lunedì 18 novembre 2019

La filosofia è figlia dell'Europa

di Giuseppe LalliLa notizia che nei giorni scorsi, a Milano, nella sede dell’Università Statale degli Studi, è stato allestito un piccolo Museo della filosofia, prima tappa di un ambizioso progetto finalizzato a far conoscere al grosso pubblico gli argomenti e le teorie filosofiche attraverso l’interattività, mi stimola a parlare di questa fondamentale ed affascinante disciplina.

La filosofia, intesa come pensiero speculativo rigoroso, è nata nell’antica Grecia. L’umanità intera dovrebbe sentirsi debitrice nei confronti della Grecia, culla dell’Europa, il continente dove, per un felice concatenamento di cause, la civiltà si è espressa con manifestazioni che si sono inserite in uno svolgimento che ha assunto un significato e un valore universali. Pensiamo per un attimo a qualcuna di queste manifestazioni. La scienza moderna è, se così si può dire, un’invenzione dell’Occidente, figlia del pensiero greco; e così pure il liberalismo politico, il capitalismo, la separazione tra la società civile e lo Stato, tra la religione e lo Stato, la stessa distinzione dei poteri che l’illuminismo giuridico porterà a consapevole compimento, i “diritti dell’uomo” e le dichiarazioni, che diventeranno, per l’appunto, “universali”: tutte conquiste dello spirito umano che hanno nel pensiero dei filosofi greci la loro remota ma innegabile radice. Siffatta radice si innesterà poi in quell’altro grande filone di pensiero rappresentato dalla tradizione ebraico-cristiana, in un rapporto spesso conflittuale ma che alla fine risulterà di felice contaminazione.

È questo un dato della storia umana che noi europei spesso dimentichiamo, o che non consideriamo abbastanza. Il rispetto per le altre culture è fuori discussione. Ciò non toglie che si debba rivendicare all’Europa il focolaio della moderna civiltà umana. C’è inoltre da osservare che, pur essendo la cronologia importante, nel pensiero filosofico la storia non costituisce mai una netta linea di demarcazione. Nel trattare un determinato problema teoretico, un filosofo moderno non può non tener conto della soluzione che allo stesso problema ha dato un filosofo antico.

Valga qualche esempio. Tommaso d’Aquino (1225-1274), grande pensatore medievale, rilegge magistralmente Aristotele (384/383 a.C.- 322 a.C.) alla luce della Rivelazione, che i filosofi greci antichi, con tutto il loro acume speculativo, non potevano conoscere, e ci lascia un pensiero che è una “colonna” della dottrina cattolica, tanto in filosofia che in teologia. Analogamente, Bonaventura da Bagnoregio (1221-1274) rilegge Agostino (354-430) e Platone (428/427-347), mentre, nei nostri tempi, Martin Heidegger (1889-1976), nel suo capolavoro, Essere e tempo, si prefigge di dare una soluzione nuova all’eterno fondamentale problema dell’essere.

Bisogna poi riconoscere la grandissima rilevanza assunta nel tempo moderno e contemporaneo dalla riflessione filosofica francese e tedesca, senza le quali la filosofia sarebbe solo un bellissimo monumento antico, e non qualcosa di vivo ed operante. René Descartes (Cartesio) e Immanuel Kant (1724-1804), Henry Bergson (1859-1941) e Edmund Husserl (1859-1941), con le loro riflessioni in tema di teoria della conoscenza, danno un decisivo contributo alla fondazione stessa della scienza.

La terra italiana ha dato al pensiero filosofico un contributo importante. Basti pensare a Cicerone (106 a.C.- 63 a.C.), a Severino Boezio (480 c.- 524), allo stesso Giordano Bruno (1548-1600), genio filosofico rinascimentale che dischiude alla mente orizzonti nuovi. E che dire di Antonio Rosmini (1797-1855), il Kant italiano? E in tempi a noi più vicini, come ignorare Benedetto Croce (1866-1952) e Giovanni Gentile (1875-1944), che rileggono, sia pure con diversità di accenti, la lezione idealistica di G.S. Friedrich Hegel (1770-1831)? O Augusto Del Noce (1910-1979) e Cornelio Fabro (1911-1995), pensatori cattolici nella modernità?

In filosofia, come dianzi si diceva, la cronologia non è decisiva: si verifica, nella ricerca teoretica, un continuo rimando tra l’antico e il moderno, tra ciò che si ritiene vivo e ciò che appare morto della riflessione che precede. Si assiste, nella riflessione filosofica, a qualcosa di simile a quanto avviene, in ordine alla Rivelazione, tra l’antico e il nuovo Testamento: l’uno si comprende alla luce dell’altro.
Solo chi non l’ha mai studiata seriamente può ritenere la filosofia una disciplina inutile, o, che è peggio, un complesso di cervellotiche astrusità.

Non è poi vero, come a volte si sente dire, che i sistemi di pensiero che la storia ci ha tramandato si elidono a vicenda. Essi, al contrario, pur nel contrasto, si sommano e si integrano reciprocamente, e possono incidere sul pensiero complessivo delle società e sulla vita stessa delle nazioni, anche se di ciò non ci si avvede. I grandi pensatori dell’antica Grecia hanno gettato le fondamenta di uno splendido edificio che è stato costruito, e via via ristrutturato, attraverso i secoli. L’albero del sapere filosofico è nato e fiorito nella vecchia Europa. Senza di esso il panorama mondiale non sarebbe quello che è.