mercoledì 19 febbraio 2020

Elisabetta Motta, autrice per caso, a Fattitaliani: il traduttore e lo scrittore devono sapere comunicare “un qualcosa” a chi legge. L'intervista


di Laura Gorini - Solare, educata e determinata, così Elisabetta Motta mi pare fin dalle prime battute della nostra chiacchierata.
Traduttrice molto capace, dopo aver scritto diversi racconti per riviste femminili, si è dedicata alla scrittura di romanzi. La sua ultima opera, particolarmente emozionante, come si può evincere fin dal titolo, è Emozioni A Fuoco Lento. Ecco che cosa ci ha raccontato di sé, del proprio lavoro e della sua passione per la scrittura, per il narrare e per la Comunicazione. 
Elisabetta, traduttrice e scrittrice. Quali sono le caratteristiche fondamentali da possedere per compiere bene entrambi i mestieri?
Sì, sono traduttrice da lunga data e da qualche anno autrice, due professioni che richiedono una certa padronanza con le parole. Tradurre è un riscrivere, quindi direi che sono anche strettamente collegate fra loro. L’abilità di rendere un testo scorrevole per il lettore è una caratteristica imprescindibile per un traduttore e uno scrittore, così come lo sono l’impegno, la costanza e la programmazione. 
Tuttavia, non tutti i traduttori sono anche abili scrittori. Dunque, per quale motivo chi non si occupa di Comunicazione per mestiere crede che il solo fatto di esserlo consenta ad una persona di essere un grande autore?
È vero, non tutti i traduttori sono abili scrittori, anzi, sovente non sono nemmeno scrittori! Il traduttore e lo scrittore devono sapere comunicare “un qualcosa” a chi legge. Se non si riesce in questo, credo che entrambe le figure professionali falliscano il loro obiettivo. Chi si occupa di Comunicazione per mestiere - a mio parere - deve essere comunque bravo a scrivere, a trasmettere un qualcosa.
Essere un grande autore è un altro discorso. 
Tu quando hai deciso di occuparti di Narrativa e di dare alle stampe una tua opera?
In realtà non sono stata io a decidere di occuparmi di narrativa, ma una serie di circostanze mi hanno portato a scrivere e pubblicare il mio primo romanzo nel 2014. Mi definirei un’autrice per caso. Ma ho scoperto che scrivere mi piace molto.
Che effetto ti fa avere tra le mani una copia fisica di un tuo romanzo?
Mi emoziona molto. È una bella soddisfazione. Quelle pagine che si possono sfogliare sono parte di te! Perché tutto ciò che contengono è una tua creazione. Solo chi ha provato certe sensazioni può capire. 
Si dice che la carta stampata stia ormai morendo... Un tuo pensiero al riguardo?
Voglio essere ottimista perché credo nell’editoria cartacea, nell’editoria di qualità che secondo me non morirà mai. Certo, l’avvento del digitale ha prodotto enormi sconvolgimenti nel settore, ma dubito che il lettore “vero” possa rinunciare al piacere di tenere un libro tra le mani, anche se l’e-book ha potenzialità enormi. È il tascabile dei nostri tempi. 
Credi che la tecnologia in toto, Social Network e streaming in primis, abbiano in qualche maniera ucciso l'Arte e la vera comunicazione?
Credo che la tecnologia possa avere cambiato il modo di comunicare e abbia portato a nuove forme di socializzazione dell’Arte. Oggi tutto è a portata di click e si rischia di fare diventare tutto uguale, avendo effetti negativi e distruttivi. Bisogna sapere navigare e mantenere un contatto con la realtà che molto spesso si perde in rete. 
A proposito, che cosa significa fare buona comunicazione oggigiorno?
Significa trasferire dei concetti in modo chiaro e diretto. Un qualcosa che a volte è più difficile di quanto si pensi. Fare buona comunicazione è scrivere roba di qualità, trasmettere esempi, creare degli stimoli. Per tutti, in particolare per le nuove generazioni. 
E tu con la tua scrittura che cosa vuoi comunicare?
Devo dire che quando scrivo mi propongo di “costruire” una buona storia che coinvolga il lettore e gli faccia venire voglia di andare avanti, fino all’ultima pagina. Occupandomi di un genere che si basa su storie d’amore. L’obiettivo è comunicare un qualcosa che arrivi al cuore dei lettori. 
Un messaggio per i nostri lettori?
Li ringrazio per essere arrivati a leggere fin qui, per l’attenzione e l’interesse, e concludo citando una frase di Daniel Pennac che mi sembra significativa dopo avere parlato di scrittura e comunicazione: “Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso.”
Infine ringrazio anche te Laura per questo spazio a me dedicato.