martedì 8 maggio 2018

Chiara Spagnoli Gabardi e l’arte per le bambine di Calcutta. L'intervista

(English version) di Andrea Giostra - L’ultima impresa artistica di Chiara Spagnoli Gabardi è un connubio tra etica ed estetica. L’artista visiva milanese ha donato una sua bellissima opera, intitolata Kālī, al Children’s Welfare Association di Calcutta. Questo orfanotrofio - che si trova a Sarsuna, che fa parte del distretto a Sud-Ovest di Calcutta conosciuto come Behala - accoglie bambine di età scolare e le aiuta a completare i loro studi e a trovare lavoro.

In passato l’artista aveva già indirizzato la sua arte a fini umanitari, donando le sue opere per aste e mostre benefiche a favore del Museo di Psichiatria Paolo Pini (tenutasi nella sede del Sole24Ore), dell’Ospedale dei Bambini di Milano e dell’associazione Tuesday’s Children di New York.
Finora i quadri di Chiara Spagnoli Gabardi sono stati esposti a Milano, Roma, Venezia, Bologna, Palermo, Oxford, Londra, Parigi e Manhattan. I Calembours Materici di Chiara si affacciano per la prima volta in Asia, potando avanti il suo attivismo artistico.
In questa intervista, ci racconta in esclusiva la sua avventura indiana.
Chiara, come è nato questo bellissimo progetto?
L’infanzia ha un ruolo importante nel plasmarci come adulti, per questo ho sempre avuto a cuore il benessere dei bambini, soprattutto di quelli che sono costretti a crescere prima del loro tempo. Ho avuto un'infanzia molto fortunata, forse è per questo che il senso di meraviglia non mi ha mai abbandonato, e può essere percepito nei miei Calembours Materici, che usano scherzosamente giochi di parole e tecniche miste per trasmettere un messaggio socialmente rilevante. Speravo di poter ispirare i bambini dell'India con la mia raffigurazione della Dea del Tempo. Ho condiviso il mio desiderio con un’amica di New York, originaria di Nuova Delhi, che mi ha messo in contatto con la Fondazione Probini, la quale mi ha fatto da tramite con la Children’s Welfare Association di Calcutta.
Qual è la storia di questo orfanotrofio?
Questa Casa Famiglia fu fondata nel 1952 con solo 8 bambine bisognose che arrivarono a Calcutta dal Bangladesh, che all'epoca era il Pakistan Orientale. Tutte loro avevano provato sulla loro pelle le torture inflitte ai loro genitori, fratelli e sorelle, da parte dei soldati pakistani. Nessuna di loro conosceva alcuna persona nel Bengala Occidentale, quindi le signore Pratima Roy, Ashoka Gupta, Priti Sen (che oggi non ci sono più), assieme a pochi altri, affittarono una piccola casa a Beliaghata (a nord di Calcutta) e fornirono cibo e riparo a queste ragazze. Nel corso del tempo molte altre orfane si avvicinarono alla signora Roy, e dopo alcuni anni fu in grado di raccogliere fondi e acquistare una piccola casa a Behala, il luogo dell'attuale Casa Famiglia. Diverse donne socialmente attive si unirono a lei e iniziarono una scuola nello stesso campus. Ora la Casa possiede una vasta area di terra e l’istituto è diventato un liceo e una scuola media, sotto il Consiglio di amministrazione del West Bengal Board of Secondary Education, dove vengono a studiare anche le ragazze della zona.
Oggi qual è l’obiettivo di questa organizzazione?
Lo scopo principale dell'Associazione è di accogliere le bambine in una Casa che offre assistenza, alloggio, abbigliamento, cure mediche e istruzione generale fino alla Maturità. Inoltre, le bambine ricevono una formazione professionale specializzata, come tessitura, sartoria, cucitura, ricamo, maglieria e informatica. Per creare un interesse speciale per l'arte e la cultura, le bambine vengono istruite da insegnanti efficienti, in canto, danza, recitazione, disegno e pittura Per la loro salute invece vengono insegnati diversi esercizi fisici, in base alla loro fascia d'età. Mentre per assicurare la sicurezza nella vita futura al di fuori dell’orfanotrofio, vengono insegnate Arti Marziali da un professionista. Le bambine si allenano in tutti i tipi di lavori domestici. Le studentesse più grandi si prendono cura di quelle più piccole, come parte della loro formazione. In questo modo imparano a prendersi cura l’una dell’altra e a sviluppare lo spirito di condivisione. Sono rimasta molto colpita dal modo in cui al Children’s Welfare Association si occupano di educare le bambine ai valori della vita tanto quanto a coltivare la loro istruzione.
Come è stato accolto il tuo quadro dalle persone che lavorano all’orfanotrofio e dalle bambine?
Ero davvero commossa dal loro affettuoso benvenuto! Purtroppo, non ho potuto portare il quadro di persona, perché ero impegnata con il lavoro. Ma mia madre, Bianca Maria Franchi, è stata la mia ambasciatrice e ha portato il dipinto a Calcutta. È stata lei a consegnarlo alla Presidentessa della Casa Famiglia, Dr. Sujata Ghosh Dastidar. Kālī è stata accolta dalle volontarie che lavorano lì e dalle bimbe, con balli e canti indiani, e il dipinto è stato ricoperto da una ghirlanda di fiori ed è stato benedetto con l'incenso.
Ti è dispiaciuto non aver presenziato?
Molto, ma le bambine mi hanno sorpreso con un regalo meraviglioso, che mia madre mi ha riportato in Italia: un dipinto che avevano fatto loro per omaggiare Subhas Chandra Bose. Si tratta di un loro illustre politico, un “Netaji”, ovvero un "Condottiero", che fu l’artefice dell'indipendenza dell'India dal dominio britannico: l'aeroporto di Calcutta porta il suo nome. Questo dono è molto significativo per me. Le bimbe guardano la mia Kālī e io guardo il loro Netaji. Siamo uniti dall'arte.
Qual era il tuo obiettivo con la donazione di Kālī al Children’s Welfare Association?
Il mio obiettivo era quello di incoraggiare l'emancipazione femminile di queste bambine che hanno iniziato la vita sgomitando, ma che hanno finalmente trovato una Casa premurosa. Ho scelto la dea indù, Kālī, che controlla le spirali del tempo, proprio con questo intento. Lei è al tempo stesso Creatrice e Distruttrice. Volevo ispirare queste piccole donne a essere le fautrici del loro destino e diventare coraggiose come Kālī, combattendo ogni istante per la realizzazione dei loro sogni.