mercoledì 21 ottobre 2020

Stefano Belluzzi a Fattitaliani: ognuno dovrebbe coltivare il proprio talento. L'intervista canzonata

Fattitaliani per L'intervista canzonata ha interpellato oggi Stefano Belluzzi, cantautore e jazzista emiliano di Correggio, che, accompagnato dalla chitarra di Giancarlo Bianchetti, propone una visione alternativa del suo modo di fare musica, un’esplorazione del suo inconscio attraverso sei personaggi protagonisti dei brani che compongono l'album “Ridi”. Per le domande abbiamo utilizzato titoli dell'ultimo ep e di dischi precedenti.
Di fronte a che tipo di situazione tu "Ridi" piacevolmente e al contrario "Ridi" per non piangere?

Devo dire che con il tempo sono diventato più esigente sotto molti aspetti e le situazioni che mi fanno davvero ridere si sono fatte via via più rare. Le risate da ventenne con gli amici hanno lasciato il posto a risate più rare ma altrettanto vere e se vuoi più nascoste (mi piace chiamarle risate interiori). Amo molto osservare le persone e i loro comportamenti nelle situazioni più svariate, tipo ai supermercati quando mi soffermo ad ascoltare e mi faccio delle belle risate (interiori) sapendo magari che loro fanno altrettanto nei miei confronti. Non mi è ancora capitato di ridere per non piangere di solito piango semplicemente.

Scrivere canzoni e dedicarsi alla musica aiuta a scoprire di sé "L'altra parte"?

Penso che una vita senza particolari passioni sia più povera. Ognuno di noi dovrebbe coltivare il talento che ha ed attraverso quello scoprire giorno dopo giorno nuove parti o altre parti di sé. Certo, nel mio caso, mentre faccio un concerto jazz, mentre suono le mie canzoni o mentre scrivo i miei testi, sono sempre in compagnia più o meno piacevole, di “altri Stefani”.

In questi anni di carriera ha sempre più compreso che cosa al mondo "Non è" musica, melodia, canto?

Penso che la “vera musica” non sia legata ad un genere musicale particolare, ma sia strettamente legata a chi la suona o la interpreta. Se il messaggio è autentico, sincero e non costruito a tavolino, allora è ok e la apprezzo, di qualsiasi genere essa appartenga.

Accade che il risultato di certe composizioni alla fine "Sono note inutili?"

Posso parlare delle mie note, per esempio. Certo che capita e quando capita straccio il foglio e ricomincio finché quello che scrivo non mi piace. Nella canzone del mio primo album “Sono note inutili” critico una formazione che ho sentito in un locale jazz, ma all'epoca avevo 33 anni ed è un’altra storia.

In questo periodo di forte ripresa dei contagi, è più che legittimo che ognuno pensi "Ho diritto al mio panico": non trova?

Certo! È un momento particolare e ho la sensazione quotidiana di non avere la situazione sotto controllo. Tanti, troppi momenti della giornata possono rappresentare un rischio di contagio. Fare benzina, andare al bancomat, etc etc . Inoltre, insegno musica alle scuole medie, i rischi ormai li conosciamo tutti.

Nel sogno della canzone omonima, il "Cowboy" ha un volto preciso? Chi potrebbe essere? da chi potrebbe essere interpretato?

Bella domanda! Il Cowboy di cui parlo ha il coraggio di staccare la spina dal superfluo, ha un senso di giustizia, sta bene con se stesso e cerca la pace esteriore ed interiore. Insomma, rappresenta un po’ quello che vorrei. Purtroppo per adesso è solo la rappresentazione di un sogno, ma c’è chi dice “guai a chi smette di sognare”.

Come muta l'ispirazione quando "Cambiano i momenti"?

Spesso, nella vita, improvvisamente, i momenti “cambiano”. Ci crolla il mondo addosso oppure tocchiamo il cielo dalla felicità. Questo non può non influire sulla nostra creatività. Quando ti crolla il mondo addosso la mia scrittura diventa “in down” ma quando riesco a vivere bene anche le piccole cose ed apprezzarle le cose cambiano, come per esempio ho scritto nel brano “Non è”. E non è sempre vero che “chi si accontenta gode... così così”, anzi! 

Grazie per questa bella chiacchierata! Giovanni Zambito.

Foto: Antonio Boschi AZ Press

BIOGRAFIA

Nato nel 1959 nelle montagne del Trentino ma con uno sviscerato amore per il mare, Stefano Belluzzi è un sensibile contrabbassista jazz, che vanta collaborazioni con moltissimi artisti italiani e stranieri. La sua vena creativa dalle mille sfaccettature lo porta a comporre musica per importanti spot pubblicitari per celebri brand, quali Parmacotto, Collant         Levante, Givenchy Profumi, creme solari Bilboa e molti altri ancora. Si dedica al cantautorato pubblicando due album con la casa editrice Wea, “Sono cose inutili?” (1994), che vede la produzione artistica di Luciano Ligabue e “Sono rosso di nascita” (1996). Nello stesso anno interpreta il brano “Ho capito che ti amo” di Luigi Tenco, che verrà incluso nella compilation “Quando”, sempre edita dalla Wea, che lo porta ad esibirsi prima al Premio Tenco e, successivamente, al Premio Recanati. Partecipa come musicista in diverse trasmissioni televisive tra cui Roxy Bar, Maurizio Costanzo Show e Segnali di Fumo e a diverse trasmissioni radiofoniche come Rai Radio 2 e verrà scelto per aprile ad Elvis Costello nello storico concerto al Foro Italico di Roma. La qualità delle composizioni di Stefano Belluzzi hanno catturato l'attenzione di Claudio Maioli, manager di Luciano Ligabue che – prendendolo sotto la sua ala – produce per la sua etichetta Riserva Rossa due nuove canzoni, “Che ora è?” e “Solo a matita”. Nel 2010, il successivo album “Voilà”, contiene il singolo “Ho diritto al mio panico”, sempre prodotta da Maioli. Nel 2020 pubblica il nuovo Ep “Ridi” per Busker, con la produzione artistica di Fabio Ferraboschi.