venerdì 20 novembre 2020

DALLA VITA SENZA TEMPO AL TEMPO SENZA VITA

In questi giorni d’autunno sembra di vivere in una bolla, mentre i giorni corrono veloci ma sembrano spesso sprecati, silenziosi come la sabbia quando cola tra le dita.

Una volta la nostra era UNA VITA SENZA TEMPO e - almeno per me - correva di giorno in giorno a ritmi frenetici, sempre di corsa, spostandomi fisicamente di qua e di là, seguendo una infinità di questioni e di persone. Politica, professione, impegni: un susseguirsi di avvenimenti che ti travolgevano, ma che riempivano le ore, i giorni, gli anni con la soddisfazione di far “rendere” i talenti che il Grande Capo credo mi abbia affidato.

Poi è arrivato il Covid, prima cogliendoci di sorpresa, poi con una emergenza che è diventata sempre più cronica e ora in una specie di secondo tempo fatto di amarezza e di rassegnazione.

Telegiornali ogni giorno sempre uguali, polemiche sempre uguali, filmati di repertorio sempre uguali, con numeri di contagi che salgono e scendono, zone rosse e gialle che sbocciano tra proteste e difficoltà.

Un tempo che sembra scivolare inutile, che scorre per forza d’inerzia, che ti fiacca nello spirito perché non sei più attore né protagonista.

Vorresti tornare a correre e non puoi, mentre il palcoscenico l’hanno conquistato i più o meno simpatici “esperti” che (insieme ai soliti mezzobusto politici) ogni giorno rimbombano di ovvietà, di polemiche ridondanti e di risposte scontate, mentre il virus sembra correre per conto suo, in attesa di un vaccino che (forse) lo spegnerà.

I giorni sono diventati monotoni, scanditi dai regolari quanto scontati proclami all’unità di Mattarella, ma contraddetti sempre nei fatti da un Conte che tanto fa poi quello che vuole (vedi, in settimana, la bozza di bilancio non discussa con nessuno).

Solo Berlusconi applaude, fiutando di poter così ritornare nel giro e magari dare anche una mano a Mediaset. Irriducibile, un po' come quel vecchietto seduto all’osteria che ricorda sempre e solo i tempi in cui c’era “Lui”.

Sullo sfondo un’Europa che aveva promesso ma non mantiene (eppure i soldi del Recovery Fund Conte li ha già ben ipotecati), mentre sale un deficit pubblico senza freni e così imponente che non ci accorgiamo neppure delle sue future conseguenze. Alla fine ti limiti a sperare di non essere nel numerino statistico quotidiano dei contagiati e dei decessi, ma ogni tanto rifletti sui pesi scaricati sulle spalle delle future generazioni di cui abbiamo ipotecato il futuro.

Intanto c’è anche un po' di follia, come il minacciato sciopero proprio di quei dipendenti pubblici che sono i soli - oggi - ad essere sicuri del proprio stipendio e del proprio posto di lavoro, mentre in troppi ogni giorno ti confermano che stanno chiudendo le loro aziende, i negozi, gli studi professionali dopo tanti sforzi buttati via. Leggi di nuove povertà e  di banche che comunque accumulano profitti, di valori di borsa che non hanno più nulla di reale mentre il calendario ci informa che finalmente sta finendo questo brutto 2020, anno bisesto e anno funesto, davvero un anno di TEMPO TRASCORSO SENZA VITA. 

Marco Zacchera