venerdì 24 dicembre 2021

Celio Bordin: il mondo dell'arte? business insano con un’area di eletti. Intervista al pittore e “perception artist”, un artista italiano a Los Angeles

«Così vi percepisco, “vibrazioni”» Celio Bordin.

Ciao Celio, benvenuto e grazie per avere accettato il nostro invito. Ai nostri lettori che volessero conoscerti quale artista delle arti visive, cosa racconteresti di te?

Grazie a te Andrea ed ai gentili lettori. In questa epoca ho la sensazione di essere nell’arena degli spettatori che sentenziano con pollice su o giù; quindi, racconterò con onestà chi è Celio persona, il mio pensiero, la mia dedizione e capacità creativa in due modalità, “istintiva-creativa” e “sensitiva”, quindi due Celio.

Abbiamo tutti la consapevolezza di esistere nell’epoca dell’usa e getta e vale anche per le persone, oggi amico e domani cestinato e sebbene non siamo un tribunale c’è la tendenza ad essere un po’ tutti giudici, quindi raccontarmi o essere raccontato per offrire la mia visione non è semplice e può essere frainteso ma ci provo, chiedo ai lettori gentilmente di osservare e riflettere su questo mio tipo di specifica attività creativa e stile di vita cui molte persone conoscendomi confermano, che, io Celio posso raccontare gli altri mediante la mia “arte”, chi loro sono e da dove provengono, riesco in catharsis a camminare nel loro DNA descrivendo realtà personali e non solo, arte che in particolari occasioni è terapeutica per specifiche persone che hanno subito traumi psicologici, fisici etc. etc..

Queste affermazioni e testimonianze provengono da chi ha avuto modo di osservare i miei lavori e le mie performance, essi confermano con consapevolezza e ci credono, anni fa io pensavo fossero coincidenze ma in seguito queste qualità percettive si sono attivate in una specie di missione per me necessaria, rivelazioni appaiono nei miei disegni che in qualche modo aiutano a capirsi e capire, sono anche certo che l’essere umano ha sofisticate capacità percettive, ma la tecnologia e il poco uso della percezione delle vibrazioni sta sostituendo questo dono sensitivo dell’umano.

“Perception Artist”

Da qualche anno mi sto concentrando e sto studiando questa specifica qualità creativa mentre, mostre, gallerie, catalogo, curatori, competizioni etc... diciamo che le ho un po’ archiviate sebbene le continuo ad osservare, ho la consapevolezza che quel mondo è inflazionato di similitudini e malaffari, non mi piace e bisogna fare in modo che non sia l’unica strada percorribile, il mondo dell’arte oggi lo vedo e sento malato, inquinato, sfruttatore di sogni di artisti, business insano con un’area di eletti su cui si muove un mercato di decadenza snob, resta la volontà ed il sogno degli artisti che in qualche modo (e li capisco più che mai) devono vivere e diffondere e vendere il loro lavoro per vivere, i mezzi per ottenere ciò purtroppo sono nelle possibilità di pochi e per gli altri c’è poco da fare o il miracolo, questa è una mia personale visione, non intendo offendere o ferire nessuno e se qualcuno si sente ferito, chiedo scusa ma questa è la realtà che sebbene ha una immagine intrigante si conferma spesso deludente e deprimente, figuriamoci ad essere “perception artist” ... una pecora nera fuori dal gregge, ma sì .... vediamo il lato positivo del Celio.

“Creatività può aiutare”

Oltre il piacere di disegnare ho capito nel tempo che la mia specifica modalità creativa esprime dettagli confermati appartenenti ad ambienti e persone, su questi ci si pone domande a cui rispondo con la lettura finale dell’opera tramite la mia tabella dei simboli, si rivela talvolta (dipende dal contesto) utile e terapeutica per il prossimo e talvolta anche educativa, funziona anche per le “bad person” per cui questa “arte” in qualche modo interviene e li pone in una modalità di autoriflessione, che, come uno specchio rimanda la consapevole propria realtà, chiunque è consapevole della propria natura soprattutto nelle attitudini verso il prossimo. Io semplicemente disegno... in catharsis... canalizzo e ciò che appare sul supporto è la mia percezione e canalizzazione delle vibrazioni emesse dai soggetti in questione o ambienti particolari con storie intense, per questo motivo sono perception artist, molti mi considerano anche “medium” e ne ho preso atto.

Questa intervista sarà utile per farvi capire ciò che accade tramite il mio gesto creativo e mi avvalgo dei valori che mi vengono attribuiti, devo accettarli e farne buon uso.

… chi è invece Celio uomo della quotidianità? Cosa ci racconti di te della tua vita al di là dell’arte e del lavoro?

Ho la sensibilità a volte fragile, mi emoziono facilmente davanti ad immagini sensibili, ma ho anche l’energia punk ed anticonformista che non mi abbandona, se tutti tendono ad andare in una direzione io scelgo un altro percorso ma nel giusto equilibrio e con rispetto del prossimo, credo di essere coraggioso nelle scelte e sono in grado di vivere con poco e una matita, do valore al danaro per vivere con dignità e se possibile in qualche modo aiutando gli altri, amo la natura incontaminata, mi piace vestire casual e non impacchettato styloso o “bomboniera”, mi piace la bellezza al naturale e non il “trucco”, adoro andare in bicicletta e qui ci sono piste ciclabili ovunque ma VUOTE e se non hai il completino da ciclista e indossi i jeans ti scambiano per un homeless (... Los Angeles ...), mi piace cucinare e mangiare sano piuttosto che al fast food o ristorante (anche se ogni tanto cado nella trappola), mi piace aiutare gli altri per quanto sia possibile, detesto la falsità, l’avidità, l’egocentrismo, l’arroganza e la prepotenza, mi piace disegnare prima di addormentarmi e riflettere cucinando (molto bene), l’ozio mi è nemico.

A luglio ho sfiorato morte certa, i medici m’hanno salvato la vita e confermato (tutti) che sono stato miracolato e ci credo, sono un uomo fortunato, l’universo ha deciso che ho ancora molto da fare e vedo il mondo con occhi diversi, sono diventato ancora più sensibile e tollerante, do valore al perdono con comprensione, ho bisogno di fare qualcosa che possa migliorare l’umanità e forse la mia specifica creatività ne è la chiave, durante il mio ricovero ho disegnato tantissimo, ho regalato disegni a infermieri, medici e assistenti, erano strafelici, entusiasti ed emozionati per il mio gesto di gratitudine, mi hanno curato con un amore incredibile che non si può certamente comprare o pretendere, va conquistato e condiviso, sono convinto che il mondo può migliorare iniziando dai più piccoli gesti di gratitudine, riconoscendo l’impegno e condividendo rispetto, il sorriso sincero e parole gentili possono cambiare le giornate di chiunque.

Come definiresti il tuo linguaggio creativo?

Il mio linguaggio creativo? È in ciò che creo, la mia “arte” è la vibrazione di mille voci, è un linguaggio universale tradotto in migliaia di segni, una confusione di linee che poi genera nitidi dettagli descrittivi, ne appaiono altrui personalità percorrendo le memorie dei DNA, camminando nella storia di generazioni, discendenze e racconti di ambienti con energie particolari.

Invito gentilmente il lettore a riflettere su questo differente tipo di lettura, di linguaggio creativo che spiego a seguire;

- per esempio: se si osserva un dipinto del ‘600 con l’ambiente di una cucina, un mercato o un campo di battaglia, l’osservatore dovrebbe, oltre alla visione dell’immagine, concentrarsi sull’opera come faceva l’artista che percepiva mentre dipingeva tra odori e voci, rumori e grida, l’artista era lì, presente, a documentare un momento di vita e per trasmetterlo a noi, a coloro che verranno, è evidente che siamo abituati a raccogliere i dati dell’immagine come il racconto di una storia illustrata o di concetto, ma c’è molto di più in quei dipinti, lo possiamo percepire dalle vibrazioni che continuano ad emettere perché tutto emette vibrazioni compresi gli oggetti inanimati e la scienza lo conferma e insegna, noi umani come nel mondo animale abbiamo il dono della percezione e non lo usiamo nel modo corretto o sufficientemente.

Nei miei disegni il linguaggio deve essere interpretato tramite una accurata osservazione/connessione, bisogna immergersi nel dettaglio, nella sua tensione o leggerezza per tradurre la storia contenuta in esso fino a camminarci dentro “entrare”, in questa modalità l’osservatore potrà percepire le stesse vibrazioni del momento creativo.

Durante eventi in cui performo dal vivo tra la gente, si vede nei documenti video che il pubblico viene assorbito in una catharsis collettiva, ed io la percepisco e così anche loro nell’evolversi dell’evento iniziano ad essere coinvolti diventando in qualche modo parte dell’opera, è una esperienza incredibile, come se si sbloccasse qualcosa dentro noi stessi per uscire dal nostro corpo e diventare vibrazione di gruppo.

Chi sono stati i tuoi maestri d’arte che ami ricordare? Se ci sono, parlaci di loro…

Io “perception artist” mi lascio trasportare viaggiando all’interno di opere che mi catturano in quella modalità, chiunque sia l’artista famoso o non, se percepisco il suo momento creativo mi abbandono sino a camminare nell’opera, invito i nostri lettori a provare questo tipo di lettura e non solo l’osservazione estetica o concettuale, posso garantirne una eccezionale nuova esperienza e come in tutte le cose bisogna educarsi ed applicarsi per apprendere ed esercitare nuove abilità, in questo caso a leggere mediante la percezione.

Ho amici artisti, alcuni li ho persi durante il loro percorso, altri purtroppo non esistono più tranne le loro opere, alcuni li osservo in rete altri li scopro casualmente, credo che tutti loro hanno avuto il momento creativo specifico non ripetibile e non seriale dove nasce l’opera incredibile, ecco... quel momento e quell’opera li attribuisco ad un “maestro”, lo stesso avviene anche con la musica, scrittura ed arti in genere, alcuni brani sono unici ed altri irripetibili, sono convinto che l’artista quel giorno in quel momento era in catharsis, era “dentro”, lui era l’opera, generata da uno specifico speciale momento creativo in cui la mente si sconnette dalla realtà e diventa universo, si stacca da terra, meraviglioso... una energia diversa che permette alla percezione di amplificarsi, le vibrazioni diventano/sono energia e vengono canalizzate creativamente, quello è il momento del “maestro”.

Per questo Amo chinarmi davanti a opere immense dei grandi maestri del passato che percepivano in modo diverso e non erano barricati negli studi come la maggior parte degli artisti d’oggi, separati da contatti e vibrazioni.

Tu hai sviluppato un tecnica artistica unica nel panorama internazionale. Ci racconti come è nata, in cosa consiste esattamente, quali gli strumenti che utilizzi e i materiali, insomma, raccontaci di questo tuo modo peculiare di creare e di fare arte.

La tecnica specifica con cui mi affaccio da “diverso” nel mondo dell’arte contemporanea, richiama quella intuitiva modalità di disegnare che avevo da bambino a scuola (calamaio e penna con pennino più carta assorbente) eh sì... uno degli ultimi, poi la penna a sfera ha semplificato, ricordo che i maestri consigliarono i miei genitori per farmi frequentare la scuola d’arte in quanto avevo delle specifiche creative intriganti ed uniche, ma purtroppo l’esperienza del lavoro in fabbrica da adolescente mi ha ostacolato l’accesso agli studi e responsabilizzato come un adulto.

Il mondo del lavoro duro e precoce aveva preso la mia vita mentre altri hanno avuto l’opportunità di studiare e beati loro, l’esperienza del lavoro però, offriva anche l’autogestione e l’opportunità di scegliere per sé stessi ed ho scelto lo stile di vita che permetteva di avere tempo, soldi e libertà anche creativa.

Ho creativamente iniziato come musicista, bassista in una punk rock’n roll band “BAHNHOF” anni 80’ per poi passare al contrabbasso ed altre band.

La creatività è sempre stata al primo posto, dopo i vent’anni ero già immerso nella realizzazione di sculture e pezzi di design con materiali di recupero, iniziavano mostre ed eventi, contemporaneamente il mondo del cinema mi abbracciava come tecnico attrezzista e poi macchinista fino a diventare un vero professionista per 30 anni, il lato positivo di quel mestiere e specifico nella Pubblicità, mi permetteva di lavorare saltuariamente con buone entrate economiche, ciò mi permetteva di dedicare tempo alla mia arte in continua evoluzione.

Il disegno non l’ho mai abbandonato, un po’ di anni fa è tornato ad impossessarmi intensamente quasi fosse una necessità, la modalità?, è nei miei ricordi di quando ero un bambino, che disegnavo durante le lezioni, sempre, i maestri pensavano che non ascoltassi ma al contrario ero già in grado di separare il cervello in due attività differenti, una razionale e l’altra creativa nello stesso momento, perfetto!... Già nei disegni apparivano quantità di personaggi, entità ed espressioni ma io non capivo il perché, oggi si.

Ci sono momenti in cui disegno liberamente come fanno tutti credo, invece in altre/molte occasioni le figure all’interno dei miei lavori sono personaggi e storie che hanno avuto una realtà ed appartenenza a questo mondo, artista... “sensitivo” o “medium”...., quel che ho capito finora è che funziona e molto bene, spesso a sorpresa mia e degli altri, questo accade quando decido o è necessario indurre la catharsis per “entrare” come accade negli episodi online dal vivo, altre volte invece disegno semplicemente perché mi piace e rilassa, ma quando capitano quegli specifici momenti sento che qualcosa si attiva in me, le mani si scaldano tantissimo e nella mia testa si innesca qualcosa di diverso... la sensazione non è semplice da spiegare e molto intima, lì mi accorgo che inizia il processo specifico, una specie di fluido o “luce invisibile” elettromagnetica forse... percorra tutto il mio braccio fino ad uscire dal palmo nella direzione della mano come fosse la continuazione del braccio stesso, fino al supporto,  vibrazioni per certo, è un meccanismo che il cervello gestisce in autonomia, indipendente, la catharsis lo devia in una altra dimensione.

Uso penne stilografiche ed inchiostri, disegno su canvas o matboard (cartoncino di cotone 100%) o su qualsiasi supporto che possa assorbire l’inchiostro, a volte uso marker pennarelli con punta di 2cm e in quell’occasione tutto si sviluppa in grande dimensioni alla stessa velocità ma con il gesto più ampio e ne nascono opere di grande dimensione fino a 2 mt ma posso ancora di più in uno spazio per creare adatto.

Funziona così; La mano inizia con un gesto privo di comando e senza senso a tracciare una linea isterica continua e disordinata che si sovrappone in continuazione come dei layer fino ad espandersi, il gesto ritmico del movimento che genera il segno induce ad una fase di catharsis oscillatoria con la sensazione di staccarmi da terra ed iniziare ad “entrare...” come se io diventassi aria in ciò che sta accadendo, inizia l’accelerazione del gesto creativo sino a diventare velocissimo, si crea confusione di linee, chaos, segni sovrapposti a migliaia senza senso, continua continua continua, finché dal chaos iniziano da un nulla confuso ad emergere dettagli descrittivi nitidi, perfetti e definiti di personaggi con espressioni e configurazioni del viso differenti, animali, architetture ed ambienti, una storia... c’è in quei disegni una forza descrittiva che se osservata attentamente ci si può camminare dentro e percepirla.

Prima di trasferirmi in USA mi erano capitate occasioni in cui sensitivi, numerologi e medium avevano già allora descritto e confermato che il mio lavoro avesse una grande potenzialità ricettiva, erano in grado da esperti di leggere le mie opere in quella modalità, potete immaginare la mia reazione... stupore... ho quindi iniziato ad approfondire questo mio dono percettivo e studiarlo, ho paragonato i miei lavori ad altri sensitivi che disegnano e devo dire che sono proprio differenti e quindi la mia modalità è pressoché unica e non mi dispiace, per fare una accurata lettura dei miei lavori al loro termine, mi son creato la mia tabella di simbolismi con le appropriate associazioni, ossia nel disegno appaiono sovente alcuni simboli e nelle relazioni in cui si sottopone una persona vengono riconosciuti con un valore descrittivo di specifiche situazioni di vita, in altre appaiono volti con incredibili somiglianze estetiche e di espressione di personaggi parte della storia di colui che la vuol sapere, wowww . Una cosa che mi rende tranquillo in queste situazioni è che in qualche modo la mia arte mi protegge, lo sento ed io la rispetto con grande devozione, una forma di gratitudine reciproca che diventa autoprotezione.

“https://www.facebook.com/evidentialmediums” e “@humanizing the icon”, appuntamenti online in cui io mi connetto con ospiti che non guardo o vedo ma riesco a catturarne la storia nei miei disegni che realizzo dal vivo, cioè in tempo reale e visibile nella costruzione durante questi episodi.

Sono partner con Jennifer DeLia cinematografa e regista nel progetto @humanizingtheicon HTI, podcast, con più di 40 episodi in cui Jennifer intervista artisti e celebrità, durante l’intervista io disegno e chiunque può vedere, 40 minuti circa, percepisco le vibrazioni dell’ospite e le canalizzo in una storia descrittiva nel disegno confermata poi dall’ospite stesso .

In queste due differenti situazioni si possono vedere le mie opere in costruzione ed al termine dell’episodio descrivo e leggo la simbologia delle figure, sono attività online in diretta o registrate che permettono di tradurre ciò che ho scritto finora.

Gradirei non essere associato a stregone o colui che legge la sfera di cristallo, per cortesia mi vergogno solo a pensarlo, io disegno semplicemente e canalizzo, è un dono, lo condivido perché’ mi sembra giusto e siete liberi di credere o no come ho scritto all’inizio dell’intervista “l’Arena”, questa è la mia realtà”.

A volte penso alle tante esperienze del mio passato e tra queste alcune le associo al dono che ho, una di queste ad esempio quando ho frequentato nell’ ‘88 l’ospedale di antica medicina di Chiang Mai diplomandomi, il vecchio maestro diceva che avevo qualcosa di speciale nelle mie mani ed ogni giorno davanti a tutti gli allievi mi chiedeva di appoggiarle semplicemente sulle sue spalle, così facevo e gli cambiava il volto... si sconnetteva, era completamente out... si riprendeva nel momento in cui toglievo le mani dalle sue spalle, diceva che avevo una energia fuori dal comune, così anche in Giappone per un anno ad Osaka, ho frequentato un centro di pranoterapia/manoterapia no profit, in questo centro si aiutavano persone con mali e problemi fisici devastanti, ho praticato ed anche lì confermarono questa particolare mia “forza” e mi dissero che avrei aiutato tanta gente bisognosa e così ho fatto, ho iniziato a praticare sul prossimo e ho risolto problemi a numerose persone fino ad ammalarmi purtroppo decidendo di sospendere in quanto troppo ricettivo, sia chiaro io non sono un medico, ho un buona energia ed ho capito che può in qualche modo essere utile, raramente applico ancora e solo in emergenze o in incognito, sono certo che quella energia continua ad essere parte di me ed è canalizzata nel segno, in questa attività creativa. Probabilmente è questo uno dei motivi per cui in diverse occasioni la mia arte è terapeutica, l’anno scorso sono stato scelto a far parte di “Perception Project” è una organizzazione che mi ha permesso di applicare la mia modalità ad una “musa” persona che ha subito un forte trauma, ho avuto l’occasione di applicare la mia capacità, e, seguito dalla sua terapista, ho in tempo reale disegnato mentre la musa da remoto esprimeva pensieri e parlava di vita in generale, io non ascoltavo ma percepivo le sue vibrazioni, dopo circa un’ora al termine della seduta nel disegno è apparsa la sua storia, il trauma, gli antenati e il percorso a venire, la terapista e la musa sono rimaste felici e sorprese da  questo esperimento nella sua particolare modalità.

Che dire.... aiutare è magnifico, poterlo fare disegnando funziona molto bene, sostengo che solo pensando di aiutare qualcuno già lo si fa, si può e l’energia che si emana in qualche modo arriva sempre, e che sia positiva!

Quali sono secondo te le qualità, i talenti, le abilità che deve possedere un artista per essere definito tale? Chi è “Artista” oggi secondo te?

Oggi c’è una specie di competizione tra “artisti” per chi fa il lavoro migliore, più bizzarro o inconsueto, per i like o semplicemente per la fetta di onori di un pubblico generico, i follower.... addirittura comprabili.

Forse che ogni cosa si ripete, forse che la scuola insegna e in parte soffoca, forse è un grande business insegnare e creare milioni di similitudini creative nell’illusione di income, cioè entrata di danaro, è una grande macchina dei sogni, ma lo si scopre più avanti con l’età che creare è un astrarsi, è il trovare un piacere interiore tutto personale, una ricerca sempre in evoluzione da amare per poi condividere, se osserviamo con un grandangolo, i talenti e le loro qualità che vediamo sui social quali sono...? quelle bizzarre, le foto alterate, i super eroi, i 3D printartis, i concettuali... boh ... non riesco a dare un giudizio ma sono veramente inflazionato alla visione di similitudini e banalità, al contrario, osservo con attenzione e rispetto l’artista capace di muovermi qualcosa dentro..., emozioni differenti, di alcuni artisti a volte mi piace solo un’opera, altri fanno le stesse cose con piccole varianti.

Mi odieranno o daranno ragione per il mio pensiero? Purtroppo a mio parere oggi “Artista” è chi ha follower, chi crea fatturato, chi fa qualcosa di bizzarro, buffo, ironico, di protesta per primo e in molti pagano per ottenere queste attrazioni (ogni giorno mi scrivono mail e dm con proposte di pacchetti di follower, di stampe, di curatele, sito, etc.).

Purtroppo ho visto “leccare” curatori e critici solo per essere commentati, spinti o per la fotina assieme da postare, vergognoso...  e quanto interessa a quei critici? Pagare “in qualche modo” la critica perché è un lavoro, magari per essere in un libro con mille altri e l’obbligo di comprarne 3 copie, spesso gli artisti sono spremuti fino all’osso, senza pietà, sì, sicuramente per “qualcuno” è stato vantaggioso e anche forse fortunato nel suo fatturato... che dire...  chiunque è libero di scegliere, c’è posto per tutti in questo mondo, ma tanti non sanno o non vogliono credere a questa amara realtà e mi fanno pena per ciò che ingoieranno... lo so che è crudele scriverlo o pensarlo ma è la realtà ed io sono un realista.

Non è comunque sempre tutto negativo, anzi, io cerco sempre di trovare positività e bellezza in questo mondo, c’è chi ama creare con il sentimento personale ed intimo, parte di una nicchia sincera di persone o gruppi con cui si scambiano idee, tecniche, emozioni in genere con il piacere di condividere ciò che si ama fare e pensare, senza gelosie e competizione, commenti sinceri anche se amari ma di crescita, gruppi con cui nascono esposizioni e ambizioni, progetti, per qualcuno arriva la vera occasione e la differenza si vede nel lavoro creativo, in eccezioni particolari diventano storia e protagonisti nei musei.

Tu da diversi anni oramai hai lasciato l’Italia e vivi e lavori a Los Angeles. Ci racconti di questa importante scelta di vita che hai fatto? Come è maturata, perché hai deciso di vivere in California?

Los Angeles, sebbene sia il sogno di molti, a me non piace più, credo sia stata una città incredibile dagli anni ‘20 agli ‘80 del secolo scorso, va bene per ritirarsi e fa sempre bel tempo, cagnolino che ti porta fuori mattina e sera.

Los Angeles è città molto cara e l’offerta non merita, se non hai l’automobile sei tagliato fuori, ci sono ricchi e homeless a migliaia che vivono sotto i ponti e tantissimi benestanti che vivono in ville esagerate, in molti osservano dal finestrino delle supercar gli altri con sufficienza lamentandosi delle tasse e che hanno troppa servitù in casa per cui i figli si stressano, poi c’è la classe media che lavora per pagare le rate e vive in appartamenti di compensato con affitti da capogiro, insomma c’è qualcosa che non va....

Spesso penso all’Italia... mi manca la mia casa nella valle più verde d’Italia e l’acqua di sorgente che esce dai rubinetti, la natura nella sua semplicità e cibo da capogiro... mah...  va capito bene cosa in realtà è il benessere, a volte l’immaginazione ci fa credere cose ma la realtà e’ diversa.

Mi sono trasferito qui a LA perché’ durante un viaggio liberatorio in USA ho conosciuto Linna, mia moglie, (attrice) in un set cinematografico all’opera nella parte di Cop (poliziotta) e mi ha arrestato il cuore (Celio sorride), in quel periodo l’Italia mi aveva demolito psicologicamente e pensavo fosse tutto finito, ma poi il cambiamento mi ha aiutato parecchio e cambiato la vita, ci vuole solo un po’ di coraggio ed è meno impegnativo fare che pensare di fare, quindi eccomi qui, stiamo valutando se spostarci sulla costa est, questa città ha dato e non ha niente più da offrire. Quindi nuova avventura, evviva il cambiamento e vediamo che succede...

Qual è, alla luce della tua esperienza, la differenza sostanziale tra un artista che vive del suo lavoro in Italia e un artista che vive del suo lavoro negli Stati Uniti ed in particolare a Los Angeles come te?

Vivere del proprio lavoro creativo è un traguardo di pochi, di tutti quelli che conosco la maggior parte se non ha un discreto capitale comunque deve lavorare, altri, ciò che guadagnano in arte, lo reinvestono per continuare a produrre quindi “$ entrano e $ escono” ma con una certa stabilità, poi ci sono artisti che sognano un giorno divenire famosi e ricchi... lo auguro a tutti.

In Italia ci si aspetta spesso che qualcuno o qualche inciucio possa essere l’occasione per uscire dai ranghi, è nell’Italiano il sistema ummaumma e il suo cervello lavora così anche all’estero e non c’è niente da fare..., infatti le domande che gli Italiani mi fanno spesso sono… “chi ti ha aiutato, chi ti ha introdotto etc. etc.”, io non rispondo ma dico che qui a LA non è più “the American Dream” ma.... se ti sbatti, cioè se ti dai da fare e credi in te, in ciò che fai e ti butti tra la gente con la tua abilità creativa qualcosa succede, non certo come in Italia che si aspetta che qualcun altro pensi per te, ma al contrario si può diventare colui che inventa la situazione e ingaggia gli altri, cioè imprenditore, o imprenditore di se stesso e qualcuno ci riesce bene, bisogna anche essere un po’ predisposti ma possibilità non mancano, io sono impegnato in diverse attività, come partner creativo, ho un podcast con più di 40 episodi, progetti di moda, collaboro con Medium e produco arte in live action con DJ, ho nel cassetto idee e progetti super innovativi che con l’occasione potrebbero anche passare alla storia (e non scherzo!), in caso contrario nulla cambia, si vive di alti e bassi, il mio cervello è sempre in moto e produco parecchio, in breve… se si ha voglia di fare e buone idee, qui qualcosa può accadere, non bisogna fidarsi troppo dei bla bla che ce ne sono a grappoli, ma una accurata selezione e conferme dei soggetti previene delusioni, sprechi di tempo, energia e danaro.

Come ripeto ci vuole coraggio e se non c’è cercarlo dentro se stessi, si vive una volta sola ed è preziosa, ogni giorno è prezioso, sbagliare è ok riprovare è migliorarsi, “non mollare mai” come dice sempre la mia amica Bettina, ma crederci.

Ci racconti un episodio bello e che ti ha fatto piacere che hai vissuto negli Stati Uniti e un episodio che ti è molto dispiaciuto?

Non è facile vivere in questa città, ho creduto a molte persone e spesso sbagliando... di bla bla bla qui è inflazionato, ho purtroppo dato fiducia e amicizia a persone rivelatesi non belle, sono stato umiliato in modalità sadica causandomi la più lunga vera depressione e l’intervento del medico, il sadismo... il personale piacere di umiliare, purtroppo alcuni provano soddisfazione e senso di “vittoria” in questo, forse la loro è invidia o forse nel loro autoesame, riconoscono la loro infelicità e feriscono gli altri per non sentirsi unici in questo, sanno ciò che fanno premeditando con astuzia.

Sono una persona sensibile e la crudeltà soprattutto quella gratuita la percepisco con molto dispiacere, ma apro sempre il mio cuore, perdonare è fondamentale anche se le ferite impiegano tempo a guarire e forse mai, la vita insegna e tutti si sbaglia, nemmeno io sono perfetto ma amo essere ciò che sono e rispetto gli altri, devo proteggere la mia energia e mai prendere cattive ispirazioni, desidero che la mia generosità sia sempre in primo piano e credo che dare è immenso e nobile, se tutti fossero un pochino più generosi il mondo sarebbe migliore, meno avido, meno violento ed egocentrico, socialmente onesto.

Da 6 anni vivo in questa società Americana di LA, ho cercato l’amicizia trasparente, quella che riempie il cuore e con cui spendere il tempo della nostra breve esistenza, una nicchia di belle persone attorno a me esiste e ne sono fiero, orgoglioso, sono i pilastri che mi sostengono e sostengo.

Episodi belli e brutti capitano ovunque, cambiano le culture e le modalità, tutto il mondo è paese, l’umano da sempre non si accontenta e ha inventato sistemi aberranti per ottenere sempre di più a volte eccitandosi dalla sofferenza altrui, sono anche convinto che il Karma o qualcosa di simile esista, viaggia su specifiche vibrazioni che ad un limite di oscillazioni scarica sull’obbiettivo come il fulmine durante la tempesta.

Ad un giovane artista italiano che dovesse decidere di trasferirsi in USA per esercitare la sua arte cosa diresti? Quali secondo te i punti di forza e quelli di debolezza, i vantaggi e gli svantaggi di una scelta così drastica?

Voglio essere sincero scoraggiando e incoraggiando.

Trasferirsi qui a LA significa partire con un po’ di soldi o risparmi, avere la fedina penale pulita e sapere esattamente dove vuoi arrivare perché’ con l’immigrazione qui non si va leggeri come in Italia, qui no… non passa semplice, intanto iniziare una ricerca dall’Italia nel settore e capire se la propria creatività qui può funzionare, ricordo a tutti che qui non ci sono migliaia ma milioni di artisti in generale, la linea creativa visual art che vedo viaggia su tre stili principali: Pop Art (che non riesco più a guardare), Astratto (creativamente più semplice ed inflazionato), Concettuale (necessario chi lo spiega), poi ci sono vie alternative, minimal, surreale, etc…, più qualche artista frizzante ed unico, ma pochi.

Le gallerie sono tante, molte chiuse altre chiudono o chiuderanno, le minori chiedono denaro agli artisti per esporre e con quei soldi stanno in piedi, più provvigione sulla vendita 40/50/60%, collezionisti privati vanno conquistati, non vengono a bussare alla porta e più di 2 opere difficilmente comprano, le gallerie importanti e con le radici più grosse lavorano più o meno con gli stessi artisti dopo averli elaborati nel mercato e sembra... producano fatturato ma per alcuni vivi ho dei dubbi.

Insomma credo che se un artista desidera venire qui debba prima fare un sopralluogo con un buon inglese, non come il mio (Celio sorride), deve avere buone idee da sviluppare con la nuova tecnologia/tecnica e marketing dei social, affittarsi uno studio se ha green card e costicchia..., non deve essere creativo “differente” dal mercato perché “diverso” spesso complica il vendibile emettendo confusione.

Ci sono team interi che lavorano dietro un artista e nessuno lavora gratis, qui soprattutto dove il danaro è n.1, quindi diventa lavoro da affidare e retribuire, chi osa sa bene quanto sia difficile e le probabilità limitate, ma solo muovendosi con coraggio ed ambizione si incontrano opportunità e ci sono, io ci sto lavorando e se non fossi venuto qui.... certo, bisogna prendersi a gomitate per avere il proprio spazio visibilità e per questo sono necessari: il sito obbligatorio, CV, eventi e mostre, Video, press magazine, critiche, curatore, spazio, promozione, studio, casa, macchina, grana e tanta pazienza. Quindi darsi da fare, risparmiare, crederci e non mollare mai!  

 

Se per un momento dovessi pensare alle persone che ti hanno dato una mano, che ti hanno aiutato significativamente nella tua vita artistica e umana, soprattutto nei momenti di difficoltà e di insicurezza che hai vissuto, che sono state determinanti per le tue scelte professionali e di vita portandoti a prendere quelle decisioni che ti hanno condotto dove sei oggi, a realizzare i tuoi sogni, a chi penseresti? Chi sono queste persone che ti senti di ringraziare pubblicamente in questa intervista, e perché proprio loro?

Quando sono partito dall’Italia per l’America da artista emigrante, ho avuto vicino a me Amici incredibili che mi hanno ispirato e sostenuto, oggi sebbene lontano da loro sono diventati amici ancor di più, una forza incoraggiante che mi accompagna nella mia missione, parole dolci e incoraggianti nei momenti di depressione, grandi risate e continui aggiornamenti, li tengo informati sulle mie evoluzioni e nuove scommesse di cui alcune stanno funzionando bene, loro credono in me ed io rimando a loro i miei successi, seguono il mio coraggioso impegno e non li deluderò mai, sono sempre con me e tifano per me.... ci seguiamo a vicenda, oggi poi con la tecnologia e possibile vedersi ovunque in tempo reale, meraviglioso!

Sono i miei veri Amici, quelli che danno conforto e coraggio, quelli che hanno percepito il bisogno di aiuto e l’aiuto è arrivato senza chiedere.

Ho una moglie meravigliosa che mi sostiene e amo, mi supporta e stima per le mie qualità, lei è incredibilmente dolce, umana, intelligente, generosa e bellissima... sono fortunato!

Nell’ambiente americano ho maturato buone amicizie con cui porto avanti anche progetti importanti ed innovativi e ci stiamo espandendo, altre nuove sono emerse casualmente e continuano ad essere buone amicizie indipendentemente dal livello sociale, tra loro ci sono star del cinema, milionari, persone semplici, e homeless (di intelligenza superiore) il cuore al primo posto, più l’intelligenza, non è l’abito che fa il monaco anche se ci insegnano il contrario.

Quindi le amicizie si espandono su diversi fronti e sovente alcune le metto in connessione tra loro, percepisco in esse valide ed oneste collaborazioni e ciò avviene sempre, tra loro nascono nuovi progetti vincenti ed io sono felice per loro, è come una famiglia, quella che ho scelto.


«… mi sono trovato più volte a riflettere sul concetto di bellezza, e mi sono accorto che potrei benissimo (…) ripetere in proposito quanto rispondeva Agostino alla domanda su cosa fosse il tempo: “Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so.”»
(Umberto Eco, “La bellezza”, GEDI gruppo editoriale ed., 2021, pp. 5-6). Per te cos’è la bellezza? Prova a definire la bellezza dal tuo punto di vista. Come si fa a riconoscere la bellezza secondo te?

La visione della bellezza è individuale, c’è chi vede bellezza in una villa da 50 milioni, c’è chi vede bellezza in una margherita, altri nella villa con margherite haha.

La mia visione di bellezza si concentra nella purezza, più ciò che osservo è incontaminato, puro ed onesto e  le vibrazioni che emana le percepisco meravigliose, mi emoziona il sorriso sincero ed il gesto profondo, nei bambini piccoli vedo la bellezza dell’istintivo incontaminato.

La vera bellezza va anche conquistata, mi colpisce quando l’emozione nell’ammirazione mi stacca da terra, mi batte forte il cuore e mi rende consapevole che possono nascere dei fiori anche tra l’immondizia, alcuni gesti di umanità sono bellezza e quando sono diretti a noi stessi ce ne dobbiamo ricordare, trarne insegnamento e fare lo stesso verso gli altri, quanto è bella la bellezza!

«C’è un interesse in ciò che è nascosto e ciò che il visibile non ci mostra. Questo interesse può assumere le forme di un sentimento decisamente intenso, una sorta di conflitto, direi, tra visibile nascosto e visibile apparente.» (René Magritte, 1898-1967). Cosa ne pensi di questa frase detta da Magritte? Nelle arti visive qual è, secondo te, il messaggio più incisivo? Quello che è visibile e di immediata comprensione oppure quello che, pur non essendo visibile, per associazione mentale e per meccanismi psicologici proiettivi scatena nell’osservatore emozioni imprevedibili e intense?

C’è chi compra arte che si accosta ai colori del divano o cose simili, altri perché ha un valore economico ma non hanno idea di cosa hanno comperato e capiscono solo l’investimento, altri che amano ed ammirano ciò che hanno comprato e via così... possiamo discuterne a lungo su questo visibile o invisibile.

Un giorno un ex gallerista con un certo spessore di conoscenza  entrò nel mio ex studio in Down Town, fece una cosa che non avevo mai visto fare, osservò un mio quadro di grandi dimensioni poi usci dallo studio senza dire nulla, a breve rientrò ed osservò lo stesso quadro ed usci di nuovo per poi rientrare ed osservarlo ancora, mi guardò e con un sorriso mi disse “i tuoi quadri sono potenti! Ogni volta che si osservano sono diversi!” very smart! Quindi l’impatto visivo di una opera può essere eccitante all’inizio e diventare noiosa ed inosservata dopo una settimana oppure essere dinamica e mutante ogni giorno.

È così, proprio così! L’arte deve essere dinamica e trasmettere vibrazioni in continuazione, deve sprigionare energia e fare viaggiare la mente, camminarci dentro in continuazione come in un labirinto, l’invisibile è lì dentro, emana ed eccita, diventa percepibile, non deve mai stancarti ma intrigarti in ogni piccolo dettaglio, alcune opere inducono all’autoipnosi... si muovono, il cervello apprezza e si lascia andare, volare...

«Appartengo a quella categoria di persone che ritiene ogni azione debba essere portata a termine. Non mi sono mai chiesto se dovevo affrontare o no un certo problema, ma solo come affrontarlo.» (Giovanni Falcone, “Cose di cosa nostra”, VII ed., Rizzoli libri spa, Milano, 2016, p. 25 | I edizione 1991). Tu a quale categoria di persone appartieni, volendo rimanere nelle parole di Giovanni Falcone? Sei una persona che punta un obiettivo e cerca in tutti i modi di raggiungerlo con determinazione e impegno, oppure pensi che conti molto il fato e la fortuna per avere successo nella vita e nelle cose che si fanno, al di là dei talenti posseduti e dell’impegno e della disciplina che mettiamo in quello che facciamo?

Sovente gli obbiettivi da raggiungere sono il frutto di una azione commerciale indotta dai media e dal pensiero di massa, vediamo l’obbiettivo con l’immaginazione di un arrivare, di essere, di diventare, di avere, poi  ti accorgi che la realtà è un’altra.

Tempo fa immaginavo di essere in America, di fare mostre di creare progetti con professionisti, adesso tutto questo è realtà ma la vita mi sembra normale, anzi voglio arrivare ad altri obbiettivi, insomma ciò che conquisti diventa normalità, il E’, il successo nella vita è fare quello che ti piace anche se per molti è durissima, ma il tempo a disposizione un giorno finisce e tutto si azzera, il nulla, ma chi se ne frega di avere un busto in piazza da morto, signori miei ... vivere onesti con sé stessi e provare emozioni pure e sincere, senza pagarle, essere amati e rispettati per ciò che si è e non per ciò si ha, dare un senso alla vita quando ci si sveglia dal sonno, ho visto persone infelici sebbene abbiano tutto, tristi… arrabbiati e mai contenti sebbene seguiti e adorati da innumerevoli persone (forse per ciò che hanno?).

Credo nella determinazione e nell’impegno, crederci, onesti con se stessi, la vita è bella, non per tutti purtroppo ma dovremmo iniziare a cambiare migliorando, cercando in noi stessi quale è la vera felicità che desideriamo e meritiamo.

«Io vivo in una specie di fornace di affetti, amori, desideri, invenzioni, creazioni, attività e sogni. Non posso descrivere la mia vita in base ai fatti perché l’estasi non risiede nei fatti, in quello che succede o in quello che faccio, ma in ciò che viene suscitato in me e in ciò che viene creato grazie a tutto questo… Quello che voglio dire è che vivo una realtà al tempo stesso fisica e metafisica…» (Anaïs Nin, “Fuoco” in “Diari d’amore” terzo volume, 1986). Cosa pensi di queste parole della grandissima scrittrice Anaïs Nin? E quanto l’amore e i sentimenti così poderosi sono importanti per te e incidono nella tua arte e nelle tue opere?

In quelle parole c’è già la risposta, senza amore la vita sarebbe asettica, anche il più barbaro e crudele personaggio nella storia dell’umanità ha cercato l’amore, per riconoscere l’amore e la fortuna di essere sani è necessario osservare la realtà anche se amara, girarsi dall’altra parte per non vedere è facile ma poi arriva quel momento per tutti e ci si pente di non avere apprezzato abbastanza il valore della vita.

La mia creatività è una necessità mi fa stare bene e va oltre il gusto estetico, ha una sorta di completezza anche nei suoi vuoti, la ammiro e non mi stanca mai, anzi mi carica, a NY (the best city) ultimamente ho disegnato nei parchi tra la gente, ho conosciuto molte persone eccezionali che mi osservavano da lontano per poi avvicinarsi notando il mio piacere dell’essere lì in quel momento a disegnare, ammirazione del momento come messaggio di piacere nell’essenza, una penna stilografica ed un cartoncino = benessere, felicità, l’ho condivisa in diverse occasioni, complimenti tanti, connessioni e contatti, uno di questi adesso è parte di un progetto veramente avanti e sta funzionando molto bene, quindi....  i sentimenti sinceri, veri, sono importanti nell’esistenza e farne magnetismo aiuta.

Da ragazzo ho letto uno scritto di Oscar Wilde nel quale diceva cos’era l’arte secondo lui. Disse che l’arte è tale solo quando avviene l’incontro tra l’“oggetto” e la “persona”. Se non c’è quell’incontro, non esiste nemmeno l’arte. Poi qualche anno fa, in una mostra a Palermo alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Riso, ho ascoltato un’intervista di repertorio al grande Gino de Dominicis che sulle arti visive disse questo: «Le arti visive, la pittura, la scultura, l’architettura, sono linguaggi immobili, muti e materiali. Quindi il rapporto degli altri linguaggi con questo è difficile perché sono linguaggi molto diversi tra loro … L’arte visiva è vivente … l’oggetto d’arte visiva. Per cui paradossalmente non avrebbe bisogno neanche di essere visto. Mentre gli altri linguaggi devono essere visti, o sentiti, o ascoltati per esistere.» (Gino de Dominicis, intervista a Canale 5 del 1994-95). Cosa ne pensi in proposito? L’arte esiste se esiste l’incontro tra l’oggetto e la persona, come dice Oscar Wilde, oppure l’arte esiste indipendentemente dalla persona e dal suo incontro con l’oggetto, come dice de Dominicis per le arti visive? Qual è la tua prospettiva sull’arte in generale?

Fanno entrambe parte di un periodo storico creativo passato, se fossi stato in quel tempo probabilmente la mia identità avrebbe avuto uno spessore differente.

Nell’epoca che sto vivendo mi sento come un limbo pressato da due pareti protagoniste che viviamo, una è l’inflazione di creativi a cui ogni anno se ne aggiungono milioni, dall’altra il muro dello sfruttamento di questi, il limbo è quello spazio tra le due.

Visione e consapevolezza di ciò che esiste senza farne parte, per automatismo vengo definito artista ma forse è una definizione che nei valori attuali non mi rappresenta, la mia prospettiva sull’arte in generale è di mantenere l’eccezione come anarchia visiva e creativa, incorruttibile, ci hanno provato a dirmi “dipingi belle fighe così vendi” oppure “fai delle colatine di colore con le goccioline, la gente le compra” ho sorriso per il pochismo contenuto in quelle parole e come sempre sono la conferma di valori che non considero tali.

La mia prospettiva sull’arte in generale l’ho già espressa precedentemente, quello che prevedo come futuro dell’arte e legato alla tecnologia, sarà che il computer disegnerà, da solo, dipingerà e scolpirà, l’olografia eliminerà il materico e tutto si infilerà in un taschino, i nomi degli artisti sarà: algoritmo 1, algoritmo 2, algoritmo3, milioni..., le mostre le vedrai in 3d dal letto e ne vedrai 100 al giorno, il pennello sarà visibile in qualche vecchio museo virtuale o nella teca di qualche collezionista, forse siamo già’... anzi ci siamo in questa evoluzione e come tutti i cambiamenti dobbiamo prenderne atto, seguirli e farne parte altrimenti finisci nel dimenticatoio.

Saper disegnare con una stilografica nel futuro sarà una cosa meravigliosa, incredibile, trovarla sarà difficile come gli inchiostri o pigmenti, già oggi le penne stilografiche e gli inchiostri sono per collezionisti di una nicchia specifica, amatori della calligrafia, in pochi ci disegnano, sulla canvas nessuno tranne me. 

«Poi c’è l’equivoco tra creazione e creatività. L’artista è un creatore. E non è un creativo. Ci sono persone creative, simpaticissime anche, ma non è la stessa cosa. Comunque, questa cosa qui dei creativi e degli artisti, nasce nella fine egli anni Sessanta dove iniziano i galleristi ad essere creativi, poi arrivano i critici creativi, poi arrivano i direttori dei musei creativi… E quindi è una escalation che poi crea questi equivoci delle Biennali di Venezia che vengono fatte come se fosse un’opera del direttore. Lui si sente artista e fa la sua mostra a tema, invitando gli artisti a illustrare con le loro opere il suo tema, la sua problematica. Questo mi sembra pazzesco.» (Intervista a Canale 5 del 1994-95). Tu cosa ne pensi in proposito? Secondo te qual è la differenza tra essere un “artista creatore” – come dice de Dominicis - e un “artigiano replicante” che crede di essere un “artista”?

Direi di più... la maggior parte di ciò che vedo e sebbene sia ben fatta la attribuirei a “decorazione” e ci sono fabbriche con centinaia di .... artisti... che stretti tra loro fanno quadri in 15 minuti anche meno, tipo 50 al giorno a testa, cosi fanno anche individualmente artisti che si definiscono tali, questa è realtà, in certi casi con meditata selezione se ne scelgono alcuni per la provenienza e vengono immessi nel mercato perché è un’azione politica, lo vedo qui per diversi artisti Messicani, il pubblico sollecitato dalle storie di barriere di confine apprezza le scelte dei curatori e galleristi, ma è un’operazione politica di mercato.

Anche la Biennale di Venezia si sa... ne ho fatte due da protagonista e tranne qualche eccezione l’ho trovata deludente mettendo in discussione anche il mio lavoro, dovrebbe illustrare l’avanguardia creativa nel mondo e invece è un contenitore di inciuci, malaffari e povertà creativa, ma partecipare alla Biennale fa punto e si aggiunge al CV.

Forse il web sta cambiando il mondo, anzi... l’ha cambiato e la tecnologia manderà in pensione tutta questa fuffa, se ne creerà un’altra sicuramente, curatori e critici ne ho conosciuti sia qui che in Italia, si sentono potenti, degli Dei, plauditi, ma sappiamo bene che il Re è creato dai sudditi, finché avranno sudditi e servitori questa situazione andrà avanti, poi ci sarà il botto e si rincomincerà da capo, è la storia dell’umanità.

“Divertitevi gente e chi troppo pensa vive male” ognuno che faccia magnetismo a ciò che vuole, prendersela consuma energia, sembra ieri e son passati 30 anni, ho imparato a vivere sereno con la mia creatività, finora nessuna critica negativa, anzi al contrario ho apprezzamenti eccezionali di cui sono felicemente a volte imbarazzato, vedremo quel che accadrà e accadrà perché’ esistiamo, quel che succede succede dipenderà dal magnete che sarò e dal boomerang nella sua traiettoria precisa.

Ti andrebbe di consigliare ai nostri lettori tre film da vedere assolutamente? E perché secondo te proprio questi?

Ultimamente trovo di piacevole visione film in BN e i muti, il web è pieno, un salto indietro nel tempo, in quei film c’è lo spazio immaginativo per lo spettatore che nei piani sequenza lunghi riflette e immagina, trovo vera poesia e teatralità in quei film, mi sono reso conto che è meglio togliere che aggiungere, l’essenza di un gesto ed un pensiero in un piano sequenza unico è potentissimo.

Al contrario nei film moderni ci sono una quantità esagerata di cambi immagine e sequenze che non lasciano più lo spazio allo spettatore di partecipare e interagire con la propria fantasia, quindi diventano immagini imposte anche nel dettaglio inutile, sebbene tecnicamente siano dei capolavori, si sono impoveriti nel profilo poetico e immaginativo a favore del pubblico.

Ci parli dei tuoi imminenti impegni professionali, dei tuoi lavori e delle tue opere in corso di realizzazione? A cosa stai lavorando in questo momento? In cosa sei impegnato?

... non voglio riempire questa risposta di troppe parole, ho raccontato sufficientemente e non vorrei diventare noioso o ripetitivo e credo di esserlo già stato (sorride).

Un progetto che sta funzionando bene (grazie alla pandemia) è HTI @HUMANIZINGTHEICON (umanizzare l’icona ) che ne ho descritto precedentemente come funziona.

Un altro progetto iniziato da poco è in collaborazione con un DJ di NYC, collaborare con musicisti mi ha sempre appassionato e questo qui in particolare avrà i suoi meriti per l’unicità e dinamicità. 


Una domanda difficile
Celio: perché i nostri lettori dovrebbero comprare le tue opere? Prova a incuriosirli perché vadano nei portali online o vengano a trovarti nel tuo atelier di Los Angeles per comprarne alcune.

Comprare le mie opere significa che ogni volta che si osservano sono diverse, sono vibranti piene di umanità, labirinti dell’inconscio e dettagli definiti che emergono dal chaos, hanno dei prezzi accessibili, realizzo anche stampe numerate su cartoncino prezioso accessibili a chiunque. Sono certo che è un investimento personale, forza comunicativa oltre all’estetica potente, onestà creativa.

Il danaro entra ed esce, gira... le mie opere restano e riempiono lo spazio, sono energia (ciò che dicono i miei collezionisti, i follower e tutti gli eccelsi ospiti del mio podcast @humanizingtheicon).

Comprare opere agli artisti significa ringraziarli per la vita che dedicano a creare, significa contribuire al loro percorso, significa sostenerli perché’ chi compra sostiene l’artista, da vivo.

- Ci sono collezionisti che vedono opere su Instagram, Fb o nel sito e mi scrivono per poi comprarle, le spedisco ovunque nel mondo, gli originali e le stampe hanno il certificato di autenticità, sono firmate e timbrate.

- Diverse commissioni sono invece personali e mi richiedono una connessione creativa che avviene da remoto online, si tratta di opere d’arte specifiche con contenuto personale del committente, intime e descrittive della propria personalità o ricerca di altre, opere d’arte nate durante l’incontro e terminate in seguito o semplicemente compiute.

- Un’altra modalità “Vibrant dress” è un progetto iniziato con una stilista di moda di Los Angeles, Angela Fuentes, il processo creativo per il cliente viene realizzato sempre mediante la connessione e la canalizzazione ma l’opera d’arte viene disegnata sul tessuto con cui verrà creato l’abito unico, il cliente o la cliente vestirà la sua propria energia, l’abito completa se stesso, parte di se, Angela la stilista creerà l’abito su misura insieme alla cliente, specifico secondo i gusti e consigli.

https://www.facebook.com/celio.bordin.7161/videos/282530007168300

Dove potranno seguirti i nostri lettori?

Instagram @celio_bordin

FB   https://www.facebook.com/celio.bordin.7161/

Per concludere questa chiacchierata, cosa vuoi dire alle persone che leggeranno questa intervista?

«Finché l'uomo sfrutterà l'uomo, finché l'umanità sarà divisa in padroni e servi, non ci sarà né normalità né pace. La ragione di tutto il male del nostro tempo è qui.» Pier Paolo Pasolini.

Vale anche per il mondo arte!

Celio Bordin

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Andrea Giostra

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