lunedì 30 settembre 2019

La Methamorfosi, esce “GUAI” il 1° album con "la musica più diretta e sincera che potevamo comporre". L'intervista

La Methamorfosi con “GUAI” parla di di sogni, di cose vere, di cose che le appartengono, di vita malata o meglio di gente malata, dipendenze e voglia nonostante tutto di stare bene, per non dimenticare come questo mondo potrebbe essere migliore Rock energico e distorsione sonora, ogni composizione nasce da un riff o da una melodia vocale su cui si sviluppano suoni e sensazioni autonome.
La voglia di cantare in italiano per potersi esprimere meglio non nasconde doppi sensi e riferimenti a fatti e persone, testi scritti nella maniera più semplice e sincera possibile chitarra basso e batteria come un muro inciso da contaminazioni grunge, doom, alternative rock, chitarre ritmiche come macigni si trasformano in arpeggi da paranoia estrema, la base ritmica chiude questo cerchio spianando la strada al suono potente che si vuole esprimere con questo primo lavoro. I BRANI guai, mia e sp saranno i primi singoli accompagnati dai loro video clip ufficiali.
Parlateci dell'album. Che impronta gli avete dato?
Guai è il nostro primo album. Raccoglie alcune delle canzoni che abbiamo composto da quando abbiamo deciso di partire con questo progetto, tre anni or sono. Abbiamo cercato di infilarci dentro la musica più diretta e sincera che potevamo comporre, tendendo a ridurre all’osso le canzoni, per non farle suonare eccessivamente prolisse e ripetitive. Nelle precedenti esperienze (veniamo da Tapir Gest Angry e Jar Of Bones) le strutture dei pezzi erano più articolate e ricche negli arrangiamenti, mentre in questo caso abbiamo voluto puntare sulla semplicità. I pezzi parlano del sentimento di distanza che proviamo da tutto ciò che viviamo nel quotidiano e che sentiamo non appartenerci, della voglia di riscatto e dell’esigenza di restare agganciati a quanto di più vero e puro, anche se talvolta doloroso.
Quali sono i vostri cantanti di riferimento? 
Siamo strettamente legati al suono uscito dalla città di Seattle negli anni Novanta (grunge). La lista di artisti e di band che hanno orbitato in quella incredibile scena e che ci hanno influenzato potrebbe essere lunghissima, ma tra tutti forse ci sentiamo più vicini alle atmosfere umide e cupe di Alice In Chains e Soundgarden. Su questo nocciolo duro, innestiamo anche sonorità leggermente differenti, legate alla scena hard-core newyorkese sullo stile di Helmet e Quicksand (sempre anni Novanta quindi) e, venendo a tempi relativamente più recenti, allo stoner rock. Il denominatore comune è comunque sempre dato da un muro compatto di basso e chitarra, una ritmica ossessiva, una ricerca della melodia, con incursioni in territorio psichedelico.
Qual è l’esperienza lavorativa che più vi ha segnato fino ad ora?
A livello musicale è stato certamente affascinante l’esperienza fatta in studio. Abbiamo registrato in due sessioni, assieme ad un grande professionista (Luigi Del Missier), in uno studio incredibilmente attrezzato (Blackmirror Studios di Udine). Le registrazioni si sono concentrate in pochi giorni per ragioni di budget, cinque o sei in totale, e non credevamo si potesse in così poco tempo ottenere un risultato tanto buono. Abbiamo fatto un gran lavoro di pre-produzione in sala prove, per arrivare preparati alle sessions, tuttavia quando sei isolato nel tuo stanzino insonorizzato in compagnia delle sole cuffie e della pressione sonora del tuo amplificatore ogni minima sbavatura del suonato viene sottolineata e si vive perciò in una sorta di positiva tensione agonistica. Quando alla fine il risultato finale prende forma e lo metti a confronto con le bozze che ti eri portato da casa, è un momento emozionante.
Invece quella mai fatta e che vi piacerebbe fare?
Non abbiamo mai provato l’ebbrezza di un tour. Fino ad oggi abbiamo sempre suonato in eventi singoli, caricando il furgone a fine serata per fare rientro alle nostre case (o al limite la mattina seguente se la prudenza ce lo suggeriva) e tornare quindi alla realtà di ogni giorno. Ci piacerebbe quindi dirigere il furgone fin da subito verso un nuovo palco, nuove persone e nuove esperienze. Al momento stiamo lavorando in questa direzione, per permetterci di uscire dalla zona in cui sino ad oggi abbiamo portato la nostra musica, principalmente il Friuli, da cui proveniamo.
Progetti futuri? un tour? 
Tour? Magari! Vedi sopra… Scherzi a parte, abbiamo da parte del materiale per comporre i prossimi brani e vorremmo cominciare a lavorarci su. Ogni volta che ci ritroviamo a prove può nascere qualcosa di nuovo; improvvisiamo parecchio, ed è così che nascono i nostri pezzi. Oppure iniziamo a girare intorno ad una idea che lancia qualcuno di noi (un riff, una melodia, una ritmica)…tutti collaborano allo stesso modo alla composizione della musica, e fino a che un pezzo non piace a tutti non lo battezziamo. Credo che nei prossimi mesi, parallelamente alla promozione di Guai, ci rimetteremo ad inventarci cose nuove.