lunedì 8 settembre 2014

Al 19° Milano Film Festival "Le Sedie di Dio" di Jérôme Walter Gueguen intervistato da Fattitaliani: un film comincia sempre dalla strada

Prosegue fino al 14 settembre il 19° Milano Film Festival che fra i lungometraggi prevede la proiezione de Le Sedie di Dio di Jérôme Walter Gueguen (scheda), che narra le rocambolesche avventure di un’equipe internazionale di cinema alle prese con un film franco-italiano impegnato socialmente, un viaggio alle prese con le varie fasi di realizzazione, dall'ideazione al momento nel quale il film e le riprese che lo documentano si fondono in una sorta di viaggio onirico fuori controllo, prodotto da Les Films du Lemming, Caucaso Factory e Aplysia. Nato a Parigi nel 1985, il regista Jérôme Walter Gueguen realizza film dall'età di 14 anni. Dopo la laurea in Cinema a Parigi, si è trasferito in Italia dove con il collettivo Caucaso, con sede a Bologna, ha realizzato video e performance mescolando cinema, musica, pittura e fotografia. Fattitaliani lo ha intervistato.
Sarà facile per lo spettatore seguire il mix continuo fra film e realtà? 
Anche se il film può sembrare sperimentale dalla presentazione, utilizza tecniche di montaggio e regole di narrazione vecchie di un secolo. Io amo il cinema classico. Amo il cinema. Il mio, il nostro, è un film per tutti tipi di pubblico perché parla di persone che vogliono realizzare i loro sogni e del prezzo che dovranno pagare per riuscirci. E perché è un film che fa ridere e che fa sognare. Non direi che c'è un mix continuo tra film e realtà: è un film che guida con dolcezza lo spettatore nel viaggio dalla realtà ai sogni. 
Che c'entra Dio? 
Questa è l'unica cosa che non voglio spiegare. Io ho la mia idea ma ognuno può farsi la sua vedendo il film. Per sapere cosa c'entra Dio con le sedie bisogna venire domani allo Strehler o venerdì al Spazio Oberdan. Oppure guardarlo su My Movies giovedì. 

Durante le riprese che cosa della pellicola ha maggiormente sorpreso voi stessi? 
Il film è stato fatto in quattro anni: quando avevamo abbastanza soldi e materiale messi da parte giravamo qualche sequenza. È stato un processo lungo durante il quale abbiamo creato una grande famiglia internazionale intorno al film... e poi il mondo ci ha sorpreso, ma come ci sorprende ogni volta che giriamo qualcosa. Il nostro lavoro comincia sempre da lì, dalla strada: riprendiamo realtà diverse e ogni genere di persona. È la cosa più bella del "fare cinema": questo incontro di culture, classi sociali, situazioni e architetture. 
Quali reazioni si aspetta dal pubblico?
Del piacere. È importante per me che il pubblico si lasci andare ai suoi pensieri e domande… ma provando piacere. Senza il piacere niente ha importanza. Giovanni Zambito.
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