giovedì 6 febbraio 2020

Guarire di Erica Muraca, regista trasformazionale: creo per cambiare il punto di vista degli spettatori. L'intervista

GUARIRE come tornare al mondo quando la vita ci fa morire un po’, uno spettacolo trasformazionale di Erica Muraca. Riportiamo alcuni passaggi di un'intervista rilasciata ad Andrea Giostra.

Debutto del quinto spettacolo trasformazionale di Erica Muraca dal titolo GUARIRE che parla di una storia vera, una storia intima, personale. Durante i mesi della malattia del padre, Erica conosce e sperimenta varie tecniche di guarigione spirituale per sostenere il padre durante le varie fasi della malattia. Sceglie poi le più efficaci e decide di farci uno spettacolo teatrale per portare al pubblico l’esito delle sue ricerche fino a questo momento facendo conoscere quello che più ha funzionato in questo ultimo anno per lei, per il padre, per le persone che ama che hanno dovuto affrontare diverse difficoltà. Un documentario teatrale che a tratti sfocia in un rituale collettivo creato ad hoc per i partecipanti. 
In scena la comunione di arti che caratterizza gli spettacoli di Erica Muraca: prosa, video, musica, danza. Un perenne contatto con il pubblico tra la stessa Erica Muraca, in scena, unica protagonista, con lo scopo di portare alle persone qualcosa di vero, qualcosa di unico ma soprattutto qualcosa che possa essere efficace anche per chi assiste, per le loro storie, per le loro vite. 
Nel tuo sito ufficiale ti definisci una “Registra Trasformazionale”. Vuoi spiegare ai nostri lettori cosa significa esattamente?
Mi definisco Regista Trasformazionale perché non mi occupo solo dell’arco di trasformazione dei personaggi della storia ma anche e soprattutto di quello del pubblico. Tutto quello che creo ha lo scopo di cambiare il punto di vista degli spettatori sulla realtà circostante e, di conseguenza, il loro approccio alla vita. Il mio obiettivo è di farli uscire dalla sala con la convinzione che anche loro possono cambiare vita e possono farlo da subito. Utilizzo tecniche che appartengono al mondo del life e spiritual coaching (da qui il termine ‘trasformazionale’) nella struttura, nella scrittura e nei contenuti del film. In molte creazioni esplicito anche quali tecniche utilizzo e come e in questo modo le passo direttamente al pubblico. Attraverso quello che creo mostro al pubblico come rompere la quarta parete della vita, quella cioè che divide il possibile dall’impossibile e rendere possibile tutto.
Qual è stato il tuo percorso artistico che ti ha condotto dove sei ora professionalmente?
È stato un percorso artistico molto vario. Tanti anni di danza e coreografia che oggi m’ispirano nel montaggio video, nel gioco con i contrasti immagini-musica, nel creare composizioni a effetto e nel prediligere un girato fatto di movimento, anche azzardato, della camera. Poi il teatro, da attrice prima e da regista poi, con la sua profondità e con il suo bisogno di contatto con il pubblico mi ha insegnato ad avere un rapporto di onestà e di rispetto con lo spettatore: è lui che rende possibile l’esistenza dell’atto scenico, ha pagato un biglietto per salire su un mezzo che possa condurlo a una verità e a te, che stai in scena, spetta di trasportarlo. Poi il teatro sociale, il master in drammaterapia e i percorsi di crescita personale e spirituale hanno reso possibile la mia espansione al mondo del cinema: tutto quello che creo nasce da un’urgenza, da un bisogno di prenderlo per mano quel pubblico e di trascinarlo con me in un luogo dove le speranze diventano realtà, dove il paradiso esiste ed è già qui, dove la vita ti porta esattamente dove vuoi tu. E solo il cinema può rendere visibile questa trasformazione e questo nuovo modo di vivere nel mondo.
Chi sono i tuoi modelli e chi sono stati i tuoi maestri?
In primis, il Fritz Lang di Metropolis. Questo film mi ha segnata e per certi aspetti, sconvolta. Qui ci ho visto, per la prima volta, il genio. Non sto parlando solo della regia o della musica: sto parlando dell’urgenza di narrare un disagio interiore e di riuscire a rifletterlo, come uno specchio, nella realtà circostante. Poi il cinema neorealista con la sua verità e il bisogno di stare con la gente, di raccontare la gente. Lì, ho trovato una dimensione sociale che mi appartiene. Un cinema fatto dalle persone, per le persone. In questo caso è difficile scegliere un regista ma, influenzata da un incontro pubblico tenuto da Martin Scorsese qui a Roma qualche mese fa in cui elencava i suoi autori preferiti, direi che ci sono ottime motivazioni per preferire, su tutti, lui: Pierpaolo Pasolini. Poi Terrence Malick, con il suo stile riflessivo, filosofico e spirituale che appartiene anche ai miei lavori. Le opere di Malick le ho scoperte dopo aver esordito con il mio primo cortometraggio: in quell’occasione mi è stato detto che forse avrei potuto apprezzare l’Albero della Vita, e così è stato. In generale amo molto le storie vere e i biopic. Amo coniugare una certa ‘necessità’ di fare cinema (come se quest’ultimo diventasse, a un certo punto, una protesi dell’anima) e scelte tecniche e stiliste azzardate.
Perché secondo te oggi il cinema e il teatro sono importanti?
Sono fondamentali per trasformare la realtà e ridare alle persone quel potere personale che sentono di aver perso.
Guarire
Drammaturgia Regia ed Editing Video di Erica Muraca
Costumi e oggetti di scena di Yana Harizanova
Grafica locandina Mike Palermo
Musiche d’autore dal vivo (unicamente per la replica del 16 febbraio ore 18) di Livio Livrea
Parte dell’incasso sarà devoluto a Ohana Wordwilde Family
Ohana Worldwide Family si prende cura di quelle persone che hanno un Sogno ma non sanno come realizzarlo e hanno perso la Speranza di farlo.

TEATRO PORTAPORTESE
 Via Portuense 102 – Roma Tel.065812395
 BIGLIETTI 
INTERO 15,00 EURO (13,00 EURO +2,00 DI TESSERA)
RIDOTTO 12,00 EURO (10,00 + 2,00 DI TESSERA)