domenica 29 settembre 2019

Cinema,“Aquile Randagie” film sugli scout che dissero no al fascismo

L’attesa degli oltre 200 mila scout italiani e dei tanti che aspettavano un film italiano rivolto ai giovani, è finita.
Esce il 30 settembre in più di 200 sale cinematografiche di tutta Italia il film “Aquile Randagie”, che in 109 minuti racconta la storia vera, intessuta di momenti romanzati, dello scautismo clandestino in Italia, dal 1928 al 1945, 16 anni e 11 mesi, che ha avuto il volto e il cuore di un gruppo di ragazzi lombardi che non accettarono la soppressione dello scautismo decretata da Mussolini e accettata dai vertici dell’Asci, l’associazione scout cattolici italiani.
L'anteprima, molto applaudita, al Giffoni film festival
Il film realizzato da Gianni Aureli, regista, videomaker e capo scout, al suo primo lungometraggio, che ha condiviso il sogno, nato nel 2013, con la moglie Gaia Moretti, sceneggiatrice, docente di Comunicazione interculturale alla Lumsa e capo scout, e molti altri che hanno dato il loro contributo anche attraverso due crowdfunding, è distribuito dall’Istituto Luce di Roma, che lo ha presentato ai mass media nella Casa del Cinema di Roma, dopo l’anteprima di fine luglio, applauditissima, al Giffoni film festival. Ed è costato solo 500mila euro, una cifra quasi simbolica se confrontata con i budget che hanno oggi i film.
Un'avventura che si apre in una baita di montagna
Entriamo nell’avventura delle Aquile Randagie dalla fine, nell’ottobre 1945, con un 23enne don Giovanni Barbareschi, (l’ultima “aquila” a lasciarci, il 4 ottobre dello scorso anno, a 96 anni), interpretato da Alessandro Intini, con un maglione bianco e uno scialle nero, che bussa alla porta di una baita sulle montagne della Valtellina e prende in consegna un ufficiale tedesco. I due si arrampicano da soli lungo un ripido sentiero che li dovrebbe portare, dopo ore di cammino, alla frontiera con la Svizzera.
Il prete-scout che cerca di salvare il nazista dai partigiani
La loro salita fa da “cornice” a tutta la vicenda delle Aquile Randagie e di Oscar, l’Organizzazione scout cattolica assistenza ricercati, fondata nel 1943 dall’allora diacono Barbareschi e da alcuni parroci milanesi, e solo alla fine sapremo se sono riusciti ad evitare i partigiani, che vorrebbero giustiziare sul posto il criminale nazista. Ad un partigiano che gli chiede ragione dell’aiuto a chi era stato anche il suo persecutore, don Giovanni, nel film, risponde “E’ ora che la carità cambi di campo” e aggiunge “Io non sono il giudice di nessuno”. Chiediamo a Intini di parlarci del rapporto che si instaura, durante il cammino, tra don Barbareschi e l’ufficiale delle SS. “Sono due esseri umani, appartenenti a fazioni diverse – ci dice - però in qualche maniera riescono a comunicare, non si sa come, non si sa perché. Don Giovanni riconosceva che l’essere umano peccatore, deve essere giudicato per i suoi peccati e reati, questo è sicuro, però era un uomo che metteva sempre al primo posto l’esser umano, qualunque fosse la sua bandiera”.
"Vogliamo vivere insieme secondo la nostra legge"
Dopo queste prime scene tra i monti, gli sceneggiatori ci fanno tornare alla nascita delle Aquile, in una cripta di una chiesa milanese, dove Giulio Cesare Uccellini, capo del gruppo Milano 2, che si farà chiamare “Kelly”, interpretato da Teo Guarini, propone ad un piccolo gruppo di scout, riuniti per la promessa di un giovanissimo esploratore, di ribellarsi alla soppressione voluta dal fascismo. “Non è giusto, e noi non lo accettiamo – dichiara - che ci venga impedito di vivere insieme secondo la nostra legge, che è legge di libertà, e lealtà e fraternità”.
La Val Codera, il paradiso delle Aquile Randagie
Con l’amico Andrea Ghetti, capo del Milano 11, che sceglierà il nome da clandestino di “Baden” e che ha il volto di Romeo Tofani, (27enne scout in attività fino a pochi anni fa), in onore del fondatore dello scautismo Robert Baden Powell, e che nel 1939 sarà ordinato sacerdote, cercano un luogo adatto a proseguire l’attività scout lontano dagli occhi dei fascisti. Lo trovano, grazie a Gaetano Fracassi, lo “Sparviero del mare”, interpretato da Marco Pratesi, nella Val Codera, in provincia di Sondrio, ancora oggi raggiungibile solo a piedi.
Il regista: "Per essere fedeli ai propri ideali, serve coraggio"
Gianni Aureli, regista del film, ci dice che “Il film racconta che è possibile essere fedeli alla propria promessa, se si è scout, e comunque coerenti con i propri ideali se non si è scout, anche se serve molto coraggio. Era possibile negli anni del fascismo e della guerra, ed è possibile anche oggi”.
"Dureremo un giorno in più del fascismo"
“Comunque vada, noi dureremo un giorno in più” del fascismo, mettono in bocca gli sceneggiatori Baden, dopo una rischiosa ragazzata sul palco di una manifestazione nazifascista. “C’era la speranza, io direi quasi la certezza – commenta il regista - che comunque queste imposizioni e limitazioni alla libertà di espressione, di parola e di educazione, non potevano durare per sempre, prima o poi sarebbero finite. “Loro pensavano – aggiunge - che l’educazione che proponeva l’Opera nazionale Balilla non fosse quella giusta per loro e per i loro ragazzi. Quindi difesero questa scelta con le unghie e con i denti, rischiando la vita, qualcuno la perse, qualcuno fu pestato”.
Non eroi, ma ragazzi e uomini coraggiosi
“E’ chiaro che quella è stata una goliardata – ci dice Romeo Tofani "Baden", a proposito della salita sul palco dell’evento nazista - per poter dire ‘ve la facciamo sotto il naso’. Ma il coraggio è partito da lì, dal primo passo di coraggio piccolo, i ragazzi hanno scoperto come alimentarlo”. “Nel mondo scout, la memoria delle Aquile Randagie è forte ed orgogliosa” aggiunge l’attore. “Quando ho interpretato Andrea Ghetti, ho dovuto in qualche modo ‘smitizzarlo’ e ridurlo ad una persona. E questo è un punto di forza sia della pellicola che delle scelte del regista, quello di poter vedere l’umanità di questi personaggi”.
Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano, Vatican News, 29.09.19