lunedì 9 dicembre 2019

Una messa a Londra, la recensione

Si può recensire la celebrazione di una messa? Perché no? 

L'invito a farlo viene proprio da una parrocchia cattolica di Londra, da una bella chiesa, da un sacerdote dall'inglese perfetto, dalla liturgia.
La celebrazione eucaristica dovrebbe essere l'appuntamento settimanale in cui una comunità si riunisce, condivide, prega insieme.
Niente di tutto questo.
Ci sono stati degli elementi che mi hanno convinto a scriverci su.
La tristezza infinita di una chiesa che parla solo a sé stessa, che fa il suo dovere, che non fa attenzione alla persona con cui parla, cui rivolge la Parola.
Un prete che se la canta (manco una canzoncina di quelle da repertorio classico) e se la suona (figurarsi se c'è una corale con tanto di organo).
Probabilmente perché era la messa serale, certo. 
Il sacerdote legge con tono monocorde, senza alcun coinvolgimento, tutte le letture: la prima, il salmo, la seconda, e ovviamente il Vangelo. L'omelia va dritta al punto ma non al cuore: una serie di frasi fatte l'una dopo l'altra e della solennità dell'Immacolata Concezione alcuna traccia.
Dopo l'omelia e una veloce preghiera dei fedeli, il ministro si avvia all'altare maggiore dando le spalle al pubblico (effettivamente, per lui rappresenta solo un pubblico) e consacra il pane e il vino borbottando qualcosa rendendo anticonciliare e vetusto il rito liturgico.
La cosa però che mi ha colpito e ferito è stata l'omissione dello scambio di pace: ebbene sì, il sacerdote ha saltato il passaggio "Let us offer each other the sign of peace" andando direttamente alla Comunione.
Un caso, una distrazione? probabile, ma segno di una incapacità di relazionarsi con l'altro, di toccarlo, guardarlo negli occhi, percepirne solo la presenza fisica.
Non bisogna cadere nella generalizzazione, ma viene comunque da pensare.