martedì 7 aprile 2020

QUALE PREVENZIONE? PREMESSE PER APPROFONDIMENTI E PROGETTI POST COVID-19


Il Dottor Davide Pagnoncelli, psicologo e psicoterapeuta, ci spiega come agire affinché il futuro - quando accadrà - non ci prenda in contropiede ma ci trovi pronti con “progetti chiavi in mano”…

“Solo insieme possiamo raggiungere
ciò che ciascuno di noi cerca di raggiungere”.
 (Karl Jaspers, filosofo e psichiatra tedesco, 1883-1969)

“In tempi duri dobbiamo avere sogni duri, sogni reali,
quelli che, se ci daremo da fare, si avvereranno”.
(Clarissa Pinkola Estés, scrittrice, psicoanalista statunitense vivente)


Dopo un mio precedente articolo del 3 gennaio 2020 uscito su una testata dal titolo “Orfani del noi: perché dobbiamo ritrovare un sentimento sociale”, puntualizzo alcune premesse contestualizzandole nell’attuale situazione emergenziale.
Tutto ciò che non è “normale o usuale” spesso fa andare in crisi non poche persone, tutto ciò che non è perfetto ne irrita altre, tutto ciò che non funziona sempre e alla perfezione ne indispone tante altre, qualcun altro combatte ed espelle dalla propria esistenza tutto ciò che non va come vorrebbe.
Già prima della diffusione del coronavirus circolavano… strane malattie: per qualcuno la malattia della normalità automatizzata, fondata su ritmi frenetici; per altri la malattia della routine piatta e statica, interrotta da sporadici godimenti di qualche “ora di libertà”; per altri ancora la malattia del perfezionismo e del “tutto ottimo oppure niente”; per taluni la malattia di ritenersi vaccinati e, quindi, immunizzati dalla morte e dalla precarietà (non solo fisica).
Un evento estremamente negativo e drammaticamente spiacevole ci obbliga, invece, a ristabilire le nostre priorità. Nessuno escluso! Tranne chi soffre di rimozione perenne, di manie di immortalità o di narcisistica megalomania.
Un evento tragico per il mondo intero può diventare un’occasione per chiederci:
Cosa è davvero importante per me, per la società?
Cosa vale di più per la mia vita, la nostra vita comunitaria?
Quali sono le mie, le nostre priorità?
Cosa voglio davvero recuperare del periodo ante-coronavirus e dell’esperienza del blocco domestico a seguito dell’emergenza?
Cosa desidero davvero cominciare di nuovo, di creativo nel dopo-coronavirus?
Un fatto angosciante può stimolare ad aumentare il coraggio (da cuore, cuor-aggio) e ad aguzzare le possibilità per un’uscita evolutiva dall’emergenza, per una ristrutturazione e ridefinizione di stili di vita individuali e sociali. Un detto popolare acutamente recita: “San bisognino aguzza l’ingegnino”.
In una situazione di emergenza possiamo percepire nettamente cosa ci mancava di veramente essenziale e cosa avevamo di positivo nella nostra esistenza. È stato per me significativo vedere persone che dialogavano a distanza di sicurezza divisi dal confine della zona rossa: gente che lasciava cibo, una bevanda, una sigaretta, un libro, degli oggetti; gente che scambiava affetto visibile superando la sottile e invisibile linea rossa, stavolta senza l’intermediazione del cellulare.
Ho sentito, per esempio, vari insegnanti che hanno affermato: “Mi mancano i miei alunni!”; “Sono stanco di fare lezioni solo online”. Oppure ragazzi che mi hanno confessato, a denti stretti e in modo diverso, quasi con stupore: “La scuola era impegnativa, per certi versi una rottura, però ci manca”; “Ci mancano le vere relazioni”; “Ci mancano di brutto i compagni e pure i prof”; “La scuola dava un ritmo alle nostre giornate”; “La scuola dava un senso alla nostra esistenza”. Sì, la scuola dava senso e offriva un orizzonte di esperienze concrete e sensoriali per camminare verso orizzonti molto più lontani rispetto al proprio naso e alla propria città… Ovviamente per coloro che erano e sono motivati a cogliere le varie opportunità. Mi ricordo quanto ho sentito affermare da un ragazzino africano che non poteva frequentare una scuola: “Ho un sogno, poter andare a scuola!”
Tutto ciò già si ripeteva astrattamente in passato, però ora è stato supportato da un’esperienza intima in un contesto di emergenza.
Il distacco tra le persone ha fatto scoprire altre modalità comunicative, consentendo di non chiudersi nelle solite abitudini routinarie. Speriamo che queste “assenze sentite di cuore” facciano recuperare il valore di quanto si faceva, non raramente dato per scontato. Come spesso si può dare per scontato il fatto di esistere, il fatto che il nostro corpo normalmente funziona alla perfezione con delicati meccanismi omeostatici.
Si è anche esperito molto concretamente l’assioma, solitamente ripetuto meccanicamente, che tutti siamo connessi. Non c’è più niente che non possa riguardare tutti. Davvero tutti! Un evento negativo ci può stimolare... più spintaneamente che spontaneamente a vivere, lavorare, amare, giocare tentando anche di anticipare il futuro, cercando di desiderare e di immaginare un futuro diverso.
Cosa ci comunica il futuro, adesso? Cosa ci potrebbe preannunciare?
Non basta solo saper prevenire qualcosa di negativo! Non basta evitare che accada in futuro un evento drammatico!  È piuttosto miope progettare prevenzione focalizzandosi solo sul negativo o esclusivamente su polemiche scaricabarile alla caccia del colpevole. I soli pensieri negativi non hanno mai offerto soluzioni efficaci. D’altronde, fare e farsi la guerra ha portato solamente distruzioni, mai costruzioni. È preferibile, pertanto, anticipare il futuro. Far sì che il futuro -quando accadrà- non ci prenda in contropiede ma ci trovi pronti con “progetti chiavi in mano”… un po’ prima che arrivi.
Occorre, però, lavorare almeno per i prossimi 50 anni, per le generazioni dei nostri figli e dei figli dei nostri figli. Non possiamo limitarci a progettare solo per il prossimi mesi o per il prossimo anno! Servono progetti di lungo respiro, progettati da numerosi cervelli… larghi e da tanti cuori aperti!
Occorre che ci prefiggiamo degli obiettivi e dei compiti precisi per i prossimi decenni: questa è la nostra responsabilità di adulti! E la sola generica responsabilità è fuffa, è sterile petizione di principio, se non è accompagnata da compiti, da compiti specifici, sia personali che collettivi.I più importanti progressi dell’umanità sono stati prodotti dall’immaginazione e dalla creatività capaci di superare tante difficoltà, intralci e drammi e di oltrepassare un limite che pareva invalicabile. Ci siamo scoperti vulnerabili, ma non per questo dobbiamo sentirci impotenti.  Quando le difficoltà aumentano è il momento gettare il cuore al di là dell’ostacolo e di riappropriarci della nostra libertà creatrice, della nostra progettualità migliore. Quando qualcosa blocca può essere l’occasione per diventare più intimi con se stessi; spesso la propria intimità qualcuno la perde o la valorizza pochissimo. Ovviamente intimità non è assolutamente sinonimo di intimismo rinchiuso in se stesso.
Perciò non ci prefiggiamoci di ritornare alla normalità. Punto. Piuttosto di ritornare alla quotidianità con innesti insoliti di cambiamenti di talune abitudini e con inserti di nuove originalità.  Ovviamente senza fughe illusorie o ingenuamente buoniste, ma con realismo adeguato.  Vivere come se fossimo tutti separati ci rende tutti più deboli e rallentati. Il legame positivo con gli altri ci rende più efficaci, come nella scrittura in corsivo il legame tra le lettere rende la scrittura più veloce e fluida.
Più la situazione diventa complicata, più abbiamo bisogno -in modo gratuito- di atti di gentilezza e di positività, anche se minimi. Riporto un semplice esempio occorsomi poche settimane fa su un treno delle ferrovie dello stato: un cameriere del vagone ristorante, dopo una breve e piacevole conversazione, offre del Brut a una signora anziana e coinvolge anche me. La sconosciuta signora mi sussurra: “Non mi era mai capitato in tanti anni di viaggi, che bello!”. Lo spumante non era molto fresco, però l’ho gustato lo stesso con molto piacere: la gentilezza è scesa dentro di me freschissima!
Occorre andare al di là della sola prevenzione evitante, centrata prevalentemente o quasi sull’evitare il negativo, il peggio.  È necessaria una prevenzione positiva ed evolutiva che rafforzi determinati punti, caratteristiche e aspetti. Ma questo sarà materia di un prossimo articolo.