martedì 12 novembre 2019

Simone Neviani, un artista determinato e disciplinato: Recitare? Un'esperienza senza fine. L'intervista di Fattitaliani

di Laura Gorini - È un giovane uomo determinato, onesto e aperto Simone Neviani. Ma è anche molto coraggioso dal momento che qualche anno fa ha deciso di lasciare la sua vita in Italia per spostarsi in Australia e in America per studiare seriamente recitazione. Ora è un attore di cinema, teatro e televisione molto apprezzato.

Simone, presentati ai nostri lettori con pregi, vizi e virtù...
Di solito preferisco lasciare agli altri elencare i miei pregi e i miei difetti, però se dovessi elencarne solo un paio, per quanto riguarda la prima categoria, mi affido, per così dire, a quelli che “mi hanno detto” che io possegga, ok? Quindi direi: determinato, onesto e aperto.
Il mio vizio primario è: “Non parlarmi prima che io abbia bevuto il mio prima caffè mattutino”.
Le mie virtù? Grande forza morale, speranza e disciplina.
Quali invece consideri i tuoi peggiori difetti? Come riesci a “stemperarli”?
Sono cocciuto, puntiglioso e perfezionista.
Di solito cerco di adattarmi in base alla situazione nella quale mi trovo, anche se questi difetti spesso “vengono fuori” nel campo professionale.
Quali credi che siano le caratteristiche fondamentali, anche a livello caratteriale, da possedere per farcela nella vita e non solo nello Show Business?
Sicuramente studiare è fondamentale, soprattutto se si vuole lavorare a livello internazionale ed è importante anche averla in tale direzione poiché amplia la propria mentalità e la propria visione. A livello umano e non solo prettamente professionale, credo invece che sia assolutamente necessario che esista una forma di rispetto reciproco che deve essere inoltre supportato dalla giusta attitudine e dallo spirito vincente e positivo.
Tu quando hai capito che era questo mondo quello adatto a te?
Quando mi sono spostato all'Estero. Vedere quante opportunità esistono al dì fuori del nostro piccolo Paese. Ed ancora di più quando sono andato a studiare recitazione in America.
In particolar modo chi o che cosa ti ha indotto ad avvicinarti alla recitazione?
Mi erano capitate un paio di occasioni mentre ero a Sydney circa 3 anni fa. Se mi fosse accaduto anni prima avrei fatto finta di nulla, ma quella volta ascoltai quella voce interna dentro di me che aveva iniziato a parlami. L' ho perseguita e inseguita. E piano piano ho iniziato a darci sempre più ascolto, infondendogli speranza.
Da una piccola città di provincia italiana all'Australia, si può dire che hai fatto un salto davvero notevole... Quando hai deciso di compierlo e quanto coraggio ci è voluto?
Nonostante arrivassi da una posizione vista da molti come “privilegiata”, io dentro di me non mi sentivo felice o soddisfatto. Avevo creato una fittizia idea di felicità, che era più attribuita all'ostentazione e all'apparenza. Accadde poi un fatto molto personale e particolare che mi indusse a prendere tale decisione. Decisione la quale riprenderei, ed anzi, la anticiperei di molti anni, se solo potessi!

È stata una scelta improvvisa o premeditata?
In parte premeditata e in parte improvvisa. Come già detto poco fa, non mi sentivo felice con me stesso. Mi sono reso conto dopo tutti questi anni che i soldi, i vestiti o la bella macchina, non danno felicità. Anzi! Creano dipendenza. Io piuttosto domanderei: “Sei sicuro che ciò che possiedi sia di tua proprietà? Oppure, sono appunto questi valori che possiedi che eventualmente prendono possesso di te?”.
Foto Simon Lam.
Hai dovuto imparare la lingua inglese, è stato semplice impararla in un Paese lontano dal tuo natio, o è stato più complicato di quanto pensassi?
Devo ammettere che è stato alquanto duro all’inizio. Non avevo amici e non riuscivo a creare amicizie, e ciò era dovuto da una barriera linguistica che si creava in quanto io non mi potessi esprimere. Molti italiani all’Estero tendono a circondarsi di connazionali. Io ho deciso di fare l' opposto. Ed a lungo andare questa decisione mi ha ripagato. Non ho praticamente più un accento italiano (quello che viene riconosciuto all’istante a distanza, tanto per capirci), ed il mio livello linguistico è pari al mio nativo italiano.
La salita è stata faticosa, però cosi facendo, mi sono creato “dei muscoli”.
Lontano da casa, dal tuo Paese Natale e dalla tua famiglia, in un Paese straniero, come ti è apparsa di primo acchito l'Australia? Quali sono state le prime difficoltà che hai riscontrato?
Oltre alle iniziali (1 anno) difficoltà di comunicazione a livello linguistico, sono subentrate difficoltà a livello recitativo. Non avendo poi alcun background in recitazione in Italia, dovetti ricominciare “il tutto” da capo. Fidati che studiare e recitare in inglese dopo nemmeno 2 anni che hai imparato la lingua, non è per niente una cosa facile! Un'altra difficoltà che riscontrai fu quella culturale. Nonostante tutto, la colmai quasi immediatamente, adattandomi e cambiando mentalità, ecc.
Diventai anche vegetariano e vegano.
A proposito di studio, hai anche affrontato studi di recitazione molto importanti. A livello umano che cosa ti hanno lasciato?
Ho trovato un enorme cambiamento a livello umano. Molta più attenzione ad ascoltare gli altri, l'essere empatico, e molto più concentrato sugli aspetti filosofici ed astratti correlati alle emozioni e alle relazioni interpersonali. Imparai anche a “leggere” le persone basandomi solo sull'ascolto. E notai che troppe persone indossano maschere quotidianamente ed hanno quasi paura a dire la verità riguardo alle emozioni che provano.
La recitazione ti ha aiutato e ti aiuta tutt'ora a conoscerti e ad amarti di più?
Un'esperienza senza fine direi. Non finisco mai di scoprire lati di me.
Credi che l'accettarsi sia il primo step fondamentale per amarsi? E come si può trovare un equilibrio nel non sopravvalutarsi e nel contempo nel suo opposto, ovvero nel sottovalutarsi?
Io, purtroppo, ho sempre avuto una tendenza a sottovalutarmi. Per paura di esprimermi forse. Da quando ho iniziato questo percorso, diciamolo, di crescita personale intellettiva, ho imparato ad apprezzare molto di più quanto abbia fatto e quanto stia facendo. Ciò che mi aiuta molto è il pensare dove ero nel mio passato e dove sono ora, come persona, come individuo ed anche come elemento collettivo. Cerco di aiutare sempre il prossimo senza aspettare nulla in cambio.
Il karma mi ha ripagato fin ora facendo cosi.
Foto Rolling Media Productions
A proposito di sottovalutazione, quali sono le valutazioni e le critiche alle quali sei più legato? E sopratutto quali sono le persone del cui giudizio ti fidi ciecamente?
Non mi fido ciecamente di nessuno diciamo, però cerco di prendere in considerazione diverse critiche. La critica che di solito riscontro maggiormente che è sia positiva che negativa allo stesso tempo, è “l’avere un accento diverso” da quello standard australiano. Accento che non voglio imparare. Francamente non ne vedo nemmeno la necessità.
Ciò che feci fu prendere lezioni di dialettica ed “accentistica” per la riduzione del mio accento nativo e, piano piano, cercare di sviluppare quello americano.
Quando una critica secondo te è costruttiva e quando invece non lo è?
Quando la critica è fondata su fatti tangibili ed è esposta con chiarezza e mette in luce punti di fuoco con riferimenti pratici.
Altrimenti una critica rimane fine a sé stessa se non viene elaborata ulteriormente.
Che cosa ti auguri ora per il 2020, ormai alle porte, e come ti auguri di concludere il 2019?
Mi auguro di finire l'anno con la stesura della mia prima serie televisiva come scrittore e produttore ed aver assicurato con un paio di case produttrici tale progetto.
Nel 2020 spero di dare vita a questa mia serie televisiva e di vincere qualche riconoscimento con il mio attuale cortometraggio intitolato “Solace” e sopratutto di entrare nel Festival del Cinema di Venezia con tale lavoro.
Foto copertina: Rolling Media Productions