lunedì 30 novembre 2020

Intervista a Gianluigi Valotti, storico e ricercatore risorgimentale

di Laura Gorini Dopo l’incontro a Milano con la console degli Stati Uniti e con il console francese, ho deciso di dare un taglio internazionale al mio ultimo volume.
Ha di recente dato alle stampe il volume storico Verolanuova 1859-1866 Apre le porte alla carità internazionale per LiberEdizioni lo storico, ricercatore risorgimentale e cavaliere merito alla Repubblica Gianluigi Valotti. Un'opera dal respiro internazionale, come del resto, anche le sue precedenti pubblicazioni, di grandissimo pregio. L'intervista. 

Perché la volontà di fare questo volume?

Lo spunto per scrivere un nuovo volume che ricorda le battaglie prima di Solferino e San Martino (1859- seconda guerra di indipendenza) poi la battaglia di Custoza (1866- terza guerra di indipendenza) mi è stato dato dal ritrovamento dei registri della famiglia Spalenza di Verolanuova. Il mio lavoro, fatto di molti documenti e pochi scritti, è lo spunto per far capire come, nei vecchi archivi comunali, o negli archivi di appassionati di storia, esistano ancora frammenti cartacei da consultare, per capire la storia del Risorgimento Italiano. Sono testimonianze, a volte intrise di dolore e di rabbia e, a volte, trasmettono lo spirito di accoglienza e la carità profusa dalle persone che hanno operato in quel periodo. Chi si reca a Verolanuova trova testimonianze del passato dai suoi monumenti e palazzi, dalla cattedrale dalle numerose pievi. Nessuno immagina -però- che due piccole lapidi, poste nel camposanto del paese, possano avere una testimonianza di grande valore europeo. La volontà di fare questo volume e’ nata a seguito dei lavori già fatti sulla provincia bresciana . Il mio lavoro è una sorta di quaderni, circa 8 volumi, che tracciano la storia dei feriti dopo la battaglia di Solferino e S. Martino. Nei mie lavori ho analizzato circa 80.000 soldati sardo-piemontesi-francesi-austriaci, dando alla storia 5000 nomi, mai portati alla luce.

Come avete ritrovato i registri protagonisti di questo testo?

I registri riguardanti Verolanuova si trovano nel caveau di un collezionista che vuol restare anonimo e mi ha dato la possibilità di pubblicarli. Il mio intento è con la collaborazione del comune di Verolanuova di riportare tutto il materiale dell’archivio Spalenza nell’archivio comunale della cittadina della bassa bresciana. 

Ricostruendo gli elenchi con i dati dei caduti di Solferino ricoverati a Verolanuova ha notato qualcosa di particolare?

Certamente vale la pena citare “Angelo Croce; fece murare due lapidi a ricordo dei soldati francesi e tedeschi morti a Verola” e ogni anno egli, con pensiero pio, portava una corona di alloro e dei ceri.”. Poi il lavoro sui registri parrocchiali fa conoscere non solo l’entità dei soldati ma una parte della loro storia un lavoro mai fatto. La scoperta di 21 nomi e non 20 come si credeva, perché il 21 soldato mai citato muore a Verola nel Luglio del 1860. Sicuramente la mia ricerca negli archivi parrocchiali è stata proficua per l’archivio di Verolanuova, che è ben ordinato.


Due sono registri militari e uno è un registro dei danni tutti appartenuti alla famiglia Spalenza. Cosa ha notato di particolare in essi?

Nel registro sulle cure dei feriti dopo la battaglia di Solferino ho trovato indicazioni storiche facsimili ad altri paesi che avevo analizzato. Mi anno colpito molto le requisizioni cioè i danni che hanno subito tutte le comunità del percorso della 2a guerra d’Indipendenza. L’Austria mentre arretrava verso il Mincio dove voleva combattere la battaglia finale. Confiscava alle comunità frumento, avena, formentone, riso, pane, pasta, carne, lardo, candele, formaggio, sale, vino, fascine, fieno, carri, buoi. A testimonianza di ciò diventa importante un documento del municipio di Verolanuova, ritrovato nell’archivio della famiglia Spalenza, da cui emerge come gli austriaci sequestrarono un paio di buoi con un carro, per ritirarsi verso Castiglione delle Stiviere. Cosa interessante è inoltre che la famiglia Spalenza viene risarcita nel Luglio del 1863, a paragone di altre realtà dove si sono combattute le battaglie della seconda guerra d'Indipendenza non ci sono mai stai risarcimenti o parziali risarcimenti. Anche la comunità di Leno verrà risarcita nel mese di  Agosto del 1860.

Il 1866 fu l’anno della battaglia di Custoza. Quale fu il ruolo delle tre donne verolesi?

30 aprile 1866, il Comitato di Brescia dei militari e malati in tempo di Guerra, fondato nel 1865 dal Vice Presidente Balardini, per conto del Presidente Gaetano Facchi attraverso l’apporto del segretario Rodolfo Rodolfi, emana un decreto in cui si chiede ai medici, ai preti, agli infermieri e ai cittadini “di volersi iscrivere nei registri all’uopo disposti presso l’ufficio di amministrazione del giornale La Sentinella Bresciana affinché il Comitato, nel contare le proprie forze, possa provvedere al loro ordinamento” nell’eventualità di un imminente conflitto. Verolanuova, con un documento datato 23 maggio 1866, darà l’incarico a tre donne,” per un'eventuale lotta vicina, Giunta Municipale ha formato una commissione in qui da l’incarico a Erra Mensi  Rachele, Spalenza Giacinta e Pagliari Luigia. Sicuramente senza la lettera della famiglia Spalenza difficilmente avremmo scoperto dell’incarico alle tre donne nel 1866 sappiamo delle donne di Castiglione di Solferino di Brescia nel 1859 che curarono i feriti dando adito alla nascita della C.R. Internazionale. Documento  pertanto molto interessante e raro quello delle donne nel 1866 a Verola. 

Quanto è importante considerare i documenti della microstoria per comprendere la macrostoria?

Mi affido alle parole del Prof. Francesco Perfetti, collaboratore di Rai Storia, che come si vede nella pubblicazione su Verolanuova, tiene fra le mani i miei volumi precedenti, dalla sua analisi emerge come scritto:” Quasi per caso ho avuto occasione di sfogliare prima e poi leggere e consultare alcuni dei lavori che Gianluigi Valotti ha scritto e curato su taluni aspetti dell’epopea risorgimentale lombarda degli anni quaranta, cinquanta e sessanta del diciannovesimo secolo. Debbo confessare che sono rimasto subito colpito dal rigore e dalla passione con le quali Valotti, infaticabile ricercatore di documenti e fonti storiografiche, si è cimentato nella redazione di lavori che rappresentano un unicum nella Letteratura storica sull’epopea risorgimentale... C’è ancora un’ultima riflessione suggerita, sia pure implicitamente, dal pregevole lavoro di Gianluigi Valotti. Ed è quella che ci dovrebbe spingere a leggere la storia del Risorgimento non tanto come un episodio solo italiano quanto piuttosto come un fenomeno di portata internazionale. Uno dei miei maestri, il grande storico del Settecento riformatore e dell’età risorgimentale Franco Valsecchi, sosteneva che fosse necessario, per capire il Risorgimento, guardare «Torino dall’Europa» e non «l’Europa da Torino». Era un invito a vedere Risorgimento come una costola, come il versante italiano, di una rivoluzione più grande, quella delle nazionalità, fondata sui valori di libertà e di eguaglianza. Ebbene, un lavoro come questo di Valotti, tutto intriso di «microstoria», conferma tale visione, propria di un approccio «macrostorico», quando ricorda chi, dopo aver combattuto le guerre risorgimentali, varcò l’Oceano, in nome degli stessi ideali, per prendere parte alla guerra di secessione americana. In conclusione, non si può che essere grati a Gianluigi Valotti per questa sua nuova ricerca, che, come tutte le precedenti, offre un contributo inedito e di prima mano, per molti aspetto definitivo, alla conoscenza di un capitolo di storia risorgimentale. Con l’auspicio che la sua operosità, sostenuta da una autentica passione di ricercatore, possa ancora manifestarsi. Dal lavoro di Valotti emerge un affresco pieno di chiaroscuri che, ancora una volta, suggerisce di accostarsi alla «macrostoria» non dimenticando, verrebbe da dire, «di che lacrime grondino e di che sangue» le tante e ingiustamente dimenticate «microstorie».” 

I testi del libro sono in tre lingue, perché questa scelta?

Nel volume sono riportate testimonianze che collocano la battaglia di Solferino in un contesto internazionale e così anche i fatti di Verolanuova vanno a far parte di questo contesto storico. L’incontro a Milano con la console degli Stati Uniti, la Dottoressa Elisabeth Lee, ha influito sulla mia decisione di scrivere il libro anche in lingua inglese. Inoltre io rappresento l’associazione “Souvenire Francaise” come storico della Lombardia ed, avendo la battaglia di Solferino coinvolto anche soldati francesi, la decisione di scrivere il libro anche in lingua francese è stata pressoché scontata. Come riportato nel mio libro “Per ricordare il 1859 e il 1866 bresciano ci aiuta ancora il cimitero monumentale Vantiniano di Brescia. La tomba dei prodi, le due lapidi poste a destra della chiesa di San Michele, i due cippi che rammentano con importanti epigrafi le figure di Carlo e Agostino Lombardi, fanno emergere non soltanto il risorgimento italiano ma anche gli anni risorgimentali degli Stati Uniti d’America. Le vicende dei due Paesi hanno molti aspetti che li accomunano. Mentre in Italia i Savoia lottano per la formazione del regno, oltreoceano si combatte una guerra, detta di secessione, che sfocerà nella formazione della confederazione americana. Altri elementi in comune sono la riduzione dell’autonomia delle periferie, il cui potere è sempre più ridotto in America o addirittura nullo in Italia, la partecipazione dei soldati americani alle guerre italiane e la partecipazione di italiani allo scontro americano. Nel 1861 quattro deputati americani vennero a Torino per arruolare una legione di volontari contro gli schiavisti. Il giornale La Nazione di Firenze pubblicò un appello in proposito agli ex garibaldini. Pochissimi si presentarono e quasi nessuno venne accettato quando si scoprì che i «volontari» cercavano più che altro un passaggio gratuito per emigrare in America. Per giunta, tutti volevano posti di comando.

L’adesione fu quindi scarsa per cui si optò per un arruolamento forzato utilizzando soldati borbonici fatti prigionieri dopo il Volturno che si erano rifiutati di giurare fedeltà al vincitore. Erano molti e Cavour temeva che potessero ingrossare le file del «brigantaggio»... Chi si reca a Verolanuova trova testimonianze del passato dai suoi monumenti e palazzi, dalla Cattedrale dalle numerose Pievi. Nessuno immagina però che due piccole lapidi, poste nel camposanto del paese, possano avere una testimonianza di grande valore europeo. Alla battaglia di Solferino e San Martino erano presenti i cronisti francesi, inglesi e americani. Sulle pagine del New York Times e sulla stampa inglese vennero riportati i dati statistici e medici della cura dei feriti della seconda guerra d’indipendenza portandoli così a conoscenza di tutto il mondo e diventando cronaca internazionale.” Quindi,  per riassumere sul finale, dopo l’incontro a Milano con la console degli Stati Uniti e con il console francese, ho deciso di dare un taglio internazionale al volume.