mercoledì 28 agosto 2019

Proscenio, Andrea Bizzarri a Fattitaliani: Mi piace che i personaggi siano costretti a dialogare fra loro, mettendo in evidenza pregi e difetti. L'intervista


Il 30 agosto nella cornice di Villa Farinacci a Roma ha inizio la rassegna teatrale “Atti O Scene in Luogo Pubblico”. Dodici appuntamenti che si svolgono nel fine settimana dedicate ai grandi e piccini. Ad inaugurare questa nuova manifestazione, voluta dal IV Municipio di Roma Capitale, la commedia scritta da Andrea Bizzarri, Souvenir. In scena, alle ore 21.00, lo stesso autore con Gianni Ferrari e Alida Sacoor (con lui nella foto) diretti da Giancarlo Fares. Andrea Bizzarri ha accettato l'invito a una nostra intervista per la rubrica Proscenio.

Bentrovati a tutti quanti voi, lettori di Fattitaliani.it! Vi ringrazio fin da subito per la disponibilità che avrete nel leggere questa mia intervista, con la speranza che possa incontrare, anche solo un po', il vostro interesse.
"Souvenir" in che cosa si contraddistingue rispetto ad altri suoi testi?
Ha un tono lievemente surreale ed è la prima volta che, in un mio testo, appare questa cifra stilistica. Sono stato sempre attratto da situazioni al limite, paradossali o sorprendenti e devo dire che “Souvenir” ne coglie una che mi ha molto interessato: quella della separazione di due giovani che non riescono a spartirsi un tavolo perché è ancora vivo il ricordo di quando, proprio su quel tavolo, ci fecero l'amore.
Quale linea di continuità, invece, porta avanti ?
Una vera e propria gabbia per i personaggi. Non amo molto gli avvicendamenti narrativi con scene che si interrompono a ripetizione e che danno vita a nuove scene. Mi piace che i personaggi non abbiano via d'uscita, o meglio, che non le preferiscano; che siano costretti a dialogare fra loro, mettendo in evidenza pregi e difetti. Da qui possono nascere cortocircuiti comici così come dramamatici.

Com'è avvenuto il suo primo approccio al teatro? Racconti...
L'ho avuta in eredità dai miei genitori che, per anni, hanno fatto parte di una compagnia di teatro amatoriale. Mi ricordo che da piccolo, sei o sette anni, mi piaceva tantissimo guardare le prove, provare ad interpretare i personaggi quando qualcuno degli attori non era presente alle prove, spiare lo spettacolo da dietro alle quinte, insomma, sentirmi parte di quell'evento che ha sempre avuto qualcosa di attraente.
Quando scrive un testo nuovo può capitare che i volti dei personaggi prendano man mano la fisionomia di attrici e attori precisi?
Sì, può capitare e anche più spesso di quanto si possa immaginare. Fino ad ora, la scrittura dei testi è sempre stata finalizzata alla messa in scena, per cui, orientativamente, ero già a conoscenza di chi avrebbe dovuto interpretare i ruoli. A dire la verità, non mi dispiace. Limita il campo e, proprio per questo, stimola molto la creatività.
Per un autore teatrale qual è il più grande timore quando la regia è firmata da un'altra persona?
Che non traspaia il significato che, in fase di scrittura, l'autore ha attribuito al testo. Se si sceglie una regìa di cui ci si fida, però, questo timore svanisce. Al contrario, la persona che ti dirige ti fa percorrere strade, sia come autore che come attore, che non credevi potessero essere nascoste in quello che avevi scritto. A questo punto, è come se ti trovassi con un “doppio testo”: qualcosa di ancora più interessante di quello che avevi scritto (sperando che lo fosse, interessante!).
Quanto è d'accordo con la seguente citazione e perché: "Teatro è guardare vedendo" di Giorgio Albertazzi?
L'ha detto Albertazzi? Allora moltissimo! Scherzi a parte, sono d'accordo. Vedere qualcosa implica che ci sia anche un coinvolgimento emozionale, quindi è quanto di più auspicabile per chi fa Teatro.
Il suo aforisma preferito sul teatro... o uno suo personale...
Su questo punto sono molto impreparato! Non ho un aforisma, un po' perché non mi piacciono, un po' perché non li ricordo (forse la seconda frase è conseguenza della prima!). Mi viene in mente la risposta di Strelher al perché faccia Teatro: “Io so e non so perché faccio Teatro [...]”; anche l'ultimo discorso a Taormina di Eduardo: “È stata tutta una vita di sacrifici e di gelo; così si fa il Teatro, così ho fatto.” Personaggi che hanno fatto il loro mestiere con professionalità, dedizione e passione.
Assiste sempre alla prima assoluta di un suo lavoro? 
Un po', perché ci devo andare per forza! Spesso sono attore all'interno dello spettacolo e quindi coinvolto pienamente. In alternativa, mi piace molto vedere la realizzazione di quello che è stato fatto durante le prove e paragonarla alla crescita durante le altre repliche. In più, credo che la presenza e il supporto dell'autore siano sempre ben graditi, sopratutto ad un debutto. O forse no!
L'ultimo spettacolo visto a teatro? 
Novecento, al Teatro Eliseo. Allegri è uno strumento vivente. Grande interpretazione.
Degli attori del passato chi vorrebbe come protagonisti ideali di un suo spettacolo? 
Gassman, nei ruoli comici. Totò, nei ruoli drammatici. Per Totò ho un amore sconfinato. Una grandissima maschera, nel vero senso della parola. Quella malinconia celata sotto a ogni espressione lo rendeva, secondo me, un grandissimo attore drammatico, oltre a un insuperabile comico.
Il miglior testo teatrale in assoluto qual è per lei?
Non saprei proprio: anche su questo, impreparato! Mi piacciono molto i testi pirandelliani, ma anche fra gli autori contemporanei nostrani ci sono delle grandi eccellenze. I gusti cambiano e, con certe opere odierne, mi sento molto in sintonia.
La migliore critica che vorrebbe ricevere?
Sul piano autoriale, mi piacerebbe molto che i miei testi si legassero ad aggettivi come insolito, originale, coerente e scomodo.
La peggiore critica che non vorrebbe mai ricevere?
Scialbo.
C'è un passaggio, una scena che potrebbe sintetizzare in sé il significato e la storia di "Souvenir"?
Ad un certo punto Giampaolo, uno dei due contendenti, si sbaglia e utilizza un “noi”, includendo nell'azione che vorrebbe fare anche l'ormai ex moglie Viola. Il notaio Poldo glielo fa notare e Giampaolo ripiega, assistito anche da Viola, verso l' “io”. C'è veramente la volontà, da parte di entrambi, di lasciarsi? Venire per scoprire! Giovanni Zambito.