lunedì 16 novembre 2020

Selvaggia Roma, Grande Fratello Vip: “NON FARMI PASSARE COME MONGOLOIDE”. CoorDown chiede l'espulsione

Succede quasi tutti gli anni al Grande Fratello, CoorDown - coordinamento delle associazioni delle persone con sindrome di Down, lo ha denunciato in ogni occasione e non smetterà di farlo. Nella diretta del Grande Fratello Vip di sabato sera la concorrente Selvaggia Roma parlando con un compagno del reality ha usato la cosiddetta r-word. Ci troviamo di fronte all'ennesimo episodio in cui la parola “mongoloide” viene usata con un'accezione dispregiativa e le persone con sindrome di Down e le loro famiglie vengono gravemente offese. Ancora una volta accade di sentire questo termine in diretta televisiva nel corso di talk-show e programmi molto seguiti, dalla viva voce di noti giornalisti e persino sulle prime pagine dei giornali.

Offendere usando i termini della disabilità è purtroppo all'ordine del giorno, CoorDown chiede di smetterla di usare la parola "MONGOLOIDE" per offendere, al pari di "autistico", "handicappato", “cerebroleso”, così come ritiene offensivo e discriminatorio usare "negro", "ebreo" o "zingaro" con tono dispregiativo, non è questione di "politically correct" o di forma, è questione di sostanza. Le parole sono importanti e il linguaggio è la base della nostra cultura ed è da qui che bisogna partire, è necessario coltivare un linguaggio corretto e rispettoso soprattutto tra i giovani, nelle scuole, in famiglia, nei contesti lavorativi, come urgente è innescare un circolo virtuoso che getti le basi di una cultura di accoglienza e di rispetto che parta dal linguaggio e ponga le fondamenta per una società più civile e inclusiva.

CoorDown denuncia l'episodio e dichiara: “Non smetteremo mai di denunciare il linguaggio violento e l'ignoranza in TV, è necessario condannare ogni episodio. Non ci bastano le scuse come accaduto in passato, questa volta chiediamo l'espulsione della concorrente, così come è avvenuto per chi ha bestemmiato e chi ha usato la n-word. La discriminazione e il linguaggio violento contro le persone con disabilità hanno la stessa gravità della discriminazione razziale o della blasfemia”.