martedì 16 aprile 2019

Franco Franchi: Mio Padre

di Caterina Guttadauro La BrascaFrancesco Benenato o Franco Franchi, come è da tutti conosciuto, nacque a Palermo, quarto di 18 figli, da un famiglia poverissima.  Prima di diventare il grande attore che conosciamo e amiamo, patì la fame, si prestò a fare i mestieri  più umili ma che avevano sempre come palcoscenico la strada. I suoi genitori emigrarono e lui non lasciò la sua Sicilia ma ne fece il suo teatro. Animava i vicoli caratteristici della sua città con le sue gag, i suoi quadri da marciapiedi che ne fecero il primo disegnatore di strada, le sue canzoni, il tutto condito da un’ironia velata anche di doppi sensi e una vena di nostalgia.
Percorse da solo la strada degli inizi, quella più difficile ed incerta, non cedette né alla paura né alla  mancanza di cultura che, nel suo caso oserei definire fu un valore perché gli permise di servirsi della semplicità, del dialetto, dei modi di dire e di fare dei siciliani che hanno capito tutto questo e lo hanno amato. Come sempre accade, sono gli incontri che cambiano la vita. Il suo fu quello con Salvatore Polara, un musicista napoletano che nel 1945 lo inserì nel suo gruppo, gli Striscianti, dove ricevette uno stipendio di 6 lire a settimana. Continuò a raccontare la Sicilia ovunque gli era possibile, costruendo un personaggio poliedrico che poi gli consentì di acquisire l’esperienza che mise a frutto con Francesco Ingrassia, detto Ciccio, attore in una compagnia teatrale, col quale  iniziò una lunga collaborazione che avrebbe dato vita a una coppia destinata al grande successo, realizzando insieme 132 film.
Nell’ambito personale, da sicilano verace creò la sua famiglia, sposando Irene Gallina dalla quale ebbe due figli, Maria Letizia, il 31 luglio 1961, e Massimo, il 10 maggio 1965.
Fattitaliani incontra oggi proprio Massimo che ci parlerà di Lui ma anche della famiglia che gli diede forza e sostegno nei momenti di difficoltà. Massimo Benenato, nasce a Palermo e dopo aver preso il diploma di ragioneria, dal 1978 al 1988 studia chitarra classica con il maestro Vincenzo Mancuso e pittura e scultura con la professoressa Silvana Pierangelini Recchioni. Gestisce diverse attività commerciali, tra cui una libreria di quartiere, esperienza terminata a malincuore nel 2015. Appassionato da sempre di scrittura nel 2009 esordisce con il suo primo libro, un fantasy per  ragazzi dal titolo “Geremia Fiore e il libro di Oberon” edito Direkta. Il 23 marzo 2019 pubblica “Sotto le stelle di Roma”, romanzo di genere brillante che strizza l’occhio alle commedie cinematografiche americane.

Eccoci qui Massimo a parlare di un siciliano sul quale sono state dette tantissime cose, perché la sua lunga carriera gli permise di cimentarsi in tutti i campi dello spettacolo. Noi vogliamo scoprire qualche aspetto meno noto di lui, ad es. quello di padre. Innanzitutto che ricordo ne ha Lei?  
Papà, prima di essere stato un artista straordinario è stato un essere speciale: bastava la sua presenza a rendere l’atmosfera rilassata e allegra, ovunque ci trovassimo. Era estremamente generoso, non sopportava le ingiustizie e interveniva sempre in aiuto delle persone in difficoltà. Aveva avuto un’infanzia difficile, sofferto la fame, condizione che, nonostante il successo, lo ha portato a rimanere sempre se stesso, senza mai montarsi la testa. Stava bene in qualunque contesto si trovasse, trattando tutti con il massimo rispetto. Con lui ho un dialogo che non si è mai interrotto: ogni giorno gli parlo sapendo che mi ascolta. Io credo che chi ci lascia non vada molto lontano, che a dividerci sia un semplice velo che, anche se mi impedisce di godere del contatto corporeo, non mi ostacola dal sentirlo comunque presente.  

Essere il figlio di Franco Franchi è una difficile eredità? Se lo è, in che senso?
Essere il figlio di un personaggio così celebre ha i suoi lati positivi e quelli negativi. Le persone tendono a identificarlo con me, ad azzardare paragoni caratteriali che possono creare aspettative sbagliate. Per quanto abbia ereditato molte delle sue qualità, siamo due persone diverse ed, a volte, è difficile farlo capire agli altri. Purtroppo non ho la sua verve comica ed esprimo la mia personalità in maniera meno espansiva, preferendo la scrittura per farmi conoscere. D’altro canto, è bellissimo sentire il calore che la gente conserva nei suoi confronti, usufruire di un credito così grande soltanto perché sono suo figlio. In questo periodo vado in giro per l’Italia per promuovere il mio nuovo romanzo “Sotto le stelle di Roma”, una storia brillante piena di intrighi amorosi e colpi di scena. La cosa che mi gratifica di più è vedere l’entusiasmo delle persone al mio arrivo, gli abbracci e le strette di mano che mi riservano nonostante non mi conoscano. Per me il suo nome è un biglietto da visita importante, un sostegno fondamentale che cerco di onorare nel migliore dei modi.

Cosa ritrova in sé di Lui?
Papà mi ha trasmesso la sua grande creatività e la passione per ogni forma d’arte. A lui piaceva suonare tanti strumenti, dipingere, cantare, scrivere… tutte attività che svolgo quotidianamente anche io. Mi ha insegnato a rispettare il prossimo e l’ambiente, a non avere stupidi pregiudizi, a pensare con la mia testa, a mettere al primo posto l’amore in tutto quello che dico o faccio. Con il suo coraggio e l’ironia mi ha indicato gli strumenti migliori per affrontare questa vita senza timore.

S è mai chiesto perchè ancora oggi, è così amato da tutti. Lo abbiamo constatato da un recente spettacolo teatrale portato in scena e diretto dal Regista Felice Corticcchia.
Papà è ancora così amato da tutti perché è riuscito con la sua innata simpatia e la bravura di artista, a rallegrare le giornate degli italiani per tanti anni, esprimendo una comicità diretta, facilmente comprensibile e mai volgare. La sua straordinaria mimica, la grande comunicabilità e la semplicità del personaggio, hanno fatto breccia nel cuore degli spettatori, sia grandi che piccoli, tanto da farlo arrivare ad essere considerato uno di famiglia. Naturalmente lo stesso vale per Ciccio, compagno di viaggio con il quale ha formato una coppia unica, capace di realizzare tantissimi film. Non c’è da meravigliarsi se registi bravi come Felice Corticchia portano attualmente in scena spettacoli dedicati a loro.

Lei ha raccolto qualcosa della sua vita artistica e familiare che permetta anche ai suoi figli di poterne parlare?
Di Papà abbiamo conservato alcuni dei suoi scritti, i dischi, i dvd di buona parte dei film, i suoi dipinti, fotografie, filmati privati, vestiario di scena e tanti oggetti personali. Di recente il comune di Palermo ha destinato palazzo Tarallo, nel famoso quartiere di Ballarò, a sede per l’apertura di un museo dedicato alla coppia. Noi delle famiglie forniremo tutto il materiale necessario all’allestimento, in modo da poterli far conoscere alle nuove generazioni, cercando di rendere la mostra interattiva e multimediale. Come vede, sicuramente ci sarà modo per parlare ancora di loro in avvenire.

Succede a tutti di contestare i genitori, in che cosa non vi trovavate d’accordo?
Difficilmente ci trovavamo in disaccordo, papà era per il dialogo e quando c’era qualche problema da risolvere, ne parlavamo insieme. Era abbastanza permissivo e ci concedeva una certa fiducia, anche per responsabilizzarci. Certo, se combinavamo qualche guaio, diventava severo e ci metteva in riga senza discutere più di tanto. Fortunatamente, sia io che mia sorella Letizia, ci comportavamo seguendo le regole e quindi di vere e proprie contestazioni non ce ne sono state.

Un cenno ad un figura che non si è mai esposta ma che, presupponiamo, sia stata fondamentale per lui: sua madre. Ci accenna qualcosa di Lei?
I miei genitori si sono conosciuti molto giovani, quando mio padre era tutt’altro che famoso e la povertà regnava sovrana. Il loro è stato indubbiamente un matrimonio d’amore, anche se non sono mancati problemi dovuti alle lunghe assenze di papà per il lavoro. Mia madre Irene è una donna molto semplice, silenziosa, dedita alla famiglia: la tipica casalinga che mantiene in ordine la casa e si occupa delle incombenze quotidiane. Non ha mai voluto partecipare al lato mondano della carriera di papà, evitando interviste e apparizioni in pubblico. È grazie a lei se noi figli siamo cresciuti in un ambiente normale e stabile.

Riscontra, oggi, una figura nel panorama dello spettacolo che possa essere definita il nuovo Franco Franchi?
Sinceramente non vedo nessuno che possa considerarsi l’erede di mio padre. Nel panorama artistico ci sono diversi attori comici bravi e preparati ma non mi sembra che qualcuno di loro abbia una mimica altrettanto flessibile, la stessa snodata gestualità fisica per poterlo emulare.

Se Lei potesse incontrarlo cosa gli direbbe?
Se lo incontrassi lo ringrazierei per tutto l’amore che mi ha dato, per essere stato un padre sempre presente nei momenti importanti, per avermi trasmesso i giusti valori e reso la mia giovinezza allegra e spensierata. Ma questo lui lo sa già!

Grazie Massimo per la sua disponibilità ad incontrare FATTITALIANI, per averci fatto comprendere che Franco non fu solo un’eccellenza nello spettacolo ma anche un grande papà. Superfluo dire che vivrà sempre nel nostro ricordo e, con lui, tutte le”maschere” da lui interpretate, rese vive da una plasticità facciale e da un sorriso che ci hanno alleggerito momenti pesanti nella vita. A lui non possiamo chiedere la conferma ma, a detta di tanti attori comici, è più difficile far sorridere che fare piangere. Lui lo sapeva fare così bene e in modo così personale, che ci piace immaginarlo lassù che continua continuare a farlo con Ciccio che gli è vicino. Concludiamo così, come due siciliani che hanno reso omaggio al padre e all’uomo di spettacolo, due ruoli vissuti con grande umanità, quella  che lo ha reso un Grande Siciliano, che dal 9 dicembre 1992 riposa nella sua Palermo, nel Cimitero di Santa Maria dei Rotoli.