domenica 29 ottobre 2017

Segnalibro, Fattitaliani intervista Giacomo Cacciatore autore di "Uno sbirro non lo salva nessuno"

Ho voluto raccontare questa storia per tutti coloro che hanno patito la mancanza di verità, come i familiari di Emanuele: sono parole di Giacomo Cacciatore che ha da poco pubblicato “Uno sbirro non lo salva nessuno” (pag. 192, 18,00 euro) per Dario Flaccovio Editore: vi ricostruisce la storia di Emanuele Piazza, ex poliziotto, il Serpico palermitano, scomparso a 29 anni nel 1990, senza traccia. Oggi lo scrittore siciliano è ospite della nostra rubrica "Segnalibro". L'intervista.
Quali libri ci sono attualmente sul suo comodino?
In realtà ho tre postazioni preferite di lettura. Una è una poltrona nel mio studio, dove attualmente c’è un volume di scritti sull’“uomo medievale” a cura di Jacques Le Goff. L’altra è un “classico”: la mensola accanto al water. Lì mi attende una raccolta di racconti di Čechov che ne ha sostituita una di Roald Dahl finita di leggere poco tempo fa. Poi c’è la mensola sul letto. Quella la riservo al Kindle, che uso per le letture in lingua inglese. Per ora sono alle prese con le memorie di uno storico “profiler” dell’F.B.I. specializzato in serial killer. La sera, prima di addormentarmi, la dedico alle letture “rilassanti”.    
L'ultimo "grande" libro che ha letto?
“Furore” di Steinbeck. Un libro del 1939 che potrebbe benissimo essere uscito la scorsa settimana, tanto è attuale. 
Chi o cosa influenza la sua decisione di leggere un libro? (passaparola, copertina, le recensioni, il consiglio di una persona fidata)
Mai la copertina. Poco le recensioni. Meno che mai le classifiche. Direi una cosa che non è stata citata: l’argomento. In secondo luogo, il consiglio di una persona fidata. Perlopiù di mia moglie, che lavora da anni nel settore editoriale, e di qualche amico fidato. 
Quale classico della letteratura ha letto di recente per la prima volta?
L’“Inferno” di Dante, nonostante io abbia frequentato il classico, dove lo avevamo appena sfiorato, e malamente. E “Storia della colonna infame” di Manzoni. Insomma, grandi autori che alcuni insegnanti di liceo riescono nella non difficile impresa di farti odiare, trasmettendoti un timore reverenziale che sconfina nel rifiuto. 
Secondo lei, che tipo di scrittura oggi dimostra una particolare vitalità? (narrativa, giornalismo, fumetti, saggistica...)
La saggistica di stretta attualità firmata da giornalisti. Non sempre necessariamente “saggia” né genuinamente “attuale”. 
Personalmente, quale genere di lettura Le procura piacere ultimamente?
Quella scritta bene. Ho alcuni amici/colleghi che non conoscono le classifiche ma l’arte di raccontare sì. Eccome. Fuor di questa (ristretta) cerchia, ripiego sui classici, antichi o contemporanei, italiani o esteri. 
L'ultimo libro che l'ha fatta sorridere/ridere?
“Il male oscuro” di Giuseppe Berto. Perché ha dipinto uno scenario di follia che riconosco in me stesso e nella gente che mi circonda. Per strada, magari: sconosciuti, fantasmi imbronciati dei quali provo a immaginare le vite intime.  
L'ultimo libro che l'ha fatta commuovere/piangere? 
Il romanzo del mio amico Alessandro Savona, “Ci sono io”. Perché conosco Alessandro, la sua storia. E per la sapienza con cui è riuscito a trasporre in letteratura il suo vissuto senza scivolare nella trappola dell’“autobiografismo” smaccato, che è la scorciatoia degli scrittori mediocri. Poi, un classico: “Viaggio al termine della notte” di Céline. Perché è un romanzo definitivo nella sua disperazione.   
L'ultimo libro che l'ha fatta arrabbiare?
Sono un paio. Scritti malissimo, con errori marchiani non solo di struttura narrativa, ma addirittura logici, grammaticali e sintattici. Fa rabbia perché un editore ha avuto il coraggio di darli alle stampe senza nemmeno rendersi conto del cattivo servizio che stava rendendo all’editoria e a se stesso. Tacerò i nomi, ovviamente. Per discrezione. 
Quale versione cinematografica di un libro l’ha soddisfatta e quale no?
Un sì per “Quel che resta del giorno” di Ivory, tratto dal recente premio Nobel Ishiguro, “Spider” di David Cronenberg, tratto dall’omonimo di Patrick McGrath, e il sempreverde “Rosemary’s Baby” da Ira Levin. L’elenco sarebbe lungo. Un no, anche se autoreferenziale, lo assegno all’unico film finora tratto da un mio romanzo, “Figlio di Vetro”. Ma il conflitto tra la visione dello scrittore e quella del regista che si “appropria” della sua storia è una faccenda vecchia quanto il mondo. Io non faccio eccezione.    
Quale libro sorprenderebbe i suoi amici se lo trovassero nella sua biblioteca?
Un diario/biografia/pseudo-romanzo firmato dal componente di qualche boy-band. Ovvero da un ghost-writer. L’attuale “male necessario” dell’editoria.   
Qual è il suo protagonista preferito in assoluto? E l'antagonista?
Achab e Moby Dick, la balena bianca. A mio parere un protagonista è all’inseguimento di un antagonista che è la proiezione di se stesso. Chi è l’eroe? Chi la vittima? 
Lei organizza una cena: quali scrittori, vivi o defunti, inviterebbe?
Mi aggancio al classico incipit da barzelletta. “Ci sono un italiano, un americano e…”. Edgar Allan Poe, perché è il mio americano preferito. Charles Bukowski, perché i due si litigherebbero subito la bottiglia. Stephen King, perché è il mio americano vivente favorito. Leonardo Sciascia, perché dentro il suo silenzio e nella sua timidezza c’è stata tutta la Sicilia che vale la pena di conoscere. Un paio, viventi, strombazzatissimi, sopravvalutatissimi, per massacrarli di battutacce. Non faccio nomi nemmeno in questo caso. E credo che si qualificherebbero da sé, a cena.    
Ricorda l'ultimo libro che non è riuscito a finire? 
L’ultimo è quello che stavo scrivendo fino a poche settimane fa. Non sono riuscito perché qualcosa o qualcuno (nel mio caso mia moglie Raffaella, che è la mia prima lettrice e, si dà il caso, anche editor di professione) ti dice che stai imboccando una strada senza via d’uscita. Però non è mai una strada senza ritorno. Intestardirsi è diabolico. Rivedere e riscrivere, divino. Se invece ci riferiamo alla lettura, i due libri sopra citati, quelli senza uno straccio di editing e ai limiti dell’analfabetismo.   
Quale scrittore vorrebbe come autore della sua biografia? 
Oddio… Qualcuno che mi conoscesse molto bene. Ma a quel punto, suppongo, sarei già morto. È allora che si scrivono le biografie, no? Ammesso che io ne meriti una. E se sarò morto, che m’importerà di quel che scriveranno di me? Giovanni Zambito.

IL LIBRO
Questo libro racconta la vera storia della scomparsa da Palermo di Emanuele Piazza, un ragazzo di 29 anni, di ottima famiglia che ama anche la vita di strada: vie dritte e trazzere tortuose, gente giusta e gente sbagliata, quella che si muove tra lealtà e prepotenza. Quando decide di diventare un poliziotto, fa una scelta di campo. Ma è difficile strisciare inosservato fra due mondi. Questo giovane Serpico - come lo "sbirro" del cinema, suo eroe dell'adolescenza - è fuori dagli schemi: vive con una scimmia indiana, un pitone e un rottweiler, ama la lotta libera, le moto, le immersioni subacquee e quelle nella realtà criminale dei quartieri difficili. La sua esistenza "al limite" non conoscerà perdono in una Palermo dove uscire dal seminato significa dissolversi.

L'AUTORE
Nato in provincia di Reggio Calabria, vive da sempre a Palermo. Laureato in Lingue e Letterature straniere, ha collaborato per anni come narratore con l'edizione siciliana de La Repubblica.
I suoi racconti, oltre che su varie riviste, fra le quali Segno e Diario, sono stati pubblicati in due raccolte (Nostra signora dei sospiri e Palermo amore e coltelli) e in alcune antologie, tra cui Portes d'Italie (Flevue Noir, 2001), 14 colpi al cuore (Arnoldo Mondadori Editore, 2002), Duri a morire (Dario Flaccovio, 2003) Fotofinish (Edizioni Ambiente, 2007/Einaudi, 2011) coautori Gery Palazzotto e Valentina Gebbia.
Con il saggio Il terrorista dei generi - Tutto il cinema di Lucio Fulci (editore Un mondo a parte, 2004) scritto insieme a Paolo Albiero, ha vinto il Premio Efebo d'Oro speciale 2005 per il miglior libro di cinema. Il suo romanzo d'esordio, L'uomo di spalle (Dario Flaccovio, 2005) – una storia edipica che al tema del rapporto tra madre e figlio unisce un omaggio-oltraggio ai vari generi letterari e cinematografici amati dall'autore – è uscito anche in Francia per i tipi della casa editrice Payot & Rivages ("L'homme de dos", traduzione di Françoise Brun).
Del 2007 è il suo secondo romanzo, Figlio di Vetro (Einaudi), una storia di "formazione" che racconta il conflitto tra un padre e un figlio sullo sfondo della Palermo degli anni settanta e delle guerre di mafia. Figlio di Vetro, finalista ai premi Domenico Rea, Città di Siderno, Alziator e Corrado Alvaro 2007, è stato pubblicato anche in Germania dall'editore Rowohlt (Der Sohn, traduzione di Judith Schwaab), in Francia da Liana Levi (Parle plus bas, traduzione di Françoise Brun) e in Spagna da 451editores (traduzione di Patricia Orts). Del 2008 è la partecipazione di Cacciatore al secondo volume dell'antologia Anime nere (Oscar Mondadori, a cura di Alan D. Altieri) intitolata Anime nere reloaded. Segue, nel 2009, la regia della docufiction "Il mago dei soldi" (Novantacento), scritto e sceneggiato con Raffaella Catalano e Gery Palazzotto. Sempre nel 2009 Giacomo Cacciatore partecipa all'antologia "Bad Prisma" (Arnoldo Mondadori Editore, collana Epix). Nel giugno del 2010 esce "Salina. La sabbia che resta" (Dario Flaccovio), romanzo scritto a sei mani con Raffaella Catalano e Gery Palazzotto, mentre il 2012 vede l'uscita di "La città incredibile" (editore Novantacento), antologia di dieci anni di suoi racconti per riviste e giornali. Dell'ottobre del 2014 è la pubblicazione del suo romanzo "La differenza", edito da Meridiano Zero. Tratta da quest'ultimo, è andata in scena, al teatro Biondo di Palermo, l'omonima riduzione teatrale diretta dallo stesso Cacciatore. Nel 2015 è uscita la seconda edizione, riveduta e ampliata, de "Il terrorista dei generi" (Edizioni Leima, Palermo). Sempre nel 2015 esce il romanzo "Se tornasse Natale" edito da Baldini&Castoldi. Nel 2016 è la volta del film "Il bambino di Vetro", diretto da Federico Cruciani e liberamente tratto da "Figlio di Vetro", che vede Cacciatore tra gli sceneggiatori. La pellicola è in concorso per il premio David di Donatello edizione 2017. In uscita a ottobre 2017 la sua prima "non fiction novel": "Uno sbirro non lo salva nessuno" (Dario Flaccovio Editore), basata su un celebre fatto di cronaca realmente accaduto a Palermo negli anni ottanta e su relativi documenti processuali. Una curiosità: Cacciatore è accreditato dal dizionario Treccani come l'inventore del neologismo "Camillerismo".