venerdì 11 giugno 2021

Fabrizio Borgio: la scrittura, componente indissolubile della mia persona. Intervista allo scrittore astigiano

Fabrizio Borgio torna in libreria e negli store online con “Panni sporchi per Martinengo” (Fratelli Frilli Editori) il nuovo romanzo noir ambientato tra le Langhe e Monferrato, che vede protagonista l’investigatore privato Giorgio Martinengo impegnato in una nuova indagine durante un pranzo di Natale con i parenti.

Indagini multiple, grane di famiglia, mafie dall’est e l’aiuto di un outsider dai modi spicci e le mani pesanti attendono il detective in una nuova avventura ricca di colpi di scena!

Abbiamo intervistato per voi lo scrittore astigiano. Ecco cosa ci ha raccontato.

Ciao Fabrizio, benvenuto su Fattitaliani. Cosa ti ha spinto ad intraprendere la carriera di scrittore?

Grazie per l’ospitalità. Non me la sento di parlare di “carriera” ma di attività, visto che occupa una porzione importante della mia vita. Direi l’esigenza di esprimere e conoscere, conseguenze dirette di una gioventù schiacciata da una timidezza che oserei definire patologica. Quando ho capito che la scrittura non era stata solo un espediente per risolvere la mia adolescenza ma una componente indissolubile della mia persona, ho continuato senza aver mai smesso.

Hai delle abitudini particolari durante la scrittura?

Tazze. Ho sempre un paio di mug vicine: una per il caffè quando posso scrivere di mattina, l’altra per il
tè pomeridiano. Non ascolto musica, tutto il resto diventa relativo.

Esordisci partecipando con un racconto breve al concorso letterario “Il nocciolino” di Chivasso, ricevendo il premio della giuria. Dagli esordi ad oggi, cosa è cambiato in te come scrittore?

Tanto. La scrittura è una disciplina che, ne sono convinto, si evolve e si trasforma di pari passo con la maturazione dell’uomo scrittore. Ora lavoro per avere una voce tutta mia, non scrivo più con l’istintivo spirito di emulazione tipico dei primi esperimenti e sono più veloce e metodico sia nella stesura che nella documentazione e pianificazione. La scrittura è diventata adulta assieme a me o almeno ambisco che sia tale.

Nel 2014 esce “Vino rosso sangue”, il primo noir che vede protagonista l’investigatore privato Giorgio Martinengo. Seguono “Asti ceneri sepolte”, “Morte ad Asti”, “La Ballata del Re di Pietra” e “Panni Sporchi per Martinengo”. Qual è il romanzo a cui sei più affezionato? E perché?

Non ho delle preferenze, ogni cosa che ho scritto contiene particelle di me, delle mie memorie, delle mie esperienze, delle mie sensazioni. Tutti mi sono cari per diversi motivi. Vino rosso sangue è la declinazione in noir di un mondo che ho attraversato lungo la mia cultura di riferimento e origine: il Piemonte dei vini; Asti Ceneri Sepolte è un omaggio ai volontari soccorritori, categoria della quale faccio vanto di appartenere; Morte ad Asti è il mio sguardo retrospettivo agli anni ‘90 e alla mia gioventù; La Ballata del Re di pietra riassume il mio legame con la montagna mentre Panni Sporchi per Martinengo è la mia riflessione sulla famiglia. Tutto questo fermandoci solo alle storie del mio investigatore.

Giorgio Martinengo: che cosa rappresenta per te questo personaggio?

Il personaggio più maturo e profondo che ho creato finora, tanto che la sua complessità si è sviluppata lungo cinque romanzi. È un pezzo di me ma non è un alter ego, è probabilmente un tipo di uomo al quale vorrei assomigliare di più: un piemontese meno chiuso, meno tradizionalista, aperto, intelligente, arguto e rigoroso.

“Panni Sporchi per Martinengo” è il tuo nuovo noir. Come descriveresti la trama di questo libro con tre aggettivi?

Originale, Inconsueto e divertente.

Nel 2018 hai firmato la sceneggiatura con il documentarista Antonio De Lucia del cortometraggio “Io resto ai surì”. Raccontaci questa esperienza.

È tutto merito di due stage di sceneggiatura che all’inizio degli anni 2000 ho avuto la fortuna di seguire con Mario Monicelli, Giorgio Arlorio e Suso Cecchi d’Amico. Due esperienze uniche e profondamente formative. Uno degli Stage era sovvenzionato dalla Film Commission Piemonte il che aveva permesso l’inserimento del mio nome in un elenco di addetti al settore nel caso si avesse intenzione di produrre film e documentari sul territorio piemontese. De Lucia è arrivato a me in questo modo. Un lavoro indipendente a bassissimo budget, condizioni dove la resa delle idee e dei concetti doveva essere concentrata al massimo delle possibilità. Doveva essere una storia che raccontasse il territorio e il suo popolo attraverso il territorio e le dinamiche conflittuali tipiche di un paese. Uno scenario a me noto e famigliare. Ovviamente rispetto alla mia sceneggiatura originale sono cambiate tante cose e il minutaggio rimaneggiato per le specifiche dei vari concorsi. L’esperienza è stata comunque bellissima, mi ha fatto conoscere nuovi amici e lasciata la voglia di provarci ancora.

Prossimi progetti?

Ho da poco terminato la prima stesura di una spy story di ambientazione contemporanea, con un nuovo personaggio che mi auguro possa diventare una nuova serie. Adesso siamo in fase di editing, poi, incrociando le dita, speriamo di interessare qualche editore. Per Martinengo invece sto progettando il sesto libro della serie che a questo punto vedrà la luce l’anno prossimo.