“PER…VERSI ITALIANI” interpretato e diretto da Vincenzo Zingaro al Teatro ARCOBALENO dal 23 Aprile al 1° Maggio

Fattitaliani

Al Teatro ARCOBALENO (Centro Stabile del Classico), dal 23 Aprile al 1° Maggio, sarà in scena un evento straordinario: “PER…VERSI ITALIANI”, interpretato e diretto da Vincenzo Zingaro.

Dopo il grande successo ottenuto con “ADELCHI” di A. Manzoni, “EPOS - ILIADE, ODISSEA, ENEIDE”, da Omero e Virgilio, “ORLANDO FURIOSO” di L. Ariosto, Vincenzo Zingaro condurrà gli spettatori nello straordinario universo della POESIA ITALIANA, attraverso i suoi VERSI più emozionanti e coinvolgenti, seguendone l’evoluzione in tutte le sue manifestazioni: dai grandi poeti, ai librettisti, fino ai nostri cantautori, che possono essere considerati i moderni trovatori. Trentatré poeti, dal 1200 ad oggi, si “incontreranno” in un’unica partitura, senza soluzione di continuità, in uno SPETTACOLO-CONCERTO, in cui la musica dal vivo, il canto e la parola si fondono, dando vita ad un viaggio dagli abissi più profondi alle vette più elevate dell’anima.

L’evento è promosso dalla SOCIETA’ DANTE ALIGHIERI, che lo ha inserito nel progetto “IL MONDO SALVATO DALLA POESIA” e che, nel 2009, ha conferito a Vincenzo Zingaro la benemerenza per l’Arte e la Cultura italiana.

NOTE DI REGIA 

Perché questo viscerale legame con la poesia? Perché continuare a rischiare in territori così lontani dalle sicure sponde del quotidiano, portando in palcoscenico ciò che potrebbe essere tranquillamente fruito attraverso la carta stampata? Innanzitutto, per un senso di  rifiuto, di ribellione verso un quotidiano sempre più omologato e imbarbarito da una sottocultura dominante; per il bisogno di riscoprire un significato più profondo dell’esistenza.

La poesia, per citare Carmelo Bene, “è distacco, lontananza, assenza, separatezza, malattia, delirio, suono, e soprattutto, urgenza, vita, sofferenza”; in una parola “libertà”. Libertà di percorrere la propria anima, in tutte le sue sfaccettature, dalle vette più elevate agli abissi più profondi.  Il palcoscenico quindi, luogo ideale per esplorarne i territori più controversi, è in grado di restituire, più di ogni altro mezzo, l’originale funzione dell’atto poetico in tutte le sue potenzialità.

Eugenio Montale, nel discorso tenuto presso l’Accademia di Svezia nel 1975, in occasione del conferimento del Premio Nobel, asserisce che “la poesia nasce dalla necessità di aggiungere un suono vocale al ritmo martellante delle musiche primitive”. Il legame con la musica quindi è imprescindibile. Pensiamo ai versi cantati dagli aedi in Grecia nell’VIII secolo a.c.; pensiamo ai trovatori nel medioevo.

E’ solo dopo l’invenzione della stampa, nella metà del XV secolo, che la poesia si rende autosufficiente rispetto alla musica e la sua fruizione si fa progressivamente silenziosa, visiva, diventando un fatto privato. Ma in questa dimensione sfugge un aspetto fondamentale della poesia: il “significante”, ovvero l’immagine acustica, fatta di ritmo, musicalità, metrica, aspetti che hanno un’importanza anche maggiore rispetto al “significato”, ovvero al contenuto del testo poetico. Diceva Valéry : “Il verso poetico è un’esitazione tra suono e senso”. Carmelo Bene va oltre, affermando l’assoluta supremazia del “significante” sul “significato”, prendendo alla lettera le parole di Nietzsche, secondo il quale “ciò che nel linguaggio meglio si comprende non è la parola, bensì il tono, l’intensità, la modulazione, il ritmo con cui una serie di parole vengono pronunciate. Insomma la musica che sta dietro le parole, la passione dietro questa musica, la personalità dietro questa passione: quindi tutto quanto non può essere scritto.”

Alessandro Baricco, assistendo la prima volta a una lettura poetica di Carmelo Bene, scrive su La Stampa: “quando sono uscito non avrei saputo dire cosa quei testi dicevano. Il fatto è che nell'istante in cui Carmelo Bene pronuncia un parola, in quell'istante, tu sai cosa vuol dire: un istante dopo non lo sai più. Così il significato del testo è una cosa che percepisci, si, ma nella forma aerea di una sparizione. Senti il frullare delle ali, ma l'uccello non lo vedi: volato via. Così, di continuo, ossessivamente, ad ogni parola. E allora ho capito quel che non avevo mai capito, e cioè che il senso, nella poesia, è un'apparizione che scompare, e che se alla fine tu sai volgere in prosa una poesia allora hai sbagliato tutto, e, a dirla tutta, la poesia esiste solo quando diventa suono, e dunque quando la pronunci a voce alta, perché se la leggi solo con gli occhi non è nulla, è prosa un po' vaga che va a capo prima della fine della riga ed è scritta bene, ma poesia non è, è un'altra cosa”. 

Ecco, credo in questo senso, che restituire al pubblico attraverso il palcoscenico, la potenziale “musicalità” dei Versi, possa avere un valore epifanico, perché l’atto creativo del poeta può manifestare vibrazioni emozionali inaspettate attraverso l’incontro con l’attore. La mia LETTURA-CONCERTO nasce perciò con questo intento, e con l’intento di spingersi oltre, nel tentativo di restituire la parola poetica all’universo della musica stessa, al quale appartiene. Di qui l’esigenza di abbandonarmi, con sincero amore, ad un percorso fra le pagine più emozionanti della poesia italiana, seguendone l’evoluzione in tutte le sue manifestazioni: dai grandi poeti, ai librettisti, fino ai nostri cantautori, che possono essere considerati i moderni trovatori, capaci di ristabilire in senso popolare l’antico legame fra poesia e musica. Non a caso il prestigioso “Premio Montale”, dal 1991 è stato assegnato ad alcuni di loro, come riconoscimento di un valore che in tempi non lontani veniva attribuito soltanto in campo puramente letterario. 

Il mio vuole essere quindi un omaggio alla poesia in senso globale, navigando per Versi più diversi. Trentatré poeti, dal 1200 ad oggi, si “incontreranno” in un’unica partitura, senza soluzione di continuità, fra le note di un violino, di un pianoforte e di un violoncello (con la direzione del M. Giovanni Zappalorto) e le canzoni interpretate da Annalena Lombardi.   

Ancora una volta, un viaggio per il puro piacere di celebrare la Poesia senza alcun intento “accademico”, ma come atto vitale e necessario, da opporre alla schiacciante logica meramente utilitaristica alla quale questi tempi ci hanno abituato. Concordo pienamente con Mario Luzi: “la poesia è la voce del risveglio dal letargo dell’assuefazione e dell’indifferenza”. Raccogliere ed amplificare questa “voce” è un atto di condivisione di estrema importanza e questo spettacolo, lungi dall’essere un’antologia, vuole essere soltanto una “festa” per chiunque coltivi nella sua vita la dimensione del “poetico sentire” e la contrapponga alla mortificante barbarie dilagante.

“Il Mondo salvato dalla Poesia”, per citare il progetto della Società Dante Alighieri, è un’utopia a cui non possiamo permetterci di rinunciare, nella speranza di riuscire a coltivare un seme che possa essere sempre di stimolo e di arricchimento per tutti, soprattutto per le nuove “derubate” generazioni.

Vincenzo Zingaro

TEATRO ARCOBALENO (Centro Stabile del Classico)

DAL 23 APRILE AL 1 MAGGIO 2022 (in scena il sabato ore 21.00 e la domenica ore 17.30)

PER... VERSI ITALIANI

Viaggio nella poesia italiana

Interpretato e diretto da VINCENZO ZINGARO
Con la partecipazione di ANNALENA LOMBARDI e con PIERO SARPA
Musiche GIOVANNI ZAPPALORTO
Scene CRISTIANO PALIOTTO
Disegno luci GIOVANNA VENZI
ENSEMBLE MUSICALE:
GIOVANNI ZAPPALORTO (pianoforte)
MICHELE CAMPO (violino)
IRENE MARIA CARABA (violoncello)

sabato ore 21.00
domenica ore 17.30

TEATRO ARCOBALENO (Centro Stabile del Classico)

Via F. Redi 1/a - 00161 Roma

Tel./ Fax 06.44248154 – Tel. 06. 4402719

e-mail: info@teatroarcobaleno.it - sito: www.teatroarcobaleno.it

Biglietti: Intero € 21,00 (prevendita €1) - Ridotto € 17,00 (prevendita €1)

Ridotto studenti € 14,00 (prevendita €1) - Ridotto bambini € 10,00

venerdì e sabato ore 21,00 – domenica ore 17,30

 

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