domenica 13 ottobre 2019

Giovanna d'Arco di Verdi, Opera in concerto alla Monnaie: la recensione di Fattitaliani

La musica di Verdi è, per la sua straordinaria ricchezza, evocativa della complessità emozionale dell'ascoltatore, che sentendone la musica fa un percorso interiore simile a quello del viaggiatore che nel suo viaggio vede il mutare delle stagioni: dai colori melanconici dell'autunno ai toni cupi dell'inverno che schiariscono in primavera fino all'esplosione di luce e colori dell'estate.
Verdi è ricchezza emozionale, profondità di sentimenti, luce, colore, calore ma è anche equilibrio, armonia, misura: è l'Italia nel suo significato più alto, nella sua capacità di esprimersi e di comunicare pienamente ma mantenendo misura, dignità, rispetto di sé; questo è il filo conduttore che attraversa l'opera dei grandi italiani, da Dante a Giotto, da Ariosto a Raffaello, da Manzoni a Leopardi, da Verdi a Rossini a Puccini, da Giorgio Armani a Giosetta  Fioroni! Sentimento e misura sono l'inarrivabile, inimitabile, geniale mix del 'made in italy', il lascito più grande della nostra cultura al mondo.
Questo mix lo ritroviamo intero nella musica verdiana della Giovanna d'Arco: fin dalle prime note si apre un universo musicale che cattura l'ascoltatore e lo trascina in un paradiso terreno di sensazioni dolci e complesse, dolorose e liete, cupe e leggere, un universo nel quale si ritrova, si riconosce, si identifica. Ma l'opera ha anche un libretto, una struttura narrativa che non sempre è all'altezza della musica: ci sembra sia il caso della Giovanna d'Arco, dove Verdi ha usato un racconto sostanzialmente inadeguato, non all'altezza della complessità musicale che regge: si crea lo strano risultato, a mio parere, di una musica straordinariamente ricca che attraversa le pieghe di un racconto sostanzialmente povero, monocorde. Per cui poco danno nel rappresentarla in concerto! Personalmente amo vedere le opere anche in questa versione: mi permette di concentrarmi meglio su musica e canto, di avere una visione dell'opera 'smontata', senza la parte visuale; mi permette una visione analitica, una sorta di studio e approfondimento che aumentara il piacere di rivedere in altre occasioni l'opera completa con la sua messa in scena. 
Nel concerto di ieri sera de La Monnaie di Bruxelles la direzione musicale del nostro Giuliano Carella ha sottolineato e messo in luce gli elementi solari - bellissimi - della musica verdiana e la sua complessità. Il pubblico ha apprezzato Salome Jicia (Giovanna d'Arco) Francesco Meli (Carlo VII) Dimitri Platanias (Giacomo), Maxime Melnik (Delil) peccato che l'esiguità del ruolo di Talbot poco spazio abbia lasciato a Carlo Cigni. 
Io ho trovato bravi soprano e tenore - di Meli ho apprezzato anche la chiarezza della dizione - ma ho amato l'agio rilassato di Platanias: la sua voce riportava la complessità verdiana con grande naturalezza.   
Seconda ed ultima occasione per ascoltare Giovanna d'Arco a La Monnaie mercoledì 16 ottobre alle ore 20. Giovanni Chiaramonte.