essenza delle semiotica” che nella fattispecie ha molto a che fare con il sistema dei processi di comunicazione e di relazione tra chi scrive e chi legge. Cosa pensi, quale scrittore, della prospettiva di Eco e di Calvino?

Hai nominato due dei miei scrittori preferiti e che più apprezzo. Ti dico che, come scrittore e anche come lettrice sono molto d’accordo con loro. Perché il lettore diventa parte integrante del libro, protagonista assoluto, perché sa immedesimarsi nei personaggi, è felice con loro, triste, arrabbiato. Insomma, il lettore è davvero l’anima pulsante di ogni libro.

 

«L’ambizione e un po’ di fortuna sono cose che possono essere di molto aiuto per uno scrittore, se ce l’ha. Troppa ambizione e poca fortuna, se non proprio scalogna, possono rovinarlo. Ma soprattutto bisogna avere talento. Ci sono scrittori che di talento ne hanno tanto; non conosco scrittori che non ne abbiano. Ma un modo di vedere le cose originali e preciso e l’abilità di trovare il contesto giusto per esprimerlo, sono un’altra cosa.» (Raymond Carver, “Il mestiere di scrivere”, titolo originale “On Writing”, 1981-1983, New York Time Review, in “A Storyteller’s Notebook”). Tu cosa ne pensi delle parole di Carver? Cosa serve a uno scrittore dei nostri giorni che ha talento per diventare un grande scrittore riconosciuto tale dalla critica di settore e che riesce ad affezionare alla sua scrittura e ai suoi libri decine di migliaia di lettori?

Oggi, si parla moltissimo di show telling e, secondo me, è questa la parola chiave: non mostrare, ma far vivere le emozioni, attraverso le percezioni.

 

Come si fa, dalla tua prospettiva di critico letterario e book blogger, a riconoscere il vero talento in uno scrittore dei nostri giorni? Quali sono gli elementi che ci fanno capire che stiamo leggendo uno scrittore di talento e non un semplice artigiano della scrittura che riesce a scrivere semplicemente e banale “cronaca letteraria” raccontando fatti in successione cronologica, come fa un buon giornalista, e non “vera letteratura” come invece deve fare uno “scrittore vero” come lo sono stati i nostri grandi scrittori del Novecento e dei secoli precedenti?

Show telling, come ho detto è la parola chiave. Un vero scrittore è in grado di far emozionare e immedesimare il lettore. Non è la grammatica perfetta a rendere un testo splendido, ma la capacità di far emozionare.

 

Gli autori e i libri che, secondo te, andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri da leggere nei prossimi mesi dicendoci il motivo della tua scelta.

Ci sono libri che non solo intrattengono, ma cambiano il modo in cui guardiamo il mondo. Secondo me, alcuni autori sono imprescindibili proprio perché sanno lasciare un segno profondo nel lettore. Ecco tre titoli che consiglierei per i prossimi mesi — diversi tra loro, ma accomunati dalla capacità di arricchire.

1. “1984” di George Orwell

Un classico senza tempo. È un romanzo che fa riflettere sul potere, sulla manipolazione delle informazioni e sulla fragilità della libertà individuale. Rileggendolo oggi, colpisce quanto sia ancora attuale: aiuta a sviluppare uno sguardo critico sulla società e sui meccanismi del controllo.

2. “La strada” di Cormac McCarthy

Una storia cruda, essenziale e profondamente umana. McCarthy riesce a raccontare un rapporto padre-figlio in una cornice apocalittica con una prosa che è allo stesso tempo dura e poetica. È un romanzo che resta dentro, perché ci ricorda cosa significa proteggere ciò che amiamo anche nei momenti più bui.

3. “Sapiens. Da animali a dèi” di Yuval Noah Harari

Un saggio brillante e accessibile che ripercorre la storia dell’umanità con uno sguardo nuovo. Harari ha il talento di rendere semplici concetti complessi, e soprattutto di porre domande che cambiano il modo in cui pensiamo alla nostra specie e al nostro futuro. Perfetto per chi ama capire come funziona il mondo.

 

Ti andrebbe di consigliare ai nostri lettori tre film da vedere? E perché, secondo te, proprio questi?

Credo di essere pessima nel consigliare film. Sono appassionata solo dei cartoni Disney, Star Wars, Marvel, Signore degli anelli e Harry Potter. Quindi, sono davvero pessima per dare consigli. Però se proprio devo, guardatevi tutta la Marvel e tutto Star Wars, perché? Perché li amo.

 

Ci parli dei tuoi imminenti e prossimi impegni culturali e professionali, dei tuoi lavori in corso di realizzazione? A cosa stai lavorando in questo momento? In cosa sei impegnata che puoi raccontarci?

Allora, in questo momento sto terminando l’editing di Senza libertà il mio libro fantasy. A livello di recensioni e programmazioni, sono praticamente full e ne sono davvero felice.

 

Dove potranno seguirti i nostri lettori?

Allora, se vorranno seguirmi potranno trovarmi su TikTok come Glo.donati su Instagram con lo stesso nome Glo.donati, Facebook, sulla mia pagina Gloria Donati che sto avviando da pochissimo in modo serio, e basta. Ho anche un canale YouTube, ma è più che altro una sperimentazione.

 

Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire a chi leggerà questa intervista?

Grazie per avermi scelta. Poi vorrei dire a tutti quanti voi, non importa quanto male possono farvi lungo la via, non importa quante volte cadrete o quante lacrime verserete tutto ciò che conta è che scegliate sempre di essere gli artisti della vostra vita e mai gli spettatori. Dentro di noi c’è una forza immensa così grande che forse solo l’universo lo è di più. Non smettete mai di inseguire i vostri sogni.

Gloria Donati

https://www.facebook.com/samantaegloria.donati

https://www.instagram.com/glo.donati/

Il libro

Gloria Donati, “Senza libertà le ali di fuoco”, 2024

https://www.casasanremo.it/2024/12/12/gloria-donati-senza-liberta-le-ali-di-fuoco/

 


Fattitaliani

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