lunedì 8 giugno 2020

Intervista ad Alessandra Boran Presidentessa di Famiglie e Abilità


di Laura GoriniUna famiglia dovrebbe saper educare alla solidità, al rispetto dei pensieri e sentimenti dell’altro e alla pazienza.



Non è facile far crescere un'associazione no profit e occuparsi di sociale oggigiorno. Ma quando ci si riesce a farlo tanta è la gioia! Lo sa bene Alessandra Boran, presidentessa no profit Famiglie e Abilità, che si occupa quindi non solo di bambini e ragazzi ma anche, come è facile intuire dal nome, delle loro famiglie, che sono sempre il fondamento basilare per la crescita dell'individuo.
Alessandra, che cosa significa oggi essere la presidentessa si un'associazione no profit?
Per quanto mi riguarda significa non accontentarsi mai. Quando si rivolgono a te famiglie giovani con bimbo piccolissimo che hanno appena ricevuto una diagnosi che sai sarà per sempre, vuoi poter dare loro ogni sostegno, ogni miglior contributo affinché non si sentano soli. Per questo motivo sei sempre alla ricerca di creare rapporti, tessere reti che siano di beneficio all’associazione. Sai che al di fuori dell’associazione non c’è nulla e tu devi garantirne il futuro, per tutti loro.
Il Sociale spesso non è considerato come si deve dai più. Perché - secondo lei – c'è ancora molta diffidenza nei confronti di chi lo fa?
Secondo me sono diversi i fattori ma il più importante è, e sarò sincera, che c’è poca lungimiranza. Intendo dire che nella nostra cultura occuparsi del sociale spesso significa nessun guadagno. In realtà c’è tutto da guadagnare! Prima di tutto ne guadagni come persona, dedicarsi al sociale si riceve moltissimo, molto di più di quel che si dà, in termini di crescita e di autostima.
Ma il guadagno può essere davvero anche economico. Investire nel sociale significa eliminare l’assistenzialismo dando opportunità di crescita a categorie di persone con grandi potenzialità che, se fornite dei giusti strumenti, possono diventare essi stessi datori di futuro, anche in termini economici.
Molte persone, quando lo fanno, vogliono rimanere nell'anonimato. Altre invece ostentano questi loro aiuti. Quando lei capisce che una donazione o un aiuto è stato fatto con il cuore e non per apparire o “pulirsi la coscienza”?
Spesso l’associazione viene usata per farsi pubblicità o per esaltarsi. O per averne un guadagno d’immagine ma anche di clientela. Queste persone hanno vita breve però perché non diamo molto spazio a tali figure. Certo il giusto ringraziamento, ma non pubblicizziamo la loro “generosità”. Chi lo fa col cuore sa che riceve più di quanto ha dato, chi lo fa per un guadagno, qualsiasi sia il suo interesse, non sarà sufficiente mai quello che possiamo fare noi in cambio. Perciò si allontanano.
Ma che cosa significa aiutare gli altri e, in particolar modo, i bambini?
Se aiuti l’altro in qualsiasi modo sai che gli dai una speranza. Credo che tutti abbiamo bisogno di sperare. Se aiuti un bambino gli dai un futuro. Cosa c’è di più miracoloso di questo? E tu sei l’autore del miracolo.
Fin dal nome dell'associazione si intuisce che al centro c'è la famiglia. Ma quale è la definizione di famiglia oggi? Come è cambiata nel corso del tempo?
La famiglia è la prima educatrice. Anche della società. Una famiglia dovrebbe saper educare alla solidità, al rispetto dei pensieri e sentimenti dell’altro e alla pazienza. Una famiglia dovrebbe esserne le fondamenta. Ma perché avvenga questo la società a sua volta deve garantirne le basi economiche, legislative, riconoscendone il valore. Se non c’è questo scambio la famiglia non si regge. Oggi le famiglie giovani non vedono grandi prospettive per il loro futuro, sfiduciate molte si sgretolano. Soprattutto se i figli portano una disabilità la famiglia è sola e si perde dividendosi.
Quali sono le maggiori difficoltà che ha riscontrato durante il suo operato? E le soddisfazioni?
Nei primi anni della sua vita l’associazione non è stata vista come un bene per tutti, anche osteggiata a volte. Era un dolore non riuscire a far comprendere cosa si voleva costruire. Soddisfazioni? Tante! Basti pensare che è l’unica associazione in un vasto territorio che lavora con i bambini con disabilità grazie alla collaborazione di grandi professioniste che usufruiscono degli spazi della sede ma che soprattutto ha molti progetti nel territorio all’interno delle scuole, in rete con enti pubblici e privati. Tutti legati all’inclusione delle persone con disabilità.
Come possiamo darvi una mano concretamente?
Sarò diretta: abbiamo bisogno di fondi per un grande progetto, Ability Lab, una struttura educativo- lavorativa che sorgerà nel cuore della Riviera del Brenta in provincia di Venezia. Una struttura che stravolge il concetto di accoglienza perché i suoi gestori, i nostri figli, opportunamente accompagnati, accoglieranno chi vorrà usufruire degli spazi che saranno creati al suo interno. Un progetto cosi ambizioso ha bisogno di tanto sostegno e di lungimiranza!