martedì 10 settembre 2019

Se lasciamo che stuprino la bontà

A Ragusa un uomo di 26 anni, Sergio Palumbo, ferma di notte una donna in auto gridandole che ha bisogno di soccorso per sua moglie.
Lei non resiste all'impulso di prestare aiuto e si ritrova nelle mani di un farabutto che la minaccia con una grossa pietra, le prende la carta d'identità e le dice: "so chi sei e dove abiti, se parli faccio fuori te e i tuoi familiari". Poi la violenza nei pressi di un cimitero. E finalmente, sicuro di farla franca, si fa addirittura riaccompagnare a casa. La poveretta può adesso chiedere aiuto ai suoi, va in ospedale e denuncia. Si scopre che il mostro ha una moglie e due bambini, non disdegna la cocaina ed è pregiudicato per avere rapinato e violentato una prostituta nel 2018. Pena mai scontata: quattro giorni in cella, poi arresti domiciliari e infine solo obbligo di dimora.
Complimenti alla giustizia italiana. 
E qui devo dire due cose. Non stupiamoci troppo se, di fronte a un uomo a terra accanto a una moto rovesciata, qualcuno passerà oltre temendo che si tratti di un incidente inscenato per rapinarlo. Penserà "Se lo Stato non riesce a tenere a bada il male, meglio lasciar perdere la bontà. Se la società si riduce a una giungla, allora bisogna adottare le leggi della giungla e pensare a se stessi". Comportamenti del genere sono in realtà sempre più frequenti, e non solo in casi in cui siamo direttamente coinvolti. Prendiamo le ONLUS: ce ne sono tantissime che fanno un lavoro prezioso, ma l'incapacità dello Stato nello scoraggiare drasticamente quelle truffaldine ha portato tanta gente a non fare più donazioni. In un caso come nell'altro, la sfiducia nello Stato di Diritto produce chiusura verso gli altri. Ossia disumanizzazione. 
La seconda cosa la voglio dire a questo governo. Date una vera svolta alla giustizia. Non si tratta di "giustizialismo", ma di ripristino della legalità ferita. Se lo farete, avrete fatto il vostro dovere, mettendo mano a qualcosa che aspetta da troppo tempo. Se non lo farete - e bene! - la gente se ne ricorderà. 
Carlo Barbieri

Carlo Barbieri è nato nel 1946 a Palermo. Ha vissuto nel capoluogo siciliano, a Catania, Teheran e Il Cairo, e adesso risiede a Roma. Ha pubblicato Pilipintò-Racconti da bagno per Siciliani e non, e i gialli La pietra al collo, Il morto con la zebiba (ripubblicato nella collana Noir Italia de IlSole24Ore), Il marchio sulle labbra, Assassinio alla Targa Florio e La difesa del bufalo, gli ultimi tre con Dario Flaccovio Editore. Con la stessa casa editrice ha pubblicato anche la raccolta di racconti Uno sì e uno no. Il suo ultimo libro, dedicato ai lettori più giovani, è Dieci piccoli gialli edito da EL/Einaudi Ragazzi. Barbieri è stato premiato, fra l’altro, al Giallo Garda, al Città di Cattolica, al Città di Sassari, all’Efesto-Città di Catania, allo Scerbanenco@Lignano e, per due volte, all’Umberto Domina. Cura una rubrica con Malgradotutto e collabora con diverse testate web fra le quali fattitaliani.it e MetroNews, il quotidiano delle metro di Roma, Milano e Torino.