Intervista a Silvia Dotti autrice e illustratrice dal gusto “Fantasy”

Fattitaliani



di 
Laura Gorini.

Le fiabe sono sogni e come tali le rappresento.

È una scrittrice e un'illustratrice molto poliedrica la bravissima Silvia Dotti. Il suo gusto possiamo dire che è squisitamente fantasy. Predilige in assoluto l'acquarello come tecnica e il motivo lo troviamo raccontato in questo incontro nel suo studio, sito nella provincia di Milano. 

Silvia, autrice, illustratrice, raccontaci un po' da dove nasce questa tua passione e che studi hai effettuato al fine di affinare questa tua arte tanto da farne un lavoro...

Ho cominciato a disegnare quando ero piccola e non ho mai smesso. In Terza Media, quando mi sono trovata a scegliere tra le mie due grandi passioni, quella per la pittura e quella per le lingue, ho trovato un compromesso: il liceo linguistico e parallelamente lezioni private di pittura. Anche la passione per le fiabe nasce durante la mia infanzia, ma se prima le divoravo e cercavo di copiare i disegni di principesse con i vestiti dai colori sgargianti, con il tempo ho inventato le mie fiabe e ho cominciato ad illustrarle come volevo io. Il mio lavoro si ispira molto al folklore, alle fiabe e alle leggende di tutto il mondo. Mi piace raccogliere storie, rinarrarle ed illustrarle proprio come ho fatto con Sbranafèr. Credo che sia un patrimonio che dobbiamo gelosamente custodire e che non debba andare perso.

Come mai la scelta in particolare dell'uso dell'acquarello?

Gli acquarelli sono eterei e impalpabili e sono, secondo me, la tecnica che più si addice a dipingere un universo fatto di sogni. Le mie storie parlano di principi, fanciulle, draghi, paesaggi incantati e l’acquarello riesce a rendere queste atmosfere fuori dal tempo e dallo spazio.

La tua tecnica prevede una stesura immediata del colore tra,mite pennello o una prima mano tramite l'apposito pastello detto per l'appunto acquarellabile?

No, uso solo acquarelli. C’è stato un breve periodo in passato in cui ho usato matite e matite acquarellabili, ma ora utilizzo solo gli acquarelli o l’inchiostro perché con essi riesco di più a dare l’idea del sogno. Le fiabe sono sogni e come tali le rappresento.


E sul tuo ultimo libro uscito per la Tomolo Edizioni Sbranafer che tecnica hai adottato in particolare?

Ho utilizzato la tecnica degli acquarelli, con colori forti e decisi per catturare l’attenzione del lettore, mantenendo un’atmosfera eterea ai confini della realtà.

È stato più lungo e complesso lavorare sulla stesura del testo o delle illustrazioni?

Devo ammettere che il testo mi ha creato qualche difficoltà. Non tanto per la stesura in sé, quanto perché mi rendevo conto che mi mancavano dei pezzi della storia. Mio padre è venuto a mancare anni fa e quella storia mi veniva narrata quando ero piccola. Alcuni pezzi li avevo dimenticati. Con l’aiuto di mia sorella sono riuscita a metterli insieme e ho scritto la storia.

Parlaci pure un po' a ruota libera come sono nati i personaggi illustrati di questa splendida fiaba e delle sensazioni che hai provato vedendoli prendere forma sulla carta...

Ho cercato di illustrare i personaggi esattamente come me li immaginavo da piccola. La principessa con il vestito rosso. L’avventuriero protagonista con in mano un fagotto. Il villano con i capelli lunghi e neri legati con una coda. E i cani…beh, all’epoca amavo “Belle e Sébastien” e me li immaginavo come i cani da montagna dei Pirenei. Non molto coerente con l’origine della fiaba (pianura padana), ma cosa ci potevo fare?

Hai qualche altro nuovo progetto in capo che vedremo a breve?

Quest’anno uscirà un mio nuovo libro per la collana “Le Tomoleggende” (la stessa de “I segreti delle Signore di Avalon” e “Voci di Donne fuori dal coro”). Si tratta di quattro racconti illustrati che parlano di quattro castelli italiani, in cui si dice aleggi la presenza di un fantasma. I castelli sono Fosdinovo (MS), dove si dice vi sia il fantasma di Bianca Maria Aloisia, rinchiusa in una stanza per un amore non accettato dal padre, Gropparello (PC), dove vaga lo spirito di Rosania, murata viva dal marito, Montebello (Rimini) con il fantasma della piccola Azzurrina, scomparsa nelle ghiacciaie mentre cercava la sua palla ed infine Padernello (BS) e lo spirito di BiancaMaria  -La Dama Bianca, una ragazzina caduta dalla torre del castello mentre giocava con le lucciole.

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