Proscenio, Massimiliano Vado a Fattitaliani: mai avuto timore delle critiche. L'intervista

Debutta in prima assoluta, l’8 e il 9 febbraio al Teatro Lo Spazio, A COSA SERVE ESSERE BELLI DENTRO SE POI NON CI ENTRA NESSUNO, spettacolo di Massimiliano Vado (foto di Beniamino Finocchiaro), con Lara Balbo, Francesca Anna Bellucci e Giulia Fiume. In scena tre profili di donne, tre storiche amiche, alle prese con i rapporti con l’altro sesso, e soprattutto con loro stesse. Il confronto con la verità è sempre faticoso, ma ad un certo punto, bisogna farle spazio. L'autore è ospite della rubrica Proscenio: l'intervista di Fattitaliani.

In che cosa "A COSA SERVE ESSERE BELLI DENTRO SE POI NON CI ENTRA NESSUNO" si contraddistingue rispetto ad altri suoi testi?

È un testo in continua evoluzione; farlo rimanere fermo sarebbe una scortesia intellettuale. Nato per un concorso, declinato poi per essere fatto prima da tre attrici e una acrobata, poi diventato un monologo solo per me, ora si è reincarnato in un dialogo continuo per altre tre attrici completamente diverse. Più che una necessità è come se avessi raschiato il fondo del barile emozionale rispondendo alla forma iniziale. Sicuramente è più frammentato, per completezza.
Quale linea di continuità, invece, porta avanti (se c'è)?
Il tentativo di impostare ancora, dopo secoli, una nuova linea direzionale per un teatro che abbia ancora qualcosa da rappresentare. Un imperativo a cui non ci si può sottrarre.
O facciamo rinascere, con cognizione di causa, l'unica forma d'arte rimasta l'unica non riproducibile o non serviamo a nulla.
Com'è avvenuto il suo primo approccio al teatro? Racconti...
Se sei timido, dislessico, con la sindrome di asperger e con una sensibilità a fior di pelle, o fai qualcosa nel mondo della creazione dell'arte o sei spacciato. L'ho sempre saputo.
Ho cominciato al liceo, per sbugiardare l'ostinazione antica di una mia professoressa di italiano, incoraggiato però da tutti gli altri insegnanti, ho continuato durante l'università quasi di nascosto ma con una borsa di studio della Regione Lazio, ma ho preso consapevolezza quando sono entrato al Teatro Stabile del Veneto. Ho sempre voluto progettare una strada. Con ostinazione.
Quando scrive un testo nuovo può capitare che i volti dei personaggi prendano man mano la fisionomia di attrici e attori precisi?
Di solito no, scrivo cose che so fare e voglio fare io per primo, un delirio di onnipotenza momentaneo che serve solo a confermarmi di avere il controllo del percorso di ogni personaggio.
Una deformazione scolastica, senza dubbio. Poi è molto probabile che, come è successo per il cinema, io non rientri nel cast, ma il viaggio è sempre una scoperta da non mancare.
È successo anche che un incontro casuale ha messo in moto l'ispirazione e la scrittura?
Mai.
Per un autore teatrale qual è il più grande timore quando la regia è firmata da un'altra persona?
Non alimento timori, semmai curiosità. So riconoscere il limite che un autore vivente deve imporsi.
Quanto si riconosce nella seguente citazione "Il teatro d'avanguardia è il teatro di domani. Il guaio è che te lo fanno vedere oggi" di Pino Caruso?
Il teatro delle avanguardie è nato per la ricerca ma alla fine non ha trovato nulla, i tentativi si sono sempre arenati sulla riva dell'egoriferimento e del cattivo gusto. Serve solo a far brillare chi nel teatro tradizionale ha investito studio e conoscenza. Il maestro Caruso, come molti del suo tempo, sapeva vedere lontano: non si può distruggere se prima non si è imparato a costruire.
foto Pino Le Pera

Il suo aforisma preferito sul teatro... o uno suo personale...
"L'attore è uno che se non stai parlando di lui non ti ascolta" - Marlon Brando. 
"Attore cane non demorde" - Vittorio Gassman
"Gli attori creano con la carne quello che gli altri tentano di scrivere" - Lee Strasberg
"L'attore non deve pensare" - Peppino Patroni Griffi
"Tutti recitano, tranne qualche attore" - io.
L'ultimo spettacolo visto a teatro ? un giudizio (se vuole)
"Miracoli Metropolitani" di Carrozzeria Orfeo, un compendio prezioso di ottima recitazione e deliziosa scrittura. Il teatro era pieno fino all'ultimo ordine di posti, giustamente. 
Di spettacoli belli ne sto vedendo parecchi..
Degli attori del passato chi vorrebbe come protagonisti ideali di un suo spettacolo?
In ordine sparso: Camillo Milli, Armando Bandini, Gianni Agus, Adolfo Celi, Renato Turi.. potrei fare centinaia di nomi.
Sono quelli di tutti gli attori che studio fino allo sfinimento, quelli senza i quali la struttura di spettacoli e film non reggerebbe. Spesso in seconda linea ma ugualmente preziosi.
La tradizione cinematografica e teatrale italiana è costellata di infiniti deliziosi professionisti che, anche senza risonanza, hanno staccato delle interpretazioni degne di nota; spesso uniche al mondo.
Il miglior testo teatrale in assoluto qual è per lei?
Amleto, senza discussioni.
La migliore critica che vorrebbe ricevere?
Ne ho ricevute un paio di cui vado ancora fiero. Una per l'interpretazione di Iago, nell'Otello diretto da Roberto Guicciardini, l'altra per la prima regia con cui sono entrato nella stagione del Teatro della Cometa.
La peggiore critica che non vorrebbe mai ricevere?
Non ho mai avuto timore delle critiche, mi spaventano più quei critici che ammettono sottovoce di non voler venire a vedere le cose che faccio per paura di doverne scrivere bene.
Dopo la visione dello spettacolo, che cosa Le piacerebbe che il pubblico portasse con sé a casa?
La percezione che gli individui di sesso maschile possono comprendere, senza sforzo, gli individui di sesso femminile. 
C'è un passaggio, una scena che potrebbe sintetizzare in sé il significato e la storia di "A COSA SERVE ESSERE BELLI DENTRO SE POI NON CI ENTRA NESSUNO"
"Ci sarebbero molte cose da dire ma è molto meglio sospirare." Giovanni Zambito.



“La gang-bang può essere considerata terapia di gruppo?”
“Possibile che riesca a rivelare magicamente il lato peggiore di chi mi circonda ?”

Questi sono alcuni degli interrogativi che risuonano in una commedia di riflessioni e consapevolezze, dedicata all'universo femminile per scandagliare le personalità che si celano dietro certe dinamiche relazionali. Unico elemento maschile, Giacomo Stallone, a cui si devono calzanti inediti eseguiti dal vivo, chitarra e voce.

Uno spettacolo che aiuta, uomini e donne, a guardarsi dentro, ad abbattere la superficialità delle apparenze.

INFO:

A COSA SERVE ESSERE BELLI DENTRO SE POI NON CI ENTRA NESSUNO

8 e 9 febbraio ore 21

Biglietti: 15 euro – ridotto: 12 euro

(bar aperto per aperitivo dalle 19.00)

 

Teatro Lo Spazio

Via Locri 43, Roma

informazioni e prenotazioni

339 775 9351 / 06 77204149

info@teatrolospazio.it

 

Fattitaliani

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