sabato 11 aprile 2020

Silvia Specchio e "Sleep over me" il 1° singolo autoprodotto "una sfida e una necessità". L'intervista di Fattitaliani

Il forzato e necessario confinamento ci porta a riflettere sui noi stessi, riorganizzarci nei ritmi e nei pensieri, a pianificare il dopo-emergenza e comunque continuare a lavorare -laddove possibile- adottando inedite strategie, sprigionando nuove fantasie e talvolta scovando dentro di noi energie e competenze finora sopite. È il caso per esempio della cantante Silvia Specchio che ha appena terminato l'incisione del brano "Sleep over me", il suo primo singolo autoprodotto, disponibile su tutte le piattaforme digitali dal 15 aprile: la première del video sarà su youtube dalle 12:00. Fattitaliani lo ha ascoltato in anteprima e ha intervistato l'artista.

Autoprodursi un singolo: più una sfida o uno stato di necessità?
È una sfida perché occorre spogliarsi dei panni dell’artista e diventare manager di se stessi, in modo indipendente, bypassando le case discografiche, e quindi imparando a fare un altro mestiere, con tutte le difficoltà che comporta. Ma è anche una necessità in quanto è l’unico modo per mettersi all’attenzione delle etichette o delle major e di far conoscere al mondo la propria musica e il proprio messaggio. 
Questo brano è stato concepito durante la quarantena: ci racconti un po' come è andata?
Era in gestazione da tanto tempo, ne avevo fatte varie versioni, poi ho trovato degli ottimi collaboratori: Daniele Perticaroli, producer, e il batterista Matteo Massitti che mi hanno aiutato a trovare il giusto sound. Il brano è stato prodotto e arrangiato in un piccolo studio di Roma. Avevamo realizzato la versione definitiva proprio durante i primi giorni dell’allarme coronavirus, quando ancora non eravamo costretti a casa. Poi, però, mi sono trovata a finire il lavoro di distribuzione, tutta la strategia e gli steps che seguono, in piena quarantena. Avevo appuntamento con il fotografo per realizzare la copertina, ma ovviamente, ciò non è stato più possibile. Quindi mi sono arrangiata da sola: ho realizzato da me trucco e parrucco; trasformato la mia camera da letto in set fotografico; piazzato le luci e scattato dei “Selfieritratti”. Un’operazione lunga e laboriosa, però devo dire che sono soddisfatta del lavoro e del risultato: era quello che avevo in mente. 
Si legge e si dice che ne usciremo un po' tutti cambiati. A parte la dimensione personale di ognuno, mi interesserebbe capire se dal punto di vista artistico -in questo caso musicale- sotto quale punto di vista è cambiata la visione del lavoro?
In questo periodo ho intensificato il mio lavoro come artista più che mai, dandomi delle regole: pianifico la mia giornata dalla mattina al tardo pomeriggio; tengo un diario in cui colleziono tutte le mie emozioni e miei pensieri, le mie paure e le mie speranze; faccio la lezione di yoga; lavoro sui social e soprattutto sono attiva più che mai sul mio canale YouTube, postando cover di brani di altri artisti realizzati qui nel mio home studio, in attesa della pubblicazione del mio inedito “Sleep Over Me”. Abbiamo il vantaggio della tecnologia che ci aiuta a restare in contatto e che ci fornisce tutti i mezzi per realizzare le nostre idee. La rete resta un grande palcoscenico. Se ora non ne abbiamo uno reale, ce lo possiamo creare da soli, in attesa che si possa tornare alla normalità. L’unica cosa che possiamo fare in questo momento è non perdere la fiducia e continuare a coltivare le nostre passioni, restare vigili, curare il nostro umore con l’ottimismo e infonderlo. D’altra parte, mai come adesso il compito degli artisti è proprio questo! Stiamo imparando a conoscere meglio noi stessi. Questa è una dura prova, ne usciremo cambiati, sì! Ma in meglio. Ci vorremo tutti un po’ più di bene e apprezzeremo di più la bellezza delle piccole cose. 
Nel brano la tua voce viene fuori più possente e calda che mai: è solo un'impressione o c'è un coinvolgimento sentimentale ed emozionale più intenso da parte tua?
Avevo scritto questo brano in un periodo molto intenso della mia vita: stavo passando attraverso dei grandi cambiamenti; stavo uscendo dalla mia “comfort zone” e quindi affrontando delle prove piuttosto ardue. Stavo vivendo un amore molto intenso ma anche fortemente combattuto, in cui la paura della perdita sovrastava come un’ombra. Credo che quando si racconti in musica qualcosa che ci riguarda profondamente, il risultato sia proprio un estremo coinvolgimento. Non potrei mai non essere onesta e sincera con il pubblico. 
Che cosa ti auguri che l'ascoltatore possa percepire e ricevere dal brano?
Spero che possa arrivare tutta l’emozionalità e il mio temperamento: ci sono passaggi in cui sussurro e altri in cui arrivo a toccare l’estremità della mia voce. In questa occasione ho cercato di seguire il mio istinto più che la tecnica, o comunque ho messo la tecnica al servizio dell’emozione. Il brano è in inglese, punto ad un pubblico internazionale, ma credo che il messaggio rimanga facilmente traducibile e comprensibile per tutti. 
Prima cosa che farai dopo il 3 maggio?
La prima cosa che farò: guiderò fino al mare, che amo e che mi manca profondamente, e se ci saranno almeno 15 nodi di vento, indosserò la mia muta e mi concederò finalmente la prima uscita della bella stagione, in kitesurf! Giovanni Zambito.