venerdì 2 ottobre 2020

Intervista a Monica Isabella Bonaventura, Maestra d'Arte in architettura e arredamento, pittrice

«L’Arte contemporanea comunque sperimenta, vuole superare ogni limite sia nella pittura che nella scultura e andare oltre al passato e al tradizionale. Non si apprezza più per la bellezza esteriore, ma per il messaggio che suscita. Il bello serviva e serve a dare armonia, produce delle sensazioni.» (Monica Isabella Bonaventura) - di Andrea Giostra.

Ciao Monica, benvenuta e grazie per avere accettato il nostro invito. Ai nostri lettori che volessero conoscerti quale artista delle arti visive e Maestra d'Arte in architettura e arredamento, cosa racconteresti di te?

Sono nata in provincia di Venezia, ho sempre avuto la passione per l'Arte in modo particolare per il design, l'arredamento e la decorazione d'interni, sono una Maestra d'Arte in architettura e arredamento e subito dopo il diploma ho lavorato per alcuni studi di architettura, come disegnatrice realizzando e progettando arredamenti anche per conto proprio. Negli anni '80 entro a far parte di un centro culturale artistico, conoscendo alcuni artisti ed approfondisco la tecnica della serigrafia e litografia acquisendo esperienza. Poco dopo insegno educazione artistica in una scuola elementare e scuola materna, per poi essere inserita in un laboratorio per scenografie di teatro come pittrice e disegnatrice. Nel contempo creo e idealizzo alcune vetrine per negozi, dando un’immagine innovativa e curata, anche nel disegnare abiti per una sartoria. Studiando arte mi interesso alla pittura astratta e contemporanea, all'impressionismo astratto ed inizio a sperimentare la pittura d’azione “l’action painting” su grandi tele realizzando quadri su commissione e su misura, integrandoli ad ogni arredamento. Tra il 1998 e 2001 ho frequentato corsi di psicologia e sociologia infantile, ed uso la mia esperienza come Artista di pittura astratta su alcuni corsi per bambini come “pittura d'azione”. Organizzo corsi e insegno diverse tecniche d'arte in alcune scuole e privatamente (dal trasferimento d’immagine al decoupage, dallo stencil al decapè, dal collage, alla pittura al cesello …), ed è così che ha inizio la mia ricerca sul riciclo creativo, dando uno “sguardo” e senso, al riuso degli oggetti che si gettano quotidianamente e in poco tempo mi faccio conoscere come Artista del riciclo creativo e da questo nasce l’idea di concretizzare quest’Arte con Fare e Rifare esponendo le mie creazioni, dagli oggetti ai gioielli. Collaboro alla realizzazione di esposizioni d’Arte e mercati come Artista del proprio ingegno creativo, e da qualche anno ho iniziato a scrivere recensioni artistiche per artisti conosciuti e non, italiani e stranieri, per poi cooperare alla realizzazione di un libro come tecnica e supporter all’impaginazione. Sono stata intervistata su una emittente radiofonica locale e come Artista del riciclo, creativa e pittrice di Arte astratta e da poco intervistata da una nota Critica d’Arte dei salotti artistici di Roma. Sempre alla ricerca di innovazioni, d'imparare e di mettermi alla prova, ho partecipato e partecipo a diversi concorsi di letteratura, poesia, fotografie e pittura ottenendo premi a livello nazionali e internazionali facendomi notare da alcune gallerie di città italiane importanti e partecipo a progetti d'arte con altri artisti e giornalisti stranieri e le mie opere sono copertina di alcuni libri di poesie di un noto regista italiano. Ho esposto ed espongo su importanti gallerie d’Arte di città europee e italiane: Madrid, Lisbona, Parigi, Atene, Roma, Firenze, Milano, Matera, Padova, Venezia, Vicenza e su alcuni Comuni di Venezia e Padova, dove certi miei quadri e oggetti sono stati inseriti su aste. A seguito di un Concorso Internazionale di pittura contemporanea vengo selezionata da un importante Storico e Critico d’Arte ad esporre delle mie opere alla Mostra Internazionale: “Lo stato dell’Arte al tempo della 58’ Biennale di Venezia”, per poi essere ancora selezionata ad esporre su Gallerie importanti di Milano e Matera, Biennale di Atene, Biennale di Armenia e Biennale Ville Venete. In contemporanea con la Mostra del Cinema del 2019 vengo selezionata per rappresentare il cinema della metà del ‘900 e subito dopo selezionata dall’Associazione Vitaru di nazionalità Russa con un’opera contro la violenza sulle donne. Attualmente alcune mie opere sono state scelte per essere presentate da uno Storico Critico d’Arte su TV Sky. Sto ultimando un corso della lingua dei segni (LIS), faccio parte di diverse associazioni culturali, dalla musica alla pittura. Sto organizzando un evento di mia idea con il Comune di Venezia per portare arte in città e ancora, sto realizzando un avvenimento importante dove arte e cultura in generale saranno protagonisti, con rilevanti personalità politiche. Da poco mi sono candidata alle elezioni politiche come Consigliera alla Cultura della mia città.

 

… chi è invece Monica donna della quotidianità? Cosa ci racconti di te della tua vita al di là dell’arte e del lavoro?

Il mio quotidiano è molto vario, ma cerco sempre di organizzarmi al meglio per non accavallare le cose perché sono tante e di varia natura. Lavoro per una Amministrazione nell’ambito della cartografia e foto aeree, un lavoro che a me piace perché ho il contatto con le persone che non è soltanto professionale ma anche umano. Organizzo cene a tema e arredo la tavola a seconda del tema scelto. Mi piace svegliarmi presto per vedere lo sbocciare della giornata, bere un caffè nel silenzio dell’aurora e con calma prepararmi per la giornata. Andare in bicicletta è una delle cose che mi interessa di più fare, specialmente alla mattina dove l’aria è più fresca e in giro ci sono pochissime persone. Ascolto e mi capita di comporre musica.

 

Come è nata la tua passione per l’arte, per l’architettura e per le arti visive in particolare? Quale il tuo percorso professionale e artistico che hai seguito?

Ho frequentato la scuola d’Arte a Venezia e a Padova ed è stata una sfida per me, dato che i genitori quasi sempre cercano di indirizzare i propri figli ad un futuro lavorativo professionale e non artistico. Ma si sono resi conto, giacché da piccola ero molto creativa e amavo esprimermi con il dipingere, come ero solita a leggere libri che parlassero d’arte e l’arredamento, di non portarmi su altre strade perché non l’avrei fatto, il mio percorso era l’Arte. Finita la scuola sono stata chiamata subito a lavorare come disegnatrice in alcuni studi di architettura e poi acquisita esperienza, ho continuato da sola ma dipingere su grandi tele mi dava soddisfazione, imprimere nella tela il mio pensiero come fossi senza confini, un senso di libertà senza che nessuno ti imponga nulla, solo tu e la tua immaginazione.

 

Come definiresti il tuo linguaggio? C’è qualche artista al quale t’ispiri?

Il mio linguaggio sicuramente è l’astratto, interpreto ciò che vedo e lo trasformo, lo faccio mio come la mia mete e i miei occhi percepiscono e apprendono. Io seguo il tempo, il mio tempo. Io sono ieri e sono oggi, sono domani… il tempo! Sì il tempo, lo scorrete del tempo con il tempo, e per questo sono un’artista contemporanea. Non mi ispiro a nessuno, sebbene abbia studiato l’action painting, ma soltanto per un gusto di insegnare questa tecnica ai bambini, con la quale faccio corsi.

 

Chi sono stati i tuoi maestri d’arte che ami ricordare? Parlaci di loro.

Nel corso degli studi ho amato Caravaggio per la sua “nuda verità” e Pollock per la sua immediatezza nello “sporcare” la tela con forza e incapacità di comprendere quando dipingeva.

 

Da ragazzo ho letto uno scritto di Oscar Wilde nel quale diceva cos’era l’arte secondo lui. Disse che l’arte è tale solo quando avviene l’incontro tra l’“oggetto” e la “persona”. Se non c’è quell’incontro, non esiste nemmeno l’arte. Poi qualche anno fa, in una mostra a Palermo alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Riso, ho ascoltato un’intervista di repertorio al grande Gino de Dominicis che sulle arti visive disse questo: «Le arti visive, la pittura, la scultura, l’architettura, sono linguaggi immobili, muti e materiali. Quindi il rapporto degli altri linguaggi con questo è difficile perché sono linguaggi molto diversi tra loro … L’arte visiva è vivente … l’oggetto d’arte visiva. Per cui paradossalmente non avrebbe bisogno neanche di essere visto. Mentre gli altri linguaggi devono essere visti, o sentiti, o ascoltati per esistere.» (Gino de Dominicis, intervista a Canale 5 del 1994-95). Cosa ne pensi in proposito? L’arte esiste se esiste l’incontro tra l’oggetto e la persona, come dice Oscar Wilde, oppure l’arte esiste indipendentemente dalla persona e dal suo incontro con l’oggetto, come dice de Dominicis per le arti visive? Qual è la tua prospettiva sull’arte in generale?

Io penso che per far Arte, oltre ad essere conoscitore di tecniche applicate ci voglia inventiva, genialità e fantasia. Certo queste qualità le potremmo aver tutti, ma non tutti sono artisti. Con l’Arte concettuale si ha la provocazione, in molti casi non esiste più il bello dei colori, della materia, le sfumature, l’immagine ecc., il concetto ci interroga, sul “comportamento” dove, l’oggetto ha preso il posto dell’opera stessa, si deve capire il suo significato finale nel concepire l’opera, di come si è arrivati a fare questo o quello, l’oggetto quindi diventa arte. L’Arte contemporanea comunque sperimenta, vuole superare ogni limite sia nella pittura che nella scultura e andare oltre al passato e al tradizionale. Non si apprezza più per la bellezza esteriore, ma per il messaggio che suscita. Il bello serviva e serve a dare armonia, produce delle sensazioni. Penso che non sia facile diffondere l’Arte in una società basata soltanto su eventi del momento e di gran effetto… portare e fare Arte è comunicabilità, contatto, umanità, impegno, è contagiare l’amore, il bello, il gusto e comprendere un messaggio, una trasparenza d’animo, una sensazione, un dire, un fare, essere Arte nell’Arte, il tempo verso un tempo che corre incontro alla contemporaneità di una società che ha bisogno di sognare, di credere alla magia dei colori e lasciarsi andare alle sfumature di mille emozioni, per un contatto umano, vero, trasparente, fatto di uniche sensazioni che ogni Arte sa donare in primis.

 

«Poi c’è l’equivoco tra creazione e creatività. L’artista è un creatore. E non è un creativo. Ci sono persone creative, simpaticissime anche, ma non è la stessa cosa. Comunque, questa cosa qui dei creativi e degli artisti, nasce nella fine egli anni Sessanta dove iniziano i galleristi ad essere creativi, poi arrivano i critici creativi, poi arrivano i direttori dei musei creativi… E quindi è una escalation che poi crea questi equivoci delle Biennali di Venezia che vengono fatte come se fosse un’opera del direttore. Lui si sente artista e fa la sua mostra a tema, invitando gli artisti a illustrare con le loro opere il suo tema, la sua problematica. Questo mi sembra pazzesco.» (Intervista a Canale 5 del 1994-95). Tu cosa ne pensi in proposito? Secondo te qual è la differenza tra essere un “artista creatore” – come dice de Dominicis - e un “artigiano replicante” che crede di essere un “artista”?

Entrambi ci riconducono all’Arte in qualche modo. Spesso si sente parlare di creatività e di persone creative e c’è una cosa che distingue le persone creative dagli altri e dagli artisti ed è la capacità di vedere l’utilità, la validità, la funzionalità, là dove gli altri non le percepiscono normalmente, sanno unire i punti per collegare le cose. Una persona creativa pensa sempre di non aver creato nulla di speciale, che ha solo visto qualcosa che era ovvio e amano provare tutto ciò che è nuovo come esperienze e sensazioni, e questa è apertura mentale, perché essere aperti a nuove esperienze porta spesso ad ottenere risultati creativi. L’artista invece è come proiettasse la sua vita sulla tele, perché trasmette nelle sue opere il suo essere, il suo sentire, le sue angosce, i suoi stati d’animo, come se l’Arte fosse un veicolo che esprime il mondo interiore dell’artista il quale cerca di far vedere agli altri la sua condizione umana e personale. Tende a esporsi, a far vedere agli altri la sua profondità dell’essere, produce la propria opera perché è ispirato nell’animo, è una cosa sua interna, egli però usa la creatività per migliorare il suo lavoro.

 

Quali sono secondo te le qualità, i talenti, le abilità che deve possedere un artista per essere definito tale? Chi è “Artista” oggi secondo te?

Per essere un artista non basta aver studiato arte, la devi sentire proprio dentro e tra le mani, devi essere completo sapere fare qualsiasi cosa anche di artigianato, lavorare quindi il legno, la ceramica, il gesso, la creta, il vetro, il cemento ecc., deve essere anche poeta se si vuole attingere una piena e integrale capacità d’espressione. Oggi l’Artista non sempre è artista a 360°, maestri si diventa con applicazione dell’arte e studio. È come approfondire doti che uno ha già. Molti artisti passano anni prima di definire il loro stile unico, e trovare il proprio richiede tempo e pazienza, ma bisogna provare. L’Arte comunque in ogni sua manifestazione, è la più alta espressione umana di creatività e di fantasia, ed è l’unico momento perché permette all’uomo di esteriorizzare la propria interiorità che sia pittura, scultura, fotografia ecc. Penso che l’Arte debba entrare in ogni casa, in ogni luogo possibile, deve saper accedere nella mente e nell’anima delle persone perché produce nel vederla, uno stato d’animo armonico, uno splendore non solo per i colori ma per l’equilibrio che l’artista sa riprodurre in ogni sua opera. Un vero artista concepisce l’Arte come un proprio dono, sa essere generoso, è diretto, sa interpretare con un linguaggio chiaro a tutti la sua contemporaneità, è disponibile al confronto e ama la bellezza. Un artista crea forme di espressione estetica e morale, è capace di trasmettere emozioni e messaggi sebbene non esista un unico linguaggio artistico né un solo criterio di interpretare l’Arte. Amare il colore è come amare la vita, è ricco di sfumature.

 

Nel gigantesco frontale del Teatro Massimo di Palermo, la nostra città, c’è una grande scritta, voluta dall’allora potente Ministro di Grazia e Giustizia Camillo Finocchiaro Aprile del Regno di Vittorio Emanuele II di Savoia, che recita così: «L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire». Tu cosa ne pensi di questa frase? Davvero l’arte e la bellezza servono a qualcosa in questa nostra società contemporanea tecnologica e social? E se sì, a cosa serve oggi l’arte secondo te?

Io penso che l’Arte è l’evolversi di un paese, in questo caso di un popolo, essa racconta ed è la testimonianza di un periodo storico, ulteriormente un Teatro simboleggia sempre la cultura, una formazione intellettuale, uno sviluppo di progresso moderno e per Palermo a quel tempo è stato sicuramente una grandiosità a livello di architettura. L’Arte e la bellezza, intesa come un bene, una bontà, una potenza, una salvatrice, hanno sempre dato alla società sia contemporanea e non, un’importanza che risuona nell’anima, quella bellezza che suscita l’amore come totalità della persona, come illuminazione dell’essere quasi a diventare essenziale e profonda e contemplarne la bellezza perfetta; l’Arte essendo una sorta di magia della bellezza è da tutelare, entrambe incantano lo spettatore ed hanno bisogno di essere protette. La tecnologia fa parte di una società moderna, del progresso e a volte arte e tecnologia vengono abilmente condizionate e unite, ma una resta distacca all’altra. L’Arte ci rende meno soli, può ricordarci la normalità del dolore, coinvolgere le nostre emozioni più profonde, sostiene il lato migliore della natura umana mettendo in evidenza un mondo sempre più distratto e rumoroso. L’Arte si riempie dell’anima del vero Artista e l’Artista esiste per l’Arte.

 

Quando parliamo di bellezza, siamo così sicuri che quello che noi intendiamo per bellezza sia lo stesso, per esempio, per i Millennial, per gli adolescenti nati nel Ventunesimo secolo? E se questi canoni non sono uguali tra loro, quando parliamo di bellezza che salverà il mondo, a quale bellezza ci riferiamo?

Per le generazione del nuovo millennio la bellezza assume caratteri diversi, basata soprattutto sulla tecnologia, sul digitale social network. Ho visto rare volte in un Museo o Gallerie d’Arte ragazzi che contemplano delle opere d’arte, a parte gruppi studenteschi. Non è una questione di abituarli da piccoli ad osservare o modellare un’opera d’arte, loro vivono il loro tempo e il loro tempo è una frazione di secondo, loro non osservano, guardano e via! Sono ben pochi che vengono attratti dall’Arte, forse avvicinarli in maniera interattiva potrebbe essere interessante, ma ben presto passerebbero ad altro e tutto sfugge ai loro occhi. Generalmente i ragazzi trovano noioso studiare la storia dell’arte, interpretano la bellezza come qualcosa di comunicativo e di immediato come tutte le persone, del resto, ovviamente tutti davanti a qualcosa di bello restiamo meravigliati e abbagliati, ma ugualmente abbiamo bisogno della bellezza del buono, della gentilezza, della morale, dell’onesto. La bellezza comunque quale essa sia è in grado di parlare un linguaggio assoluto nel tempo e nello spazio, spetta ad ognuno di noi cogliere l’essenziale. Viviamo in una società impegnata nel creare persone tutte uguali, della quale uscire dai margini ti vedi, a volte, il dito puntato. Già nella Grecia antica si diceva “conosci te stesso” e farlo è una garanzia e una possibilità di vivere senza limiti e barriere, perché essere sé stessi è la cosa più nobile ed alta che un essere umano possa fare nella sua vita.

 

Esiste oggi secondo te una disciplina che educa alla bellezza? La cosiddetta estetica della cultura dell'antica Grecia e della filosofia speculativa di fine Ottocento inizi Novecento?

Si educa alla bellezza attraverso la bellezza! Ogni singola persona ha dentro di sé qualcosa di vero, originale di sorprendente sono risorse che spesso i giovani non si rendono conto di avere. Appropriarsi della realtà, guardarsi attorno per valutare, affrontare, gustare ed essere sé stessi. Nel fine’ 800, primi ‘900 l’Arte Nouveau si era diffusa, nei paesi in cui era cresciuto un benessere industriale, un linguaggio artistico, sociale e culturale che in quell’epoca si chiamava la Belle Époque proprio perché segnava la bellezza, l’eleganza e la ricchezza della società del tempo. Oggi si educa al bello anche attraverso a semplici cose come osservare la perfezione della natura, la sua immensità e varietà di colori, lo sbocciare di un fiore nel cemento o guardare e ammirare il viso di chi amiamo, leggere e far proprie le parole di una poesia

 

Gli autori e i libri che secondo te andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri e tre autori da leggere nei prossimi mesi dicendoci il motivo della tua scelta.

Consiglio “il Critico e le modelle” scritto dal Critico d’Arte Giorgio Gregorio Grasso, nessuno parla delle modelle dei grandi pittori, questo romanzo dell’arte dà voce a queste misteriose donne conoscendole più da vicino come modelle. Il secondo libro “Il critico come Artista” di Oscar Wilde, un dialogo fra l’artista il critico d’Arte; Per ultimo “La ragazza in blu” di Susan Vreeland, un libro fatto di vari racconti che però si collegano fra loro, il protagonista è il quadro raffigurante la ragazza in blu, un’opera realizzata dal pittore americano J. Janson.

 

Ti andrebbe di consigliare ai nostri lettori tre film da vedere assolutamente? E perché secondo te proprio questi?

“Mona Lisa Smile”, parla di un’insegnante e delle studentesse di un college, istruite solo per potersi sposare ma non per essere sé stesse. Lei insegna attraverso l’arte ad esserlo. Il secondo è “Pollock”, la vita del più grande espressionista astratto. Il terzo “Big Eyes”, parla della fatica che fa una donna artista ad essere considerata alla pari dei colleghi maschi.

 

Ci parli dei tuoi imminenti impregni professionali, dei tuoi lavori e delle tue opere in corso di realizzazione? A cosa stai lavorando in questo momento? In cosa sei impegnata?

Sto organizzando un evento dove si possono vedere le mie opere ascoltando un compositore pianista che nell’occasione suonerà per me dei suoi inediti, alcune mie opere sono state create nel periodo di lockdown dove la creatività di ogni artista, secondo me, ha dato quel qualcosa in più della disperata voglia di libertà. In questo evento poi dipingerò e coinvolgerò ad inserire brevi tratti di pittura alcuni invitati per poter lasciare un segno nella tela della loro presenza e l’opera sarà data in beneficenza. Si parlerà di sensorialità di cibo, di emozioni e di arte, il tutto verrà tradotto con un esperto di lingua della LIS e LIST perché voglio che tutti possano sentirsi parte integrante di questo evento e che possano comunicare liberamente. Come dico sempre l’Arte è di tutti e per tutti!

 

Una domanda difficile Monica: perché i nostri lettori dovrebbero comprare le tue opere? Prova a incuriosirli perché vadano nei portali online o vengano a trovarti nel tuo atelier per comprarne alcune.

Si pensa che la pittura astratta sia molto semplice da realizzare, in realtà non è così, perché io non ho un modello da copiare ma devo creare con il mio pensiero attraverso la mia percezione della realtà. Io interpreto ciò che vedo e sento e davanti alla tela tutto si trasforma, trovo me stessa e immergo la passione. L’idea e l’anima vengono segnati dai miei momenti di uno stato emotivo e sensoriale del vivere quotidianamente, ogni giorno può essere diverso, è diverso perché è già dopo il prima e il prima è già stato vissuto, quindi genero un’opera unica del mio profondo e irripetibile. Io seguo il tempo, il mio tempo, io sono ieri e sono l’oggi, il tempo dunque. Guardando le mie opere contemporanee non si trova l’esaltazione esasperata di qualcosa che spreme l’intelletto, ma neppure quel classicismo post-moderno degli anni ’60. Mi esprimo con la mia Arte ed è come donare una parte di me, profonda, umana, fatta di tenerezza, di dolcezza, di amore, di grinta, di sensualità senza margini e confini. Io sono questa e le mie opere mi accompagnano in un modo libero di dire agli altri chi sono, come un grido di liberazione. Le mie tele arredano ogni ambiente e si integrano a magnificamente con ogni stile e danno spazio alla comunicabilità perché come ogni opera d’arte diventano motivo di confronto.

 

C’è qualcuno che vuoi ringraziare che ti ha aiutato a realizzare questo tuo progetto di vita artistica e professionale? Se sì, chi sono queste persone e perché le ringrazi pubblicamente?

Ho partecipato a dei concorsi internazionali d’Arte e da lì è partito tutto…. Ringrazio me stessa per l’impegno e l’ostinatezza di non mollare!

 

Dove potranno seguirti i nostri lettori?

Mi potranno seguire sulla mia pagina Facebook e su Instagram. Ho un mio sito dove potete vedere anche le mie creazioni con il riciclo di materiali.

Facebook: Monica Bonaventura

Instagram: monica_bonaventura

www.monica-bonaventura.com

 

Per concludere, cosa vuoi dire alle persone che leggeranno questa chiacchierata?

L’Arte mi ha dato le ali e ho sempre cercato di volare più in alto che potevo per sentirmi libera di esprimermi. Nella tela ci sono io, il mio essere, la mia persona, la mia anima… L’Arte per me ha un solo linguaggio, diretto, unico, essenziale, è comunicazione del gusto, del bello, della contemplazione, dell’ammirare e del fascino e dev’essere alla portata di tutti e tutti dovremmo lasciarsi andare ed esprimerci con la pittura, la musica, la danza, poesia…. L’Arte è necessaria per una vita migliore! 

Monica Bonaventura

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Andrea Giostra

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