Libri, "Memorie scritte sulla pelle" il viaggio di Licianna Cartini tra dolore e rinascita. L'intervista di Fattitaliani

 



di Giovanni Zambito - Un ritrovamento inatteso, due diari custoditi tra gli oggetti della madre scomparsa, diventa il punto di partenza di un percorso intimo e toccante. In Memorie scritte sulla pelle, Licianna Cartini intreccia ricordi, sofferenze e speranze, dando vita a un racconto che attraversa l’infanzia, la complessità dei legami familiari, la prova della malattia e la scoperta di una forza interiore capace di trasformare il dolore in rinascita. Un libro che invita a riflettere sulla resilienza, sull’amore e sulla potenza della memoria come eredità vitale. L'intervista di Fattitaliani.

Nella sua biografia si legge che la scrittura è nata anche come necessità di elaborare un lutto. In che modo questo bisogno personale si è trasformato in un progetto narrativo?
Questo progetto editoriale è nato con la necessità di elaborare il pesante lutto della morte di mia madre, avvenuta a fine novembre 2023, per una malattia incurabile durata poco più di due anni. Un lutto che mi porto avanti ancora, ovviamente, che mi ha lasciato “orfana”; mio padre era già mancato nel 2018.
Oltre al lutto, ho dovuto elaborare anche vari percorsi di malattia, miei e di mia madre, che per uno strano gioco del destino si sono intrecciati. Il 2023 è stato un anno per me decisamente pessimo, perché a gennaio avevo scoperto di avere di nuovo un problema di salute che mi ha accompagnata, tra intervento e terapie continuative fino a settembre e, a novembre, ho perso anche mia madre.
Sono sprofondata in un baratro e ho cercato un supporto psicologico; come terapia, mi ha consigliato di scrivere i miei pensieri, i miei sentimenti e ho iniziato a scrivere per me, tirando fuori tutto quello che provavo.
Inoltre ho poi dovuto pulire e svuotare la casa di mia madre, con ritrovamento di vari oggetti personali, fotografie, documenti che mi hanno portato a fare un salto nel passato.
Da mio padre ho ereditato la passione per i libri e per la scrittura, lui aveva lavorato in tante case editrici e amava scrivere; così ho pensato di provarci anch’io. Ho contattato un editor che mi aiutasse nella stesura e nel progetto, più che altro a riordinare le idee, e ha preso forma.

Memorie scritte sulla pelle si apre con il ritrovamento dei diari di sua madre. Quanto c’è di autobiografico e quanto di romanzato in questo racconto?
Il ritrovamento dei diari di mia mamma è assolutamente vero, queste due agende esistono. Non c’è niente di romanzato, è proprio avvenuto durante i lavori di pulizia e svuotamento a cui mi riferivo prima.

La figura materna, la memoria e la resilienza sono al centro del libro: quale legame tra queste dimensioni sente più forte nella sua esperienza personale?
Sento molto forte il legame con la figura materna, ma anche con la resilienza, in particolare con la mia resilienza personale, che mi ha aiutata a non cedere e a combattere giorno dopo giorno.

Malattia e dolore. Com’è riuscita a trasformare un’esperienza tanto dura in una testimonianza di speranza?
Non è stato facile, assolutamente. Ho tirato fuori una forza che non sapevo neanche di avere, ho cercato di vivere giorno per giorno per affrontare tutto. Mi sono fatta aiutare dalla mia famiglia, da mio marito in particolare, dalla psicologa, ma anche dalle persone che ho incontrato nel reparto oncologico dell’ospedale. Tutti, in particolare donne, erano lì per un problema simile al mio, non uguale, ma simile. E ho visto una forza anche nei loro occhi e nella voglia di parlare e di sfogarsi che mi ha colpita. Mi sono resa conto che la vita merita di essere vissuta nel presente, che io ero importante, che è indispensabile prendersi cura di se stessi e degli altri.

Nel titolo ricorre l’idea della scrittura “sulla pelle”: vuole trasmettere la sensazione di qualcosa che resta inciso, indelebile?
Nel titolo c’è il riferimento alla pelle, per via delle cicatrici, segni tangibili a testimonianza di quello che è successo, mie e di mia madre.

Lei insegna nella scuola media: i suoi studenti hanno influenzato, direttamente o indirettamente, il suo modo di raccontare?
Insegno nella scuola media, sì; un po’ lavorare con i ragazzi mi ha aiutata nel mio modo di raccontare, soprattutto nell’essere realistica e anche un po’ tranchant in alcuni passaggi.


Il suo è un esordio narrativo. Quali autori o letture l’hanno ispirata maggiormente nel dare forma alla sua voce letteraria?

Premesso che le mie letture preferite sono i thriller, però ovviamente in questo caso non mi sono stati d’aiuto, tranne nel modo di raccontare che qualcuno ha definito uno stile quasi giornalistico. Tra i vari autori che parlavano di argomenti simili al mio, posso citare Michela Murgia, Ada d’Adamo, Daria Bignardi, più nota per la televisione, ma nei suoi libri ha parlato sia di malattia che di elaborazione del lutto. Tramite Facebook faccio parte di alcuni gruppi che parlano di tumori e alcune “colleghe” di sventura hanno scritto e pubblicato opere, e ho voluto provare anch’io.

Come ha scelto il suo pseudonimo? e perché usarne uno?
Lo pseudonimo è nato dalla fusione degli altri miei due nomi. Io sono Barbara Anna Licia, quindi ho creato Licianna, e dalla fusione dei cognomi di mio padre “CARdillo” e di mia madre “PanTINI”. Ho scelto inizialmente di non firmare con il mio nome per bisogno di riservatezza, non volevo subito farmi riconoscere. Ma non escludo di poterlo magari ripubblicare usando il mio nome vero.


L'autrice

Nata e cresciuta ad Asti, graziosa città del Piemonte, famosa per il vino e il palio, l’autrice, la cui passione per i libri affonda le radici fin dall'infanzia, è alla sua prima pubblicazione. Da sempre immersa nel mondo della lettura, ha trasformato questa vocazione in una professione, dedicandosi con entusiasmo all'insegnamento nella scuola media.

Da qualche anno residente nel torinese, dopo alcune vicissitudini, ha deciso di dedicarsi alla scrittura, coniugando le sue conoscenze all’esperienza quotidiana, complice anche la necessità di elaborare un lutto, arricchendo la sua narrazione di una sensibilità autentica e di uno sguardo attento su alcune dinamiche familiari e umane. Il suo pseudonimo, Licianna Cartini, cela una voce narrativa fresca e promettente, pronta a lasciare il segno in chi la leggerà.


Fattitaliani

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