Annalisa Minetti: il palco, strumento di comunicazione. L’intervista di Fattitaliani

Fattitaliani



Con la sua immancabile voglia di comunicare e di trasmettere-condividere emozioni con parole e canzoni, ieri sera Annalisa Minetti al ristorante Tema (Viale di Porta Ardeatina 118, Roma) ha deliziato il pubblico convenuto con alcuni suoi brani e delle cover in occasione del lancio del suo prossimo tour. Fattitaliani l’ha intervistata utilizzando anche alcuni titoli del suo repertorio.

Quando si comincia un nuovo tour, come fare a rompere il ghiaccio?

In realtà, è talmente una passione, una cosa che hai dentro che non vedi l’ora di salire sul palco e più che rompere il ghiaccio, ti vien proprio voglia di “spaccare tutto”, di irrompere nelle emozioni delle persone che stanno di fronte a te e rimescolare un po’ tutto.

Ti racconterai anche un po’?

Assolutamente sì. Trovo che sia necessario farlo, sono una persona che si mette molto a nudo quando sto sul palco e mi piace l’idea di parlare. Io parlo tantissimo quando sono sul palco, chiaramente i miei musicisti “mi menano” e dicono “taglia!”, però sono una persona che utilizza il palco come strumento di comunicazione. Quindi, è necessario un po’ anche responsabilmente diventare un riferimento per chi ti ascolta.

La musica ti fa sentire “Libera”?

La musica è libertà, libertà di espressione.

“Inequivocabilmente tu”, quando canti pensi a qualcosa, a qualcuno?
Inequivocabilmente io in base a quello di cui parlo, dedico sempre la canzone a qualcuno e a qualcosa.

Che cosa ti proponi di fare una cosa “One more time”, ancora una volta?

Alimentare la mia volontà, allenarla: è fondamentale per pensare ad altri progetti.

In quest’epoca piena di contrasti, come fare per tenere uniti “Due mondi”, due culture, due persone fra loro?

La condivisione è necessaria per dare la possibilità al mondo di essere un globo e un universo, un insieme di tante opportunità. La contaminazione di due o più persone è necessaria per costruire il confronto.

Si percepisce “La voce della verità” rispetto a quella falsa?

Io la percepisco. La voce per me lo specchio dell’anima, a differenza di chi dice che lo siano gli occhi. Per me lo è la voce e quindi avere la possibilità di percepire attraverso la voce di chi interloquisce con me sfumature che possano far cadere il senso di quello che stanno dicendo è diventato per me oramai un’abitudine.

Hai detto di parlare molto durante i concerti. Che cosa ti arriva “Da questo mare” che è il pubblico?
Sempre tanta gratitudine e io ricambio con tanta gratitudine. Io sento che le persone hanno bisogno di persone positive, di guide e io cerco di esserlo sul palco anche se può sembrare un po’ presuntuoso da parte mia, ma credo di aver vissuto esperienze di vita e di aver superato brillantemente alcune di queste che me la prendo la responsabilità, e la porto avanti.

“Che cosa, l’amore” produce come suo effetto primario?

La felicità, il benessere e poi in qualche modo ti allena a superare delle cose come momenti di tristezza. Non sempre si è compresi dal tuo amore, ma l’idea comunque che ci sia la possibilità di comunicare e comunicarsi, ci permette di crescere e capire dove, cosa non si è detto e cosa non si è fatto.


Ti fa sentire “In volo”?

Io in volo ci sto sempre, soprattutto quando sto con i miei figli, che sono le mie ali.

Se dovessi recitare adesso un’ “Ave Maria” a chi la dedicheresti?

Qualcuno mi ha definita “una preghiera che cammina”. In realtà, sono una devozione che si alimenta ogni giorno di amore e che cerca d’infondere amore e speranza. Quindi, vorrei essere la mia Ave Maria per avere fondamentalmente nei confronti del cielo un grande rispetto, la possibilità - indipendentemente da come lo chiamino altri - di dire che si chiama amore e che va rispettato, tutelato.

Quindi, una cosa in cui “Credi Credi”…

Io ci credo, credo fermamente.

Ti fa piacere che il tuo nome sia legata alla canzone “Senza te o con te”?

Beh, il mio nome nasce da lì. È la canzone che canti di più, che ti chiedono di più però devo dire che mi piace l’idea di trasformarla e la riproporrò nella prima parte in acustica, tutta particolare. Giovanni Zambito.

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