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| Fillia – Luigi Colombo, futurista |
di Luciano Tommaso Gerace *
“Cerco un centro di gravità permanente
che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose sulla
gente
avrei bisogno di…
Cerco un centro di gravità permanente che non mi faccia mai cambiare idea sulle
cose sulla gente
over and over again” (Franco
Battiato)
Il testo famoso di Battiato si riferisce ad una permanenza, l’ho ristretta alla provvisorietà. Non è una licenza poetica la mia, bensì la constatazione storica che i Cattolici italiani hanno nel tempo abbandonato il concetto di appartenenza ad un presunto “centro politico” per rivolgersi e appartenere al mondo della solidarietà e della carità, avendo con la Chiesa un rapporto di riferimento. Con questa Chiesa di Leone XIV in particolare. Il voto va dove ognuno di noi decide che vada, lontano certamente dai professionisti del “buonismo politico” collocati qua e là in ogni partito e partitino e persino nelle Istituzioni. Buonisti interessati anche fra Cattolici di comunità, con pregresse aspirazioni governative, e comunque lontani da quanto ci si aspetta da loro, di fatto inconcludenti.
L’ossessione dei partiti di parlare di Centro cattolico come riferimento della loro azione è quanto mai velleitaria e non veritiera. L’ammiccare da parte di “disinvolti chierichetti” al Cattolicesimo è una pratica ormai in disuso almeno dagli anni 90, gli anni dell’inchiesta di Mani pulite, inchiesta che nel tempo ha generato i tempi attuali colmi di contraddizioni e risvolti pesanti antistorici anche tra gli stessi magistrati protagonisti e partiti inginocchiati pur collusi, ad applaudire “i capitani coraggiosi” delle procure e di vari manettari.
Alla base di tutto, la politica ormai è vittima di una comunicazione univoca, manovrata e allora via con la propaganda…La voglia della destra meloniana di contrastare spasmodicamente una languente sinistra nella cultura soprattutto (per sostituirsi e lo si capisce) è il tema della polemica quotidiana, così come lo è stata quella della sinistra sulla provenienza dal fascismo del partito del Presidente del Consiglio.
Poi il ricercare sempre un nemico politico da battere tramite ogni mezzo disponibile è diventato una sorta di meme della conseguente aggressività di parte. Si va dalla demonizzazione, al ridicolizzare fino a scippare ideologicamente personaggi della cultura progressista, allestendo così un pantheon di comodo, con lo sfondo delle passarelle della kermesse di Atreju come cassa di risonanza mediatica. L’operazione politica e culturale di Meloni per appropriarsi del “monopolio della memoria” è perfino antistorica! Anche perché da quando la sinistra si è innamorata dei proPal ha dimenticato l’Ucraina. Questo succede quando non ci sono personaggi di rilievo in grado di interpretare quello che succede con intelligenza senza aggettivi e la sinistra non li ha.
A destra eccetto Giorgia Meloni si vede poco all’orizzonte; condivido quanto ha scritto Veneziani. I cattolici non possono ancora stare a guardare stropicciandosi gli occhi sbalorditi per quanto accade e non è sufficiente il Presepio della Meloni per rassicurarsi e mettersi la coscienza a posto. Certe reazioni scomposte e strumentali alla tragedia delle guerre, la deresponsabilizzazione del Governo che scarica tutto sulle colpe dei precedenti governanti e dell’Europa, specie in tema dei migranti, vissuto essenzialmente come problema di polizia e di chiusura dei porti, l’inadeguatezza dell’azione politica prevalentemente muscolare e rivendicativa, con atteggiamenti addirittura imperiosi nei confronti dell’UE, già notevolmente in confusione, tutto questo rischia di provocare una crisi non solo politica, ma anche istituzionale nei rapporti con le altre Istituzioni.
Ormai non si tratta di misurarsi, con ragionamenti binari, con un cambio di maggioranza, ma ad un mutamento se non stravolgimento del nostro sistema politico parlamentare e il complessivo funzionamento nella cooperazione e collaborazione tra le diverse istituzioni. In più la decomposizione di Rai e Mediaset è sempre più visibile. In particolare lo smarrimento della Rai, in quanto azienda pubblica di informazione, cultura e spettacolo, sta perdendo le capacità di autonomia e indipendenza, di pluralismo, di rispetto sostanziale di tutte le posizioni ideali e civili presenti nella società.
Le grandi difficoltà del funzionamento delle democrazie pluraliste e liberali non riguardano solamente l’Italia né possono essere genericamente liquidate come sopravvento dei populismi. La tensione sovranista appare vincente nella stessa storia degli Stati Uniti con la presidenza Trump, lanciato in una guerra di arroccamento senza precedenti e sfociata nella guerra commerciale dei dazi, destinata a conseguenze drammatiche per il mondo intero.
Noi Cattolici siamo pellegrini alla ricerca di senso, bisognosi di una sosta religiosa e culturale per comprendere meglio le sfide del proprio tempo e meditare risposte. In comunione con tutti gli altri uomini in ricerca, vicini e lontani, bisognosi di speranza e di valori di vita. La presente stagione è fin troppo occupata da paura e da angosce, da preoccupazioni severe per il futuro anche della Chiesa e di tante comunità ed esperienze diffuse, talvolta forse smarrite e prive di un collegamento significativo che costruisce la Chiesa, vera “Ecclesia”, comunità orante e operante per il bene comune.
Lo ripete di continuo Papa Leone XIV, ricordando Paolo VI, che dal Concilio Vaticano II espresse anche preoccupazione per una incompiutezza e insufficienza sempre da colmare e conquistare. Prima fra tutte: affrontare la multiculturalità irrobustendo l’identità cristiana per instaurare un rapporto paritario, per evitare (purtroppo in atto) che per dimostrare di essere aperti rinunciamo alle tradizioni e rimaniamo sotto mira di integralisti religiosi assassini.
Come trasmettere il concetto della centralità di valori ai nostri giovani se noi stessi ci adagiamo sul consueto dell’andazzo?
Urge un’azione culturale di formazione e non indottrinamento verso le generazioni future. Certo vanno coltivate e non fatte scappare all’estero o farle rifugiare in modelli oltranzisti. La condizione dell’umanità insieme a non pochi elementi di miglioramento e di speranza offre tuttavia ferite profonde nel suo tessuto di popoli in guerra e alle prese con il dramma della fame e della sete, del mancato rispetto della dignità delle persone, tutte cause e conseguenze della tragedia migratoria, segno misterioso e drammatico di una umanità dolorosamente in cammino, che testimonia l’urgenza di un bisogno d’incontro e di accoglienza fraterno e disponibile al dialogo con l’altro per preparare un mondo più giusto e consapevole.
Per ora solo Papa Leone è il rifugio sicuro (centro di gravità) di noi cattolici non assuefatti alle chimere delle propagande. Dobbiamo partire da questo punto fermo e laicamente promuovere con urgenza un’adunanza di uomini di buona volontà con fede e bagaglio di tradizioni condivisibili, senza i paramenti della demagogia e della volgare propaganda.
*direttore –
www.italianitalianinelmondo.com



