mercoledì 6 ottobre 2021

Luigi Proietti detto Gigi di Edoardo Leo alla Festa del Cinema di Roma

Edoardo Leo, dopo uno studio su A me gli occhi please di Gigi Proietti, decide di girare un documentario sullo spettacolo che, nel 1976, rivoluziona la scena teatrale italiana. Un lavoro che inizia più di tre anni fa insieme al protagonista. Poi, con la sua scomparsa, il documentario subisce una virata, un cambio di prospettiva: il racconto di quello straordinario spettacolo non basta più. Bisogna indagare nella vita e nella carriera dell'attore che ha cambiato le regole del gioco del teatro italiano e scoprire il suo 'segreto'.

Con Luigi Proietti detto Gigi, inizia per Edoardo Leo un viaggio per svelare chi c'era dietro l'uomo di spettacolo: «Lunghe chiacchierate nel suo studio, decine di ore di materiale da guardare insieme. L'ho ripreso ovunque, negli spettacoli, nei camerini, alle prove. Poi al Globe Theatre una lunga intervista, che non sapevo sarebbe stata la sua ultima – racconta Edoardo Leo. Ho posato lo sguardo su una carriera infinita, piena di fatti artistici diversissimi tra loro e tutti di enorme importanza. Ho cercato insistentemente un filo che legasse ottanta anni passati praticamente in scena. Setacciando ogni suo lavoro, ogni suo archivio; intervistando colleghi, amici, familiari. Arbore, Fiorello, Goggi, Cortellesi, Gassmann, Giallini, Piovani e molti altri. Tutti rapiti dalle gesta artistiche di un autentico eroe dello spettacolo che per più di mezzo secolo ha unito comicità e poesia, alto e basso, pancia e sperimentazione. Ho provato a raccontare a modo mio un grande maestro».

Diretto da Edoardo Leo, prodotto da Fulvio e Paola Lucisano con Paola Ferrari e Edoardo Leo, il documentario è una produzione Italian International Film e Alea Film con Rai Cinema in associazione con Politeama e in collaborazione con Lexus che con questo film entra nel mondo della produzione cinematografica.

Luigi Proietti detto Gigi nasce da un’idea di Edoardo Leo, è scritto da Edoardo Leo e Marco Bonini, il montaggio e la fotografia sono di Giulia Bertini e le musiche sono di Jonis Bascir.

Foto di Anna Camerlingo