lunedì 18 gennaio 2021

Arte, Gaetano Cunsolo a Fattitaliani: tutto ruota attorno al rapporto tra soggetto e spazio. L'intervista

A Parigi la galleria Alberta Pane fino al 16 gennaio ha ospitato “Instruction pour couper les ficelles" una mostra che riunisce quattro artisti di diversa estrazione, la cui pratica spesso rivela cosa si nasconde dietro la produzione dell'opera d'arte, cosa c'è dietro le quinte. Ce ne parla uno degli artisti coinvolti, l'italiano  Gaetano Cunsolo. L'intervista di Fattitaliani.
In che cosa consiste il group show “Instruction pour couper les ficelles"?Come è nato il suo coinvolgimento e quale è stato il suo apporto?

Instruction pour couper le ficelles è una collettiva concepita e curata da Ananay Arango, curatrice e storica dell'arte che lavora con la galleria Alberta Pane nello spazio che la galleria ha a Parigi.

Questa mostra penso che più di tutto abbia messo in risalto alcune caratteristiche processuali comuni agli artisti coinvolti. Le “ficelles” in francese sono le stringhe che fanno muovere le marionette, l'idea di tagliare “couper”, in un certo senso è la fine della finzione, la necessità dell'artista di non nascondere più tutti i residui e le rimanenze dei processi di produzione dell'opera stessa, integrandoli nel lavoro e nella sua forma finale. In effetti la galleria ha ideato questa mostra partendo proprio dal lavoro degli artisti e spingendoli ad esporre lavori molto recenti. Per quanto mi riguarda ho presentato alcune pitture su tavola e due sculture in ceramica patinata che avevo appena terminato. 

Gaetano Cunsolo, "Mets-la en sourdine 3 e 4", tecnica mista su legno, 20 cm x 24 cm, 2020.

In che modo questa iniziativa si collega al suo essere artista? Che tappa rappresenta nel suo percorso? 

Questa è la mia seconda mostra collettiva nella galleria Alberta Pane ed è stata possibile in quanto sia la curatrice che Alberta Pane hanno messo a disposizione un ambiente favorevole, dove ogni singolo artista ha avuto un margine di intervento molto ampio. In ogni caso per me non sarebbe possibile diversamente, in quanto il momento dell'allestimento è un momento che fa parte del lavoro stesso, una temporalità che è impossibile pensare come altra o secondaria. La ricerca che porto avanti ragiona anche sui  modelli e le strategie espositive, mettendo in discussione l'orientamento nello spazio, e mi interrogo su quali aspettative si producono nell'occhio di chi guarda. Mi sembra che questi elementi siano stati apprezzati e facilitati dalla galleria e considero quindi questa collettiva un'esperienza riuscita. 

Veduta della mostra.

Come si è formato, Quali insegnamenti e modelli tiene sempre presenti?

Ho studiato all'Istituto Statale d'Arte di Firenze, una scuola che ha influenzato il percorso di vita di molti penso, il mio sicuramente. In seguito mi sono diplomato all' Accademia di Belle Arti di Firenze. Ho disegnato tanto il primo anno, ma tra una disillusione e l'atra ho faticato molto prima di trovare delle figure che riuscissero a fornirmi dei mezzi che cercavo. Non esistono percorsi lineari per studiare arte, ma il momento dell'Accademia è stato cruciale per me. Se mi fossi fatto subito trascinare dalla seduzione di alcune scuole di pittura e scultura che incontrai in accademia avrei fatto un percorso totalmente differente. È stato grazie alcuni professori ed esempi limitrofi al mondo accademico e che perseguivano una carriera tangente al lavoro d'insegnante che ho potuto trovare la voglia e la capacità di trasformare le mie prime idee.

Devo comunque dire che è stato grazie a due borse di studio che ho potuto poi formarmi sia all'estero (negli Stati Uniti) che in un biennio specialistico (NABA) a Milano dove ho incontrato varie figure che hanno contribuito ad affinare il mio sguardo.

Gaetano Cunsolo "get on the pulpit #1", ceramica e materiale di recupero, dimensioni variabili.

Quando ha capito veramente di volersi dedicare all'arte?

Dedicarsi all'arte nel mio caso è fare l'artista. Ma non sono solo gli artisti che si dedicano all'arte. Io mi dedico all'arte anche quando insegno. In quel momento mi dedico all'arte e potrei anche non essere più artista e continuare ad insegnare.

Dico questo solo perché è interessante ribadire che il concetto di artista rimane sempre un po' interpretabile. Io ho dato una direzione ai miei interessi e sono finito per fare questo a tempo pieno. Fino a qualche anno fa, prima di insegnare, facevo altro per potermi mantenere e continuare a fare l'artista. Per tanto tempo mi sono identificato con questa condizione di precariato. Ho avuto varie proposte per continuare in quei settori. Non è che non abbia accettato perché vedevo come unica possibilità quella di essere artista a tempo pieno, ma perché erano proposte che non mi convincevano. Comunque il lavoro mi è sempre sembrato una forma di sfruttamento, qualcosa di veramente arretrato per avere in cambio un po' di libertà ed indipendenza. Ci sono condizioni lavorative pessime per gli artisti, ma se penso al mondo del lavoro fuori dalle pratiche d'autore mi sento gelare. Io insegno, che é una buona alternativa a tutti i lavori che ho fatto nella mia vita e mi permette di spendere il mio tempo in cambio di soldi in modo abbastanza sensato e non sentirmi continuamente deprivato di tempo. 

"get on the pulpit #2", ceramica e materiale di recupero su zoccolo in legno, 150 cm x 25 cm x 25 cm, 2020. Sullo sfondo Léonard Martin.

Nel corso del tempo la sua concezione e la sua espressione artistica sono mutate? c'è un nucleo tematico cui resta sempre fedele?

Ho sempre guardato il mondo attraverso i rapporti di forza che lo governano. Cerco di comprendere il rapporto tra i dispositivi di governamentabilità e il mondo, cercando tra le forme degli spazi che viviamo. La maglia di una città, le sue strade, i suoi percorsi e le sue architetture sono il mio terreno di ricerca e questo non é mai cambiato. Ho fatto video, installazioni e da qualche anno mi ritrovo nuovamente a disegnare, dipingere, modellare e sviluppare performance. Ci ho messo tanto ad accettare questa molteplicità dei linguaggi, ma sento che tutto gira sempre attorno allo stesso tema: il rapporto tra soggetto e spazio, le sue gerarchie, i suo rapporti di scala e le sue temporalità.

Parlando dei lavori che ho esposto da Alberta Pane posso dire che sia le ceramiche che le pitture, cercano di ripensare l'ordine delle forme, dei materiali e la loro funzione.

Nelle ceramiche ripropongo l'oggetto scala come forma totalmente deprivata dalla sua funzione abituale, ripensando non solo il suo uso ma il suo peso e la sua gravità. Le pitture, che sono degli acrilici su tavola, sono sovrapposizioni di tracce, campiture e trasparenze che rivelano l'immagine come risultato di varie sovrapposizioni. Giovanni Zambito.

Foto: courtesy immagini Alberta Pane

INSTRUCTIONS POUR COUPER LES FICELLES  

22.10.2020 - 16.01.2021

Group show

Gayle Chong Kwan

Gaetano Cunsolo

Léonard Martin

João Vilhena