martedì 2 marzo 2021

Opera, Annalisa Stroppa a Fattitaliani: ogni personaggio va creato, curato, coccolato e personalizzato. L'intervista

Il mezzosoprano bresciano Annalisa Stroppa torna a Madrid al Teatro Real per interpretare nell’opera di Bellini Norma il ruolo di Adalgisa, un personaggio da lei stessa definito “di straordinaria purezza”. Con la regia di Justin Way e Marco Armiliato sul podio, la cantante vestirà i panni della giovane sacerdotessa il 4, 7, 10, 13, 17 e 19 marzo. Fattitaliani l'ha intervistata.
Come artista come sta vivendo nel complesso questo particolare momento storico? 
È un periodo storico molto difficile, la pandemia di Covid-19 ci ha travolti in modo tanto inaspettato quanto crudele, ed è ormai già un anno che ci ritroviamo a dover convivere con questa triste realtà.
Ogni settore è stato inevitabilmente colpito e la nostra quotidianità si è radicalmente trasformata; anche il mondo dell’arte e della cultura è stato notevolmente penalizzato.
Io personalmente vivo questo momento come una sorta di ridimensionamento, di attesa, di riflessione e sono ancor più grata per ogni opportunità che ho di tornare in palcoscenico.
Non vedo l’ora che la situazione migliori e che i nostri teatri possano riaprire le porte al pubblico perchè la musica è condivisione, è vita!

Non abbiamo unicamente necessità di assistenza di carattere fisico, ma anche di prenderci cura della nostra anima e per questo abbiamo bisogno gli uni degli altri, abbiamo bisogno di tornare ad emozionarci ed emozionare!

Ora mi trovo al Teatro Real di Madrid, uno dei pochissimi al mondo che ha coraggiosamente scelto di non spegnere i riflettori ma di andare avanti e devo dire che è un grandissimo esempio da seguire: con i dovuti controlli e in sicurezza avrò la fortuna di tornare a cantare con il pubblico in sala, seppur in numero ridotto, a sentire il loro calore e a creare con gli spettatori un’atmosfera ogni volta unica, magica e speciale, propria dello spettacolo dal vivo. 

Un insegnamento che sicuramente ci ha lasciato questo periodo quindi è che tutto ciò che davamo per scontato assume ora un valore immenso e speciale ed è proprio in questo modo che sto vivendo questa produzione di “Norma”.

Che cosa metterà di sé stessa nel personaggio di Adalgisa?

Ogni volta che interpreto un personaggio metto sempre una parte di me, di Annalisa: sarebbe impossibile il contrario! Infatti, non si canta unicamente con la voce, ma anche con il cuore, con la testa, con il corpo e con tutte le emozioni che ci pervadono e ogni volta che salgo sul palcoscenico cerco di calarmi fino in fondo nei panni del personaggio che interpreto in modo da condividerne le emozioni a 360°.

Quindi, sicuramente nel ruolo di Adalgisa c’è una parte di me, del mio vissuto personale, del mio bagaglio, delle mie esperienze e delle emozioni che ho vissuto.

Ho interpretato diverse volte questo bellissimo ruolo, questa sarà infatti la mia decima produzione, ed ogni volta in un modo diverso, non solo perché nelle varie produzioni cambiano i direttori d’orchestra, cambia la regia, ma anche perché io stessa mi sono evoluta nel tempo: la mia voce naturalmente non è più quella degli inizi, quando debuttai il ruolo nel 2014 al Teatro Massimo di Palermo, ma è maturata fino a questo momento, in cui ho l’occasione di cantarlo al Teatro Real di Madrid.

È cambiata quindi la vocalità, ma non solo: anch’io sono cambiata, attraverso il mio vissuto.

La mia Adalgisa al Teatro Real sarà ancor più particolare, in quanto la produzione si colloca al termine di un periodo molto triste, che ci ha segnato profondamente, dovuto alla pandemia che nessuno avrebbe mai immaginato di vivere; per cui, per me tornare a cantare in una produzione vera e propria diventa qualcosa di estremamente speciale.

Che gioia vedere di nuovo il teatro animato da orchestra, coro, attori, comparse, tecnici, sarte, truccatori, maestri di palcoscenico! Una straordinaria normalità!

Quello stesso teatro che è un po’ lo specchio della vita.

Il teatro Real aprirà le porte al pubblico, un pubblico che mi è mancato moltissimo in questi mesi: per me tornare a cantare un’opera sul palcoscenico con la sua presenza rappresenterà paradossalmente un fatto del tutto eccezionale: ciò che per anni è stato la quotidianità è diventato un’occasione rara, da assaporare appieno in ogni sua sfaccettatura.

Sul palco porterò con me tutte le emozioni positive e negative, tutte le gioie e le sofferenze e i dolori vissuti in questo anno terribile che sicuramente faranno parte dell’espressione e delle emozioni del mio personaggio, tradotte attraverso la mia voce.

La mia Adalgisa sarà una tavolozza piena di mille colori e sfumature, da esprimere in ogni singola nota, in ogni singolo gesto.

La musica di Bellini è pura poesia; a mio avviso, nessuno come lui ha saputo tradurre in modo tanto sublime ed efficace, attraverso una melodia quasi eterea ed una linea pura di canto, i sentimenti dell’animo  umano, sentimenti universali, atemporali, che fanno sì che Norma sia un’opera profondamente attuale, caratterizzata da sensazioni sempre vive all’interno dell’animo umano.

Durante le prove è stato fatto un lavoro molto accurato con il regista, Justin Way, e con il direttore d’orchestra, M° Marco Armiliato, improntato sull’importanza della parola, volto a valorizzare il “declamato belliniano” che già di per sé è arte e in questa produzione la musica si sposa appieno con l’azione scenica.

Bellini è l’autore che consente alla parola, nel modo più puro di diventare suono, attraverso il fraseggio, il legato e la messa di voce.

Adalgisa è un personaggio a me molto caro, di grandissima profondità introspettiva, che passa dall’essere una timida novizia, combattuta nei suoi sentimenti, ad essere una donna forte che la porterà, nel corso del secondo atto, a confermare strenuamente la propria fedeltà a Norma, offrendole il proprio aiuto per ricostruire la sua famiglia.

 

Mira, o Norma, a' tuoi ginocchi
Questi cari pargoletti!
Ah! Pietade di lor ti tocchi,
Se non hai di te pietà!

 

Una grande fragilità contraddistingue le due donne, ma anche una grande forza interiore e una grande complicità: sono una lo specchio dell’altra e ciò è particolarmente evidente nelle cadenze in cui le due voci si fondono fino a diventare una sola.

In esse la straordinaria sensibilità artistica di Bellini, piena di lirismo e di grandi linee melodiche, conduce il pubblico in un mondo onirico in cui dominano i sentimenti universali. Adoro Bellini!


Dopo "Norma" parteciperà ad altre produzioni. Psicologicamente come si prepara a passare da un personaggio all'altro? 

È sempre difficile voltare pagina, lasciar decantare un personaggio prima di passare ad un altro: ci vuole un po’ di tempo, perché entra a far parte di te e le tue emozioni si fondono con le sue.

Sento ogni ruolo che interpreto come una mia piccola creazione; se dovessi trovare un paragone, per me interpretare un ruolo equivarrebbe all’arte di plasmare un vaso con la creta; il personaggio va creato, curato con estrema attenzione, coccolato e personalizzato, in modo tale da poter trovare quelle piccole sfumature che ne consentano l’interiorizzazione.

Ed è proprio per questo motivo che è estremamente difficoltoso lasciarsi alle spalle un ruolo istantaneamente per dedicarsi subito ad uno nuovo.

Oltretutto, dopo un lungo periodo di prove, in cui il ruolo viene lavorato lungamente, non è immediato iniziare ad interpretare un altro personaggio, che magari ha una personalità antitetica.

A ciò si aggiunge anche la possibilità che i ruoli possano appartenere ad opere di diversi autori, quindi con stili e scritture differenti.

L’ideale sarebbe quindi avere un periodo di tempo libero in cui poter “salutare” il ruolo appena interpretato per poi poter “accogliere” il nuovo personaggio, il quale dovrà avere le stesse cure riservate al precedente, sia da un punto di vista tecnico/vocale, che interpretativo ed emozionale.

Tuttavia, sovente il tempo libero non c’è e quindi devo necessariamente forzare un po’ me stessa e abbandonare il vecchio ruolo per dedicarmi anima e corpo a quello nuovo.

Mi è personalmente capitato di dover passare in pochissimo tempo per esempio dal ruolo di Adalgisa a quello di Carmen, due donne agli antipodi tra loro oppure da ruoli femminili a personaggi en travesti; ho quindi percepito una difficoltà interiore nel periodo di transizione, che è pian piano scemata nel corso delle prove.

Questo è il compito dell’interprete e fa parte del mio lavoro, un lavoro impegnativo, ma divertente ed entusiasmante che mi consente di “vivere” cento, mille vite diverse, grazie ai vari personaggi!

Ci può raccontare il suo primo assoluto approccio con l’opera?

La musica da sempre occupa uno spazio rilevante nella mia vita.

Il mio primo approccio all’opera risale all’infanzia: ascoltando da piccola alcune musicassette con le più celebri arie d’operame ne sono letteralmente innamorata, tanto da impararne tutti i testi a memorie esibendomi poi in occasione delle feste in famiglia! 

C'è stato un momento della sua carriera in cui ha veramente percepito una forte maturazione che l'ha ancora più convinta a proseguire in questo percorso?

Questo lavoro, pur essendo meraviglioso, richiede numerosi sacrifici, il principale dei quali è quello di passare lunghi periodi lontano da casa e dai propri affetti.

Durante i diversi anni della mia carriera è capitato che alcune produzioni, svolte all’estero, coincidessero con situazioni difficili a casa.

Tali situazioni, nonostante mi abbiano fatto vivere il periodo di produzione con estrema difficoltà emotiva, hanno tuttavia contribuito a fortificare il mio carattere, infondendomi motivazioni sempre nuove per svolgere la mia missione con sempre maggior convinzione.

Ho ritrovato sempre nuova forza nella musica e nella possibilità di dedicare la mia arte alle persone a me care che in quei momenti erano lontane e stavano soffrendo.

Ed è proprio in quei momenti così delicati che ho capito di dover mettere una forza sempre maggiore ed un impegno costante per portare avanti il mio sogno, un sogno nel quale anche loro avevano creduto insieme e a me con tanto amore: il mio sacrificio entra in simbiosi con il sacrificio delle persone care che mi hanno sempre sostenuta e mi infonde un vigore sempre maggiore ed uno stimolo ad andare avanti. In tutto ciò la musica ti è amica fedele, è un luogo sicuro nel quale rifugiarsi ed è un conforto.

Quindi, posso dire che non esiste un momento vero e proprio, una sorta di svolta nella carriera, ma è il percorso stesso, con le sue difficoltà a fornirmi stimoli sempre diversi e sempre nuovi, soprattutto nei periodi più complicati. 

Prima di ogni prima ha un rito scaramantico cui si affida? fa qualcosa di particolare per affrontare la situazione e l’emozione?

In realtà non ho un vero e proprio rito scaramantico; tuttavia, prima di entrare in scena mi raccolgo per un attimo in preghiera e poi via, di corsa sul palco!

Fra le tante eroine che costellano l'opera ce n'è una in cui si riconosce particolarmente? 

Direi nessuna in particolare, ma tutte quelle che ho interpretato.

Infatti, ogniqualvolta canto in un’opera mi immedesimo a tal punto nel ruolo che ogni singolo personaggio interpretato diventa un po’ parte di me.

Per cui in questo momento direi assolutamente Adalgisa, che sento tanto vicino alla mia indole e al mio temperamento. Giovanni Zambito.

Foto di Silvia Lelli


Dopo Madrid, Annalisa Stroppa continuerà con Suzuki di Madama Butterfly al Teatro San Carlo di Napoli, il Requiem di Verdi al Teatro Municipale di Piacenza, Preziosilla in La forza del destino al Maggio Musicale Fiorentino, la sua acclamata Rosina da Il barbiere di Siviglia al Festival di Savonlinna in Finlandia e Fenena di Nabucco al Festival dell’Arena di Verona.

 

Info:

Web Annalisa Stroppawww.annalisastroppa.it

Teatro Realhttps://www.teatroreal.es/es/espectaculo/norma-0